Pubblicato da Legambiente il rapporto “Mal’Aria di Città 2026” sull’inquinamento nelle città italiane
Sebbene i dati del 2025 mostrino segnali di miglioramento, siamo davanti a una calma apparente: le nuove sfide normative del 2030 rischiano di travolgere le nostre città se non si cambia marcia immediatamente. L’anno appena concluso è stato uno dei più positivi dell’ultimo decennio per la qualità dell’aria. Solo 13 città hanno superato il limite di 35 giorni oltre la soglia dei 50 µg/mc. In testa troviamo Palermo (89 sforamenti), seguita da Milano (66) e Napoli (64). Il miglioramento non è solo merito delle politiche, ma di un inverno mite e piovoso che ha favorito la dispersione degli inquinanti.
Il quadro che emerge dal rapporto “Mal’Aria di Città 2026” di Legambiente per la Sicilia è di forte allarme, con l’isola che si ritrova inaspettatamente tra le regioni più critiche d’Italia per l’inquinamento da polveri sottili. Se il bacino padano è storicamente il “malato” del Paese, Palermo e Ragusa si posizionano oggi come i nuovi picchi di emergenza nazionale.
I record negativi del 2025: Palermo in cima alla classifica
Il 2025 è stato un anno di miglioramento per gran parte d’Italia grazie al meteo favorevole, ma non per alcune aree della Sicilia:
- Palermo (Maglia Nera Nazionale): La centralina di Palermo (via Belgio) ha guidato la classifica nazionale degli sforamenti di PM10, registrando ben 89 giorni oltre il limite di 50 µg/mc (il limite legale è di 35 giorni l’anno).
- Ragusa: Si posiziona al quarto posto nazionale con 61 sforamenti registrati dalla centralina presso il Campo di Atletica.
- Criticità strutturali: L’ARPA Sicilia ha confermato che tali valori sono legati a punti strategici del tessuto urbano, come assi viari ad alto traffico dove transitano regolarmente mezzi pesanti.
Proiezioni 2030: L’impatto dei nuovi limiti UE
Il rapporto analizza cosa accadrebbe se entrassero in vigore oggi i nuovi limiti della Direttiva sulla Qualità dell’Aria (20 µg/mc per il PM10 annuale). Palermo e Ragusa sono tra le città che mostrano una riduzione delle concentrazioni troppo lenta. Con il trend attuale (“business as usual”), al 2030 Palermo e Ragusa rischierebbero di non raggiungere l’obiettivo:
- Palermo: Attualmente a 28 µg/mc, si stima che scenderebbe solo a 24 µg/mc (rimanendo sopra il limite di 20).
- Ragusa: Attualmente a 28 µg/mc, la proiezione indica una stasi preoccupante a 28 µg/mc anche nel 2030
- Catania e Siracusa: Anche per queste città la proiezione al 2030 è negativa, con valori stimati rispettivamente di 29 µg/mc e 25 µg/mc, ben lontani dai 20 richiesti dalla normativa europea.
Focus PM2.5 (Polveri Ultrasottili)
Sebbene nessuna città siciliana superi l’attuale limite normativo (25 µg/mc), la situazione si complica guardando al futuro limite di 10 µg/mc:
- Ragusa: Con una media di 16 µg/mc nel 2025, la città dovrà affrontare una riduzione necessaria del 38% entro il 2030 per mettersi in regola.
Sintesi dei dati per le città siciliane (Media Annuale PM10)
|
Città |
Media 2025 (µg/mc) |
Proiezione 2030 (µg/mc) |
Target 2030 (µg/mc) |
| Palermo |
28 |
24 |
20 |
| Ragusa |
28 |
28 |
20 |
| Catania |
24 |
29 |
20 |
| Siracusa |
22 |
25 |
20 |
Una sfida sottovalutata
Il dato siciliano è politicamente rilevante perché smentisce l’idea che l’inquinamento sia un problema solo del Nord. A differenza della Pianura Padana, dove pesano molto agricoltura e riscaldamento, in Sicilia la causa principale sembra essere il traffico veicolare urbano e la gestione della logistica pesante all’interno dei centri abitati.
Senza interventi strutturali sulla mobilità pubblica, l’elettrificazione dei trasporti e la limitazione del traffico pesante, le città siciliane non solo continueranno a mettere a rischio la salute dei cittadini, ma esporranno l’Italia a nuove e pesanti sanzioni europee.
Roberto Greco