La Madonna dell’Ucciardone: il ritrovamento fortuito del gioiello settecentesco

La Madonna dell'Ucciardone è stata ritrovata per caso ed è stato il direttore di allora, il dottor Sganga, a volerla all'interno dell'Ucciardone nel 1926

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La Madonna dell’Ucciardone col bambino giace sotto ad un baldacchino, immersa nel verde, nel cortile interno del carcere Ucciardone. La scultura in marmo settecentesca è stata ritrovata per caso dentro un magazzino, all’interno del carcere. Oggi la piccola statua, che risale probabilmente al XVII secolo, si trova all’interno del cortile del carcere. È qui che è stata collocata la Madonna dell’Ucciardone, sopra un piedistallo in marmo e sotto ad un baldacchino in stile neoclassico. C’è una tradizione che la riguarda.  Oggi questa Madonna è venerata dal personale del carcere. Infatti è collocata nel giardino del cortile vicino agli uffici e il personale prima di iniziare la giornata lavorativa si sofferma davanti alla scultura per fare il segno della croce.

È stato il direttore di allora, il dottor Sganga, a volerla lì nel 1926. Alle spese per la realizzazione del baldacchino contribuirono tutti i detenuti. Così come riporta un articolo dello storico palermitano Rosario La Duca nel suo libro “La città perduta”. La statua della Madonna riporta anche un’incisione scritta in latino.

La scultura raffigura con ogni probabilità  la Madonna di Visita Carceri, come riporta lo storico palermitano. Sulla provenienza di questa Madonna, un gioiello settecentesco, sono state avanzate diverse ipotesi. Da qui è necessaria una digressione sulla storia delle carceri di Palermo.

In passato in città c’erano molti luoghi che erano stati adibiti a carceri. Esistevano quelle della Corte del Pretore che si trovavano nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. Altre si trovavano invece nello stesso palazzo municipale ed erano conosciute con il nome di “Carboniere”. Mentre, secondo il Villabianca, già nel 1523 sono state istituite altre carceri vicino Porta Carini. E ancora, nel 1818, c’erano le carceri ecclesiastiche dentro il palazzo dell’Arcivescovo e poi prigioni per i nobili e per i rei dei delitti contro lo Stato, che si trovavano invece al Castello a mare. Il viaggio a ritroso continua: le prigioni del Tribunale della Santa Inquisizione si trovavano dentro Palazzo Steri e nell’edificio adiacente. Nel carcere dell’Arsenale, che è stato istituito nella seconda metà del XVIII secolo, si trovavano i condannati al remo ed alla catena. Tuttavia le carceri più importanti della città di Palermo erano quelle della Vicaria.

L’edificio è stato costruito in corso Vittorio Emanuele dal 1578 al 1595. Doveva essere adibito a dogana ma in corso d’opera ne è stata mutata la destinazione e il complesso è stato adibito a carcere. Si trattava di un “grande carnaio umano”. Allo scopo di alleviare le sofferenze dei detenuti è stata fondata nel 1627 la Venerabile Opera di Nostra Signora di Santa Maria di Visita Carceri. Così i deputati dell’Opera di Visita Carceri sostenevano i detenuti occupandosi del vitto, del vestiario. Ma la posizione di queste carceri lungo il Cassaro di certo non forniva uno spettacolo piacevole per la città. Addirittura i carcerati stavano appiccicati alle inferriate per parlare con i parenti, per chiedere l’elemosina o fare acquisti dai venditori ambulanti. Acquisti che venivano fatti attraverso delle piccole ceste, dette “coffe”, che legate all’estremità con una cordicella venivano utilizzate dai detenuti per comprare la merce dai venditori ambulanti.

La situazione perciò convinse il governo borbonico a spostare le prigioni dal Cassaro. Ed è così che sono state costruite le Grandi Prigioni nel “piano dell’Ucciardone”, vicino al porto e lontano dal centro città. Da qui i lavori iniziati verso il 1836 e terminarono a distanza di quattro anni. Nel 1840 i detenuti sono stati trasferiti dalla Vicaria alle nuove Grandi Prigioni. Ed ecco allora l’ipotesi del ritrovamento della Madonna settecentesca nel magazzino.

Probabilmente avvenne in questo momento, che la Deputazione di Visita Carceri ebbe cura di trasferire anche la scultura della Madonna, che adornava la cappella delle vecchie carceri, e che provvisoriamente è stata lasciata in magazzino in attesa di una collocazione, dove fu ritrovata per caso a distanza di molti anni.

Serena Marotta 

foto di Serena Marotta

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