La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

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I nostri approfondimenti quotidiani, nuove storie e le nostre rubriche. Pagine di vita che nessuno vuole raccontare: una settimana tutta leggere

Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 5 all’11 gennaio, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti.

Quella che si è chiusa ieri, è stata una settimana dedicata al ricordo. Sia di vittime della strategia omicida mafiosa sia di quella dell’integralismo religioso.

Giuseppe “Pippo” Fava venne assassinato a Catania la sera del 5 gennaio 1984. Giornalista, scrittore e intellettuale siciliano, Fava aveva denunciato a viso aperto la collusione tra mafia, politica e imprenditoria nella Sicilia degli anni Ottanta. Il suo omicidio, compiuto da killers di Cosa Nostra, scosse l’opinione pubblica e pose fine alla voce coraggiosa di un cronista scomodo. Ma non riuscì a spegnerne gli ideali: la sua figura divenne simbolo della lotta per la verità e la libertà di stampa contro il potere mafioso.

Sul finire degli anni Settanta, la Sicilia viveva una stagione cupa segnata dalla violenza della mafia intrecciata alla strategia della tensione nazionale. La città di Palermo, in particolare, era dominio delle cosche: Vito Ciancimino, politico democristiano vicino ai Corleonesi, ne controllava di fatto l’amministrazione. Fu in questo contesto che emerse la figura di Piersanti Mattarella, destinato a diventare un’“anomalia” per quel sistema di potere. La mattina di domenica 6 gennaio 1980, giorno dell’Epifania, Piersanti Mattarella uscì dalla sua abitazione di via della Libertà, nel centro di Palermo, per recarsi a messa. E in quel momento fu raggiunto dal fuoco mafioso e ucciso.

Negli anni ’90 Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, era da tempo un feudo della mafia. Le cosche locali, legate al boss catanese Nitto Santapaola e al suo luogotenente Giuseppe Gullotti, avevano consolidato un potere “granitico” fin dagli anni ’70. Giuseppe “Beppe” Alfano era un giornalista molto noto in città. ed era soprannominato “il rompicoglioni” per il suo stile libero e indipendente: denunciava senza paura abusi nella pubblica amministrazione e intrecci tra mafia e politica, e indagava persino sulle logge massoniche del territorio. Fu ucciso l’8 gennaio 1993.

Il 10 gennaio 1991, la storia del contrasto alla criminalità organizzata in Italia subiva una deviazione irreversibile a seguito di un atto di resistenza civile. Quella mattina, i lettori del Giornale di Sicilia trovarono in prima pagina una missiva che non solo sfidava la logica del potere mafioso, ma ne scardinava l’arma più letale: la segretezza. Libero Grassi, titolare dell’azienda tessile Sigma, pubblicava la sua celebre lettera al “Caro estortore”, un atto di ribellione pubblica che, pur portandolo al sacrificio estremo nell’agosto dello stesso anno, avrebbe gettato le basi per una rivoluzione legislativa e culturale.

Entrato inizialmente nella sezione antirapina, Filadelfio Aparo passò presto a quella che sarebbe diventata la leggendaria sezione “Catturandi”, il reparto d’élite incaricato di scovare i latitanti che godevano di una rete di protezione quasi impenetrabile nei quartieri popolari della città. Aparo si distinse immediatamente per una dote rara: il “cervello fotografico”. In un’epoca in cui le indagini si basavano su pedinamenti infiniti e scatti rubati con teleobiettivi, la sua capacità di memorizzare migliaia di volti tratti dai fascicoli segnaletici e riconoscerli in mezzo alla folla lo rendeva un pericolo costante per l’anonimato dei boss. All’interno di Cosa Nostra, la sua fama era altrettanto vasta, ma declinata in termini di odio e timore: i mafiosi lo chiamavano, con un misto di rispetto e rancore, “il Segugio”. Fu ucciso l’11 gennaio 1979.

Il martirio di Giuseppe Di Matteo, avvenuto l’11 gennaio 1996 dopo 779 giorni di un’agonia che ha attraversato le viscere della Sicilia, non rappresenta soltanto uno dei crimini più atroci commessi dalla mafia corleonese, ma costituisce il punto di frattura definitiva tra la realtà criminale e la narrazione mitologica di un’organizzazione dotata di “onore”. La sua vicenda è indissolubilmente legata alla figura del padre, Santino Di Matteo, ex mafioso della famiglia di Altofonte e poi collaboratore di giustizia, le cui rivelazioni stavano smantellando il cuore del piano stragista della Cupola. Analizzare oggi questo delitto significa addentrarsi nel contesto storico di una Cosa Nostra messa all’angolo dallo Stato, decisa a utilizzare l’innocenza di un dodicenne come moneta di scambio in una trattativa disperata e sanguinaria.

Era invece il 7 gennaio 2015 quando due uomini armati fanno irruzione nella redazione di Charlie Hebdo e uccidono dodici persone. Dopo aver costretto una disegnatrice a immettere il codice per l’ingresso, i terroristi aprirono il fuoco sui redattori riuniti in sala riunioni. L’attacco provocò dodici vittime sul colpo: tra esse il direttore Stéphane Charbonnier (Charb) e alcuni dei vignettisti più famosi (Cabu, Wolinski, Honoré, Tignous), oltre a un poliziotto francese (Ahmed Merabet) freddato mentre tentava di intervenire. Subito dopo aver ucciso Franck Brinsolaro – ufficiale di scorta del direttore – i due killer fuggirono a bordo di un’automobile abbandonata poco dopo nel XIX arrondissement. Fu l’inizio di una stagione di terrore che segnerà la Francia e l’Europa.

L’inizio del Duemila non ha rappresentato una semplice prosecuzione o una rielaborazione delle avanguardie musicali del dopoguerra ma ha dato il via alla vera e propria creazione della nuova musica colta. Ha innescato una mutazione epistemologica radicale, catalizzata dall’avanzamento esponenziale delle tecnologie digitali. In questo nuovo scenario, la figura del compositore tradizionale, inteso come maestro che lavora su un materiale sonoro storicamente definito (armonia, contrappunto, forma), cede il passo a una nuova entità: il compositore-inventore. Ve lo raccontiamo sul nostro giornale.

Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, occupandosi dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali.

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di gennaio e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune. In questa settimana che inizia, inoltre, prenderà il via una nuova rubrica, dedicata a poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non deluderà, ne siamo sicuri, i nostri lettori.

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