LCM 2025 arriva a Palermo: “Ambasciatori della sostenibilità”

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intervista alla prof. Marzia Traverso

[06:53, 03/09/2025] Mauro Faso: “Siamo partiti dalla Danimarca e, dopo 11 edizioni, per la prima volta saremo in Italia e in particolare a Palermo, al centro del Mediterraneo. Quasi mille tra esperti, multinazionali e docenti universitari di decine di Paesi diversi, europei e non solo, per discutere insieme di sostenibilità ambientale, economica e sociale”. Marzia Traverso, referente scientifico di Circular, è ormai alle prese con gli ultimi dettagli.

La conferenza internazionale che si terrà nel capoluogo siciliano dal 9 al 12 settembre è una prima assoluta per l’Italia. Sotto i fregi del Teatro Massimo prenderà il via la dodicesima edizione della Conferenza Lcm, ossia “Life cycle management”, quattro giorni dedicati alla sostenibilità e in particolare alla valutazione del ciclo di vita di prodotti e servizi e del loro impatto sull’ambiente, che si terranno anche presso la sede della Lumsa di via Parlatore.

Un appuntamento che servirà soprattutto a fare il punto su un tema che, a livello globale, potrebbe subire una battuta d’arresto a causa delle politiche volute dall’amministrazione Usa di Donald Trump. “Vogliamo creare degli ambasciatori della sostenibilità con le aziende che non si fanno influenzare dal contesto politico ma lavorano comunque per una produzione e un consumo più sostenibili, ormai questa è una strada da cui non si può più tornare indietro”, assicura Traverso, docente universitaria ad Aquisgrana, in Germania, dell’Istituto per la sostenibilità nell’ingegneria civile che ha contribuito a fondare. Traverso è anche socio fondatore di Circular srl, società di consulenza sulla sostenibilità con sede a Palermo, guidata dall’ingegnere Antonio Covais.

Cos’è Lcm?

“E’ la più grande conferenza internazionale sulla sostenibilità che vede il coinvolgimento delle università, delle istituzioni e delle grandi industrie per discutere dell’analisi del ciclo di vita, cioè della valutazione dell’impatto ambientale di un prodotto o di un servizio nel suo ciclo di vita. Impatto che va valutato nel complesso, dall’estrazione delle materie prime al fine vita, e consente quindi alle aziende di capire quali strade seguire per avere prodotti meno impattanti”.

E perché le aziende dovrebbero scegliere prodotti meno impattanti?

“Perché lo chiedono i consumatori che sono sempre più consapevoli, perché lo impone la normativa e perché il cambiamento climatico è una realtà con cui bisogna fare i conti. I problemi non spariscono solo perché qualche politico non ci crede più, restano e vanno affrontati. Peraltro non stiamo parlando di niente di nuovo, la prima industria a valutare l’impatto di un prodotto fu la Coca-Cola nel 1967: si posero il problema di confrontare i vari contenitori per capire quale impattasse di meno in termini di consumo energetico. Il vetro era più pesante, quindi trasportarlo costava di più, e optarono per la plastica e l’alluminio. Ma oggi lo fanno tantissime aziende, come le case automobilistiche”.

Scegliendo quindi le automobili meno impattanti…

“Io ho lavorato in Bmw, dove abbiamo sviluppato la prima vettura elettrica, la i3, partendo da un confronto con un’altra utilitaria, la serie 1, che a quel tempo, nel 2011, era la più ‘ambientale’. Abbiamo iniziato a pensare a come rendere la i3 meno impattante della serie 1, contattando i fornitori e lavorando con loro: ci siamo riusciti preferendo l’alluminio riciclato, gli interni in fibra tessile, quindi organico che non produce anidride carbonica, la fibra di carbonio da energia rinnovabile, la plastica riciclata. Abbiamo ridotto di un terzo l’impatto ambientale in tutto il ciclo di vita dell’automobile, prevedendone un uso massimo di 150 mila chilometri, e la i3 è risultata migliore della serei 1 a benzina. E questo non lo fanno solo in Germania ma anche in Giappone o in Francia”.

Un metodo che si può usare quindi per qualasiasi prodotto…

“Certo, per un orologio, una bottiglia o un vestito”.

Oggi i consumatori sono molto più attenti all’ambiente…

“Sì, specialmente le nuove generazioni lo sono: non comprano le automobili ma usano il car sharing, proprio per inquinare meno”.

Il mondo sembra andare però in un’altra direzione…

“In realtà solo gli Stati Uniti e solo in questo momento. A maggio del 2024 sono stata lì per una conferenza sul rifacimento delle strade e gli enti comunali sono tenuti, dal livello federale, a chiedere una certificazione sulla sostenibilità. La Cina sta investendo moltissimo sull’elettrico e sull’analisi del ciclo di vita, come tanti altri Paesi. A Palermo avremo la Nuova Zelanda, l’Australia, gli Emirati arabi e tanta Africa, imprese ed esperti”.

Cosa si aspetta da questa dodicesima edizione?

“Che si faccia il punto della situazione e si creino nuovi ambasciatori della sostenibilità che sono fondamentali: il cambiamento climatico non segue le evoluzioni politiche e rimane lì, anche se lo neghiamo. A giugno, in Germania, abbiamo toccato i 27 gradi, una cosa impensabile fino a qualche anno fa”.

L’abbandono del fossile però può avere anche dei costi sociali…

“Per questo la sostenibilità deve tenere conto anche degli aspetti sociali, è un tema di cui parleremo approfonditamente. Il cambiamento deve essere sostenibile, tenere in considerazione l’impatto sui lavoratori e sulle comunità locali, valutare le conseguenze sociali e ambientali e studiare le compensazioni”.

Perché avete scelto Palermo?

“Nel 2009 in Sudafrica eravamo 200, a Berlino nel 2011 siamo diventati 500, in Lussemburgo nel 2017 siamo stati 700 e a Lille, due anni fa, 950. Il nostro obiettivo è continuare a crescere e il mio desiderio era portare Lcm in Italia ma non a Roma o Milano, al centro del Mediterraneo per abbracciare anche il sud globale. Per molti europei la Sicilia è distante e dovranno viaggiare in aereo, per questo supporteremo progetti di forestazione e di compensazione dell’anidride prodotta da tutta la conferenza. La coerenza prima di tutto”.
[06:58, 03/09/2025] Mauro Faso: A SEGUIRE EVENTI E SPETTACOLI PEZZI DI RIZZO – (CON FOTO) TITOLO: “Prima Onda Fest 2025”: un laboratorio che abita i territori e risponde al presente

Che cos’è davvero un festival oggi?
A settembre, a Palermo, torna “Prima Onda Fest”, ma chiamarlo solo “festival” è riduttivo. È un progetto culturale che si muove come un arcipelago: tre sezioni — Metamorphosis, Derive, Approdi — che abitano luoghi diversi della città, mescolando spettacoli, laboratori, pratiche artistiche e incontri.
Dietro c’è il collettivo “Genìa”, che ha costruito un’alleanza tra pubblico e privato: “CoopCulture”, “Università di Palermo”, “SiMuA”, “Regione Siciliana” e “Comune di Palermo” lavorano insieme per un modello che valorizza ogni soggetto coinvolto. L’idea è chiara: non un evento da vetrina, ma un processo aperto.
Un inizio tra musica, teatro e bambini
Il festival ha già fatto capolino tra luglio e agosto con una preview all’ “Orto Botanico di Palermo”. Tre giornate (24-26 luglio) che hanno unito pubblico di tutte le età.
Qualche giorno prima, il 21 luglio, la presentazione ufficiale del festival aveva già tracciato il senso del progetto: “una manifestazione costruita come processo”, non una semplice rassegna di eventi.
Ecco il cuore del festival: le tre sezioni principali
* Metamorphosis (dal 4 al 14 settembre), due lunghi fine settimana tra “Orto Botanico” e “Steri”, per riannodare il filo sviluppato nelle tre passate edizioni, ovvero il rapporto tra natura, spazio, accoglienza, trasformazione. Qui il teatro incontra la biodiversità e la visione poetica dell’altro, producendo spettacoli site specific, come sarà la “passeggiata” nell’Orto Botanico di Teresa Mannino; ma anche il ritorno di Sista Bramini con un nuovo progetto su Ovidio, il giovane Collettivo PoEM. creato da Gabriele Vacis, Lucia Guarino, Noémi Büchi, Azzurra D’Agostino e molti altri.
* Derive (dal 2 al 5 ottobre) è l’isola delle comunità e dei nuovi linguaggi che quest’anno nasce a Cinisi, una manciata di chilometri da Palermo, una storia recente da riscrivere. Arriveranno nomi del teatro contemporaneo come Mario Perrotta, Marcella Vaccarino, Sara Calvario, Barbe à Papa Teatro per portano in scena storie familiari, fiabe riscritte, emozioni condivise, in un contesto partecipato e inclusivo.
* Approdi (dal 23 ottobre all’8 novembre), tra Palermo e la sua periferia, è il luogo dove convergono le voci più radicali della scena contemporanea. Tra i protagonisti già confermati, Davide Iodice con un cast di attori neuro divergenti, a Leila Ka, da Ashkan Khabiti e Nastaran Razawi Khorasani a Simone Azzu e SPIME.IM, la scena si apre alla fragilità, al dissenso, alla bellezza inattesa.
Ogni sezione avrà una sua geografia, una sua temperatura, ma tutto si tiene insieme grazie a una direzione artistica condivisa da: Manuela Lo Sicco (teatro), Giovanna Velardi (danza), Luca Giannetto (musica), Cristina Alga (progetti situati) con due curatori e un comitato scientifico a supporto.
Un progetto che parte da Palermo e guarda al mondo
Raggiunto per un commento, Sabino Civilleri, direttore generale del festival, ha detto in modo molto diretto: “Quello che stiamo costruendo con “Prima Onda” è un vero laboratorio di pratiche dell’organizzazione e produzione dello spettacolo dal vivo. È un festival che parte dal Mediterraneo e, da qui, volge lo sguardo all’Italia, all’Europa, al Medio Oriente e all’Africa. Non è una somma di eventi: è un progetto culturale che abita i territori, che si spinge dove sente di avere senso, e che cerca di rispondere ai bisogni reali di una comunità in trasformazione.”
Al centro: relazioni, formazione, partecipazione
Oltre agli spettacoli, “Prima Onda” lavora sulla formazione (in collaborazione con il Dams UniPa), sulla partecipazione attiva e sulla rigenerazione urbana. Attenzione anche alla sostenibilità e all’accessibilità, non come etichette ma come direzioni concrete.
Anche Cristina Alga, curatrice dei progetti situati, ha spiegato: “Mi sento solo di dire che in un momento di grande frammentazione sociale e paura che odio e guerra si diffondano, è ancora più importante curare i progetti situati, il public program e far sì che il festival sia un luogo di incontro e relazione profonda e curativa per le persone. L’arte deve nutrire la speranza e la critica sociale.”

Roberto Immesi
Roberto Immesi
Giornalista pubblicista, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi), sezione di Palermo. Collabora con LiveSicilia.it, Portadiservizio.it e “Radio Spazio Noi”, emittente dell’arcidiocesi di Palermo.

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