La fragilità strutturale dell’Italia tra geopolitica e disuguaglianze

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Il 37° Rapporto Italia di Eurispes si inserisce in un quadro storico in cui l’incertezza è divenuta la norma, rendendo indispensabile il recupero di un “pensiero essenziale” in grado di guidare le scelte individuali e collettive di fronte a trasformazioni strutturali profonde. L’analisi evidenzia una crisi che intacca i valori e i fattori fondamentali su cui si è basata la crescita del sistema Paese.

I cinque punti di crisi e la perdita di progresso

Il periodo attuale è caratterizzato da cinque principali crisi strutturali. Si osserva innanzitutto la crisi della democrazia, dove l’esercizio dei diritti fondamentali è condizionato dall’emergere di “mega-attori economico-finanziari e tecnologici” che operano al di fuori delle Istituzioni tradizionali.1 Questa ingerenza si accompagna alla crisi della politica, che ha perso il suo ruolo guida e agisce prevalentemente su logiche contingenti ed emergenziali, svuotandosi della funzione primaria di operare per il bene comune a lungo termine.

Parallelamente, si manifesta la crisi dell’ordine mondiale, che sta frammentandosi velocemente, trasformando il multilateralismo in un “inedito multi-centrismo” o in un multi-polarismo segnato da un forte scontro di potere. Queste dinamiche impattano sulla crisi dell’idea di progresso, minata dal venir meno della fiducia nel futuro, come dimostrato dalle “grandi rinunce” degli italiani: formare una famiglia, avere figli, o investire nella propria crescita professionale e nella vita in Italia.1 Infine, la crisi dell’idea di comunità è aggravata dalla supremazia del web e dalla comunicazione digitale, che alimentano la frammentazione sociale e l’individualismo, portando alla diffusione del cosiddetto “pensiero corto”.

Le tre fragilità Italiane rivelate

L’analisi Eurispes solleva il velo delle apparenze sulla società italiana, rivelando tre fragilità strutturali. La prima è la fragilità demografica: l’Italia è un Paese invecchiato che non fa più figli e che necessita di importare persone, rendendo insostenibile l’attuale modello di welfare e limitando la crescita del PIL.

La seconda è la fragilità cognitiva ed educativa. La digitalizzazione ha messo in luce un sistema scolastico in difficoltà, con insegnanti “proletarizzati” e discenti che si collocano agli ultimi posti nei confronti internazionali, generando un esercito di “analfabeti di ritorno”.

La terza è la fragilità territoriale e ambientale. Il “Belpaese”, ammirato per il suo lascito storico, è in realtà un territorio fragile e non manutenuto, esposto a eventi climatici estremi (bombe d’acqua, temperature torride), che mostrano la mancanza di lungimiranza e prevenzione.1 L’operare della politica solo sulla contingenza impedisce di affrontare le trasformazioni strutturali (come i divari territoriali o la fragilità infrastrutturale/climatica), perpetuando un ciclo di incuria e peggiorando le condizioni del Paese.

Il (dis)ordine globale e il ruolo italiano

Il panorama internazionale è descritto come un “disordine mondiale” in cui la competizione tra potenze è accentuata e i meccanismi di cooperazione (come l’ONU, paralizzata dai veti incrociati) mostrano i loro limiti. L’Italia, pur mantenendo saldi gli impegni atlantici ed europei, ha rafforzato il proprio ruolo come security provider nel Mediterraneo, Asia Centrale e Indo-Pacifico. Un pilastro fondamentale della politica estera italiana è rappresentato dal “Piano Mattei”, volto alla cooperazione e all’integrazione del mondo africano. L’impegno per la sicurezza si concretizza anche in collaborazioni strategiche nella difesa, come l’accordo Italia-Regno Unito-Giappone sul Global Combat Air Programme (GCAP).

Rischi commerciali e difesa europea

L’instabilità geopolitica, accentuata dalla prospettiva di un secondo mandato del Presidente Trump, pone l’Europa di fronte alla necessità di una Difesa Comune. Il dibattito sulla difesa, tuttavia, manca ancora di una visione politica e di una capacità industriale forte e integrata, concentrandosi principalmente sui piani di riarmo. Per l’Italia, l’aumento della spesa militare in una congiuntura economica caratterizzata da un alto debito pubblico implica necessariamente effettuare tagli in altri settori, essendo questa l’unica strada percorribile in assenza di nuove fonti di entrata.

Sul fronte commerciale, l’Italia è esposta al rischio di dazi statunitensi. Sebbene l’export italiano verso gli Stati Uniti valga circa il 3% del PIL nazionale, settori come l’agroalimentare, i prodotti finiti e i macchinari (questi ultimi con un export di quasi 24 miliardi di euro) sono considerati maggiormente a rischio. L’azione negoziale, in questo contesto, deve essere condotta a livello europeo per evitare di indebolire l’Italia nel lungo periodo.

La crisi della fiducia nelle istituzioni e i timori dei cittadini

L’analisi della fiducia nelle istituzioni rivela una marcata erosione del consenso verso la democrazia rappresentativa. La fiducia complessiva nel sistema istituzionale si riduce, e il consenso si erode con una diminuzione di circa il 3% di italiani che indicano una fiducia aumentata.

Erosione della rappresentanza e poli di consenso

La crisi della legittimità politica è evidente nell’arretramento delle principali istituzioni elettive: la fiducia nel Parlamento crolla di 8,2 punti percentuali al 25,4%, e nel Governo cala di 6 punti al 30,2%.1 Anche la Magistratura registra un calo, attestandosi al 43,9% di fiduciosi, con il campione diviso a metà.

Di contro, alcune figure e corpi dello Stato consolidano la loro posizione di pilastri della sicurezza e stabilità, riflettendo una ricerca di autorità e stabilità nelle istituzioni percepite come non-politiche o super partes. Il Presidente della Repubblica mantiene un consenso elevatissimo (63,6%), trasversale a tutti gli schieramenti ma non il Governo che perde, rispetto allo scorso anno ben 6 punti percentuali. La fiducia nella magistratura è calata, passando dal 47 al 43,9% come è calata la fiducia nel Parlamento, dal 33,6 al 25,4%. Le Forze dell’Ordine godono di fiducia plebiscitaria, con i Vigili del Fuoco all’86,2%, i Carabinieri al 71,6% e l’Esercito al 75,5%.

Timori collettivi e consenso su riforme

I timori degli italiani sono dominati dalla sfera economica: la paura di una nuova crisi economica globale è sentita dal 67,6% del campione, seguita dalla preoccupazione per gli eventi climatici estremi (69,5%) e lo scoppio della Terza Guerra Mondiale (46,1%). L’ansia per la situazione economica, che si collega direttamente alle difficoltà delle famiglie, spinge a una maggiore richiesta di sicurezza e autorità.

Gli italiani mostrano consenso per provvedimenti allineati all’agenda governativa, come l’imputabilità penale per i minori sotto i 14 anni per reati gravi (55,4% favorevoli) e la separazione delle carriere dei magistrati (59,3% favorevoli). Parallelamente, riscuotono ampio favore politiche sociali come la settimana lavorativa corta (69%) e il salario minimo (65,7%).

Condizione economica e strategie difensive delle famiglie

Nonostante il 55,7% degli italiani esprima una valutazione negativa sull’andamento economico generale del Paese, la condizione economica individuale mostra segnali di resilienza, con una quota ampia di cittadini (42%) che dichiara una situazione stabile.

Si osserva un miglioramento complessivo rispetto ai picchi critici degli anni precedenti: la percentuale di famiglie costrette ad attingere ai risparmi per arrivare a fine mese ha raggiunto il minimo storico (35,4%). Tuttavia, la pressione sui bilanci familiari resta alta, con l’affitto (44,3%), il mutuo (32%), le utenze (29,1%) e le spese mediche (24,9%) che rappresentano le voci di spesa più problematiche.

Le strategie difensive adottate sono indicative di una società sotto pressione. La maggioranza degli italiani rinvia acquisti necessari (59,5%), taglia su uscite sociali o vacanze (50%) e ricorre al lavoro in nero per pagare servizi (come ripetizioni o assistenza domestica) nel 37,5% dei casi. Un elemento significativo è la normalizzazione del debito flessibile: oltre la metà degli italiani (53,4%) ricorre alla rateizzazione dei pagamenti per beni durevoli (elettrodomestici, auto, tecnologia e spese odontoiatriche). Il ricorso a piattaforme di rateizzazione a “zero interessi” (Buy Now Pay Later – BNPL) è diffusissimo (65,3%). L’elevato utilizzo del debito flessibile per coprire spese che un tempo sarebbero state gestite con reddito o risparmio maschera la reale pressione inflazionistica e normalizza la vulnerabilità finanziaria.

L’Italia delle esclusioni e i divari territoriali

L’esclusione sociale in Italia è descritta come una caratteristica strutturale che persiste in diversi ambiti. Il mercato del lavoro è caratterizzato da precarietà: circa l’80% dei nuovi contratti attivati è a tempo determinato o atipico. Questo contribuisce all’elevato tasso di working poor (11,8%, superiore alla media UE) e di NEET (16,1% nella fascia 15-29 anni, tra i più alti in Europa).

Le difficoltà economiche si riflettono direttamente sulla salute: il 28,2% degli italiani rinuncia a cure dentistiche e il 27,2% a controlli medici periodici o di prevenzione, evidenziando una compressione delle spese essenziali per il benessere personale.

Il tradizionale divario Nord-Sud permane, con il PIL pro capite nel Mezzogiorno che si attesta tra il 55% e il 58% di quello del Centro-Nord. Le politiche di coesione, come l’istituzione della

ZES Unica per il Mezzogiorno nel 2024, rappresentano un modello di governance più efficace. In soli 14 mesi, il nuovo assetto ha superato i risultati delle precedenti otto ZES, con oltre 3,2 miliardi di investimenti sbloccati, dimostrando che la semplificazione burocratica e la concentrazione della gestione sono elementi chiave per attrarre investimenti e superare l’inerzia amministrativa.

Sfruttamento e accesso alle cure

Nel settore agricolo, lo sfruttamento e il caporalato sono presenti anche in regioni percepite come virtuose, quali la Toscana. I lavoratori immigrati, che costituiscono circa il 18% della forza lavoro agricola, sono esposti a gravi rischi per la salute. Gli infortuni sul lavoro che li coinvolgono sono spesso sproporzionati rispetto alla loro quota occupazionale e raramente denunciati. La precarietà abitativa e sociale, insieme agli orari di lavoro prolungati, rende difficile l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche, con un terzo dei lavoratori immigrati che non ha mai incontrato un medico del lavoro, nonostante l’esistenza di contratti regolari. Questa situazione comporta esperienze di deprivazione della salute e favorisce l’abuso di farmaci, in assenza di una presa in cura adeguata da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Analfabetismo funzionale e crisi della conoscenza

La capacità del Paese di affrontare le sfide della contemporaneità è compromessa da un deficit cognitivo strutturale. L’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per competenze di Literacy (lettura e comprensione del testo), Numeracy (capacità numerica) e Adaptive Problem Solving tra gli adulti (16-65 anni), secondo l’indagine PIIAC 2024.

Dati sul deficit cognitivo

Il punteggio medio italiano in Literacy è 245 (inferiore alla media OCSE di 260), e il 35% degli adulti si colloca a un livello 2 o inferiore in Literacy, indicando difficoltà a comprendere e utilizzare testi complessi nella vita quotidiana. Questo deficit è distribuito in modo disomogeneo, con le regioni del Nord in linea con la media OCSE e il Mezzogiorno sensibilmente inferiore, amplificando così il divario territoriale in termini di capitale umano.

Il deficit di competenza funzionale riduce significativamente la capacità decisionale critica dei cittadini. In questo contesto, il confine tra una Scelta informata e l’Obbligo imposto da attori esterni, sia economici che digitali, diviene estremamente labile.

L’ecosistema della (dis)Informazione e populismo

La dialettica tra Concentrazione del potere comunicativo in pochi mega-attori (Musk, Bezos, Zuckerberg) e la Distribuzione capillare dell’atto comunicativo ha generato il “Vortice dell’Illusione”. Questo ecosistema distorce la percezione della realtà, azzera la gerarchia dei fatti e rende il vero “contendibile”.

Sebbene i Social media siano la fonte primaria di informazione per la Generazione Z, permangono giudizi severi sulla loro affidabilità: il 78,3% degli italiani ritiene che favoriscano la diffusione di fake news e il 73,3% che alimentino il cyberbullismo.

L’ascesa del populismo è contemporanea alla diffusione dei Social. I Social veicolano messaggi brevi e sensazionalistici, favorendo la creazione di echo chambers che amplificano credenze preesistenti e segmentano l’informazione, ostacolando il confronto con opinioni esterne. La concentrazione di ricchezza e controllo sui media digitali conferisce un triplo vantaggio ai mega-attori: controllo del media dominante, accumulazione di ricchezza e potenziale occupazione della sfera politica.

Cyber-sicurezza e innovazione

L’instabilità geopolitica amplifica le minacce cibernetiche. Nel 2024, sono stati rilevati 1.533 attacchi alle infrastrutture critiche, agli operatori di servizi essenziali e alle Pubbliche Amministrazioni Locali, con un aumento del 38% rispetto al 2023. Gli attacchi ransomware e DDoS sono in aumento. Nonostante l’intensificazione della lotta da parte della Polizia Postale (CNAIPIC), la difficoltà nel perseguire i responsabili rimane alta, con una diminuzione del 46% nel numero di persone denunciate per tali crimini.

Sul fronte fiscale, l’Intelligenza Artificiale (AI) viene impiegata per il contrasto all’evasione (progetto VeRa – Verifica dei Rapporti Finanziari dell’Agenzia delle Entrate). L’obiettivo è spostare l’attenzione verso un’analisi del rischio previsionale e aumentare l’efficacia del controllo. L’evoluzione della “giurimetria” mira a supportare i processi decisionali nel diritto tributario, rafforzando i principi di certezza del diritto e velocizzazione del processo.

Le sfide educative e le misure PNRR

La lotta contro la dispersione scolastica è una priorità, dato che il tasso di abbandono in Italia si attesta al 10,5%, superiore alla media UE del 9,5%. Il PNRR, attraverso l’Investimento 1.4 della Missione 4, stanzia 1,5 miliardi di euro per la riduzione dei divari e la dispersione, adottando un meccanismo compensatorio che destina almeno il 40% delle risorse alle scuole del Mezzogiorno.

Nonostante i milestones di tutoraggio siano in linea con gli obiettivi numerici, si evidenzia la necessità di orientare gli investimenti non solo sull’espansione delle tecnologie e sugli ambienti di apprendimento digitali (“Scuola 4.0”), ma anche sulla cura dei fattori motivazionali, delle non cognitive skills e sulla lotta alla povertà educativa. Un approccio troppo focalizzato sulla tecnologia rischia di rendere la transizione digitale puramente formale, senza affrontare la densità pedagogica necessaria a colmare i divari strutturali.

Tenuta Sanitaria e Fragilità Sociale

La Missione Salute (M6) del PNRR, finanziata con 15,63 miliardi di euro, è caratterizzata da ritardi nell’attuazione. A dicembre 2024, sono stati spesi solo 3,5 miliardi su 19,2 miliardi finanziati, con criticità nello stato di avanzamento della realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità. Si conferma un divario territoriale nell’implementazione, con le regioni del Centro-Nord più avanti nell’attuazione degli investimenti (soprattutto nella digitalizzazione sanitaria) rispetto al Mezzogiorno.

Questo paradosso, l’esistenza di ingenti finanziamenti per la “cura” che faticano a tradursi in realtà per “incuria” gestionale, aggrava le rinunce forzate dei cittadini alle prestazioni sanitarie, creando una correlazione diretta tra fragilità economica e peggioramento dello stato di salute.

La crisi demografica si riflette anche nella crisi della speranza sociale, evidente nel “declino inarrestabile” delle adozioni nazionali e internazionali. La gestione di sfide complesse come l’oncologia pediatrica sottolinea la costante tensione del welfare nel bilanciare “guarigione e fragilità”.

Il labile confine etico

L’opinione pubblica italiana si mostra in progressiva apertura sui temi etici, sebbene con cautela su quelli che coinvolgono la famiglia e i minori. Sulle questioni del fine vita, si registra un forte consenso per l’eutanasia (67,9%) e il testamento biologico (77,8%), anche se il suicidio assistito con l’ausilio di un medico riscuote ancora un consenso minoritario (46,9%).

Sui diritti civili, c’è un ampio sostegno per la tutela giuridica delle coppie di fatto (70,2%) e il matrimonio omosessuale (66,8%). Tuttavia, la percentuale di favorevoli si riduce leggermente sulla possibilità di adozione di figli per coppie omosessuali (51,9%) e per i single (54,3%). Il 58,1% degli italiani è favorevole al riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso nati all’estero, ma solo il 35,5% si dichiara favorevole alla pratica dell’utero in affitto.

Riguardo ai temi dell’inclusione, la maggioranza degli italiani concorda sull’esistenza di privilegi per gli uomini nel mondo del lavoro (51,3%) e per le persone bianche rispetto a quelle di colore (57,2%). Questa consapevolezza della discriminazione, unita all’ampio favore per l’inserimento lavorativo delle minoranze etniche (59,7%), non si traduce in un senso di “colpa” diffuso, con solo il 36,3% che ritiene gli uomini dovrebbero sentirsi in colpa nei confronti delle donne per i vantaggi goduti.

Il Rapporto Italia si conclude sottolineando che l’uscita dallo stato di “Agio-Disagio” (benessere materiale che coesiste con ansia e fragilità) richiede di superare la cultura dell’emergenza e di recuperare la Sapienza, intesa come la capacità di dare senso e valore alle azioni, integrandola con l’Information-Communication-Knowledge.

Governance e semplificazione

È indispensabile onorare il “Patto per il Futuro” sottoscritto in sede ONU e, sul piano interno, definire un “Patto per la Democrazia Italiana”. Questo patto dovrebbe mirare a un rinnovamento istituzionale, implementando un sistema di governance che garantisca una partecipazione attiva dei soggetti pubblici e privati alle decisioni comuni. L’obiettivo è superare la “patologia del ‘contro’ per scoprire i vantaggi della cultura del ‘per’”. La leva fiscale e la semplificazione normativa sono riconosciute come strumenti cruciali. La semplificazione e l’armonizzazione della normativa sono essenziali per il riscatto dei territori marginali (Aree Interne) e per massimizzare l’impatto di strumenti come la ZES Unica.

Investimento nel capitale umano e sapienza

Il tema dell’educazione e della valorizzazione del capitale umano è centrale nel 2025. Di fronte alla mutazione sociale causata dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI), la qualificazione del fattore umano è la principale possibilità per ridurre le inevitabili fragilità e tensioni nella convivenza sociale.

Per affrontare il deficit cognitivo, l’analfabetismo funzionale, e resistere al “Vortice dell’Illusione” digitale, è cruciale non limitarsi all’aumento della complessità burocratica o alla mera implementazione tecnologica, ma promuovere programmi innovativi e pedagogicamente densi, funzionali a mettere i giovani nelle condizioni di comprendere al meglio il mondo e di esercitare scelte consapevoli. Come affermava Brecht, “la vittoria della ragione non può essere che la vittoria di coloro che ragionano“, un monito che impone l’obbligo di riflettere sul “pensiero essenziale” come unica via per superare lo stato di rinuncia attuale.

Roberto Greco

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