Ingiuste detenzioni ed errori giudiziari: la legge Zuncheddu arriva in Parlamento

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È stato raggiunto il traguardo delle 50.000 firme raccolte utili per presentare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Zuncheddu e altri”, che mira a indennizzare a stretto giro le vittime di errori giudiziari e di ingiuste detenzioni. La Pdl presentata dal Partito Radicale prende il nome da uno dei casi italiani più emblematici, cioè quello di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che ha trascorso 33 anni in carcere per un triplice omicidio mai commesso. Un grave errore giudiziario emerso soltanto nel 2024 grazie ad un processo di revisione.

«Adesso, dopo tre mesi, la Camera dei Deputati dovrebbe portare in aula la proposta di legge e discuterla – chiarisce Irene Testa, garante per i diritti dei detenuti della Sardegna e membro del Partito Radicale -. Ci vorrà dunque il tempo materiale affinché la Camera espleti tutti i procedimenti relativi al deposito della legge e alla conseguente discussione». È possibile anche che arrivino delle proposte da parte di altri gruppi, per cui la legge potrebbe subire delle modifiche. «L’importante è che la Pdl “Zuncheddu e altri” non venga snaturata dalle eventuali modifiche. Noi vigileremo affinché si mantenga il punto» annuncia Irene Testa.

Ingiuste detenzioni in Italia nel 2025

Dal 1991 al 31 ottobre 2025, i casi totali di errori giudiziari e di ingiuste detenzioni sono stati 32.484, con una media di circa mille casi all’anno. Esclusi i mesi di novembre e dicembre – per cui ancora i dati non sono disponibili – durante lo scorso anno sono stati 535 gli indennizzi liquidati per ingiusta detenzione, a fronte di 913 richieste totali, con un esborso di circa 23 milioni di euro da parte dello Stato. In generale, dal 1991 a oggi lo Stato italiano ha speso oltre 1 miliardo di euro tra indennizzi e risarcimenti.

«È chiaro che ci troviamo di fronte al sistema giustizia che conta come fisiologici degli errori che sono patologici» sottolinea ancora la garante per i diritti dei detenuti della Sardegna, che comprende l’errore fisiologico in ogni ambito, purché i numeri siano contenuti. «Se i dati sono così alti significa che non si può parlare soltanto di errori, ma di un sistema che evidentemente mal procede nel perseguire i crimini. Nella fase delle indagini preliminari non puoi andare a prendere una persona con l’elicottero, arrestarla davanti ai figli in piena notte e poi assolverla perché il fatto non sussiste. Proprio in questo momento spesso si commettono gli errori più grandi».

Immediato risarcimento economico 

Oltre il danno la beffa, perché chi lascia il carcere dopo un’ingiusta detenzione deve spesso aspettare anni per vedersi riconosciuto l’indennizzo o il risarcimento. Nel frattempo, però, molte di queste persone perdono l’azienda, il lavoro e anche gli affetti, per cui quando tornano libere non hanno più i mezzi di sussistenza che consentano loro di ricostruire la propria vita. «Inoltre, è bene precisare che soltanto il 45% di coloro che richiedono il risarcimento o l’indennizzo riesce ad ottenerlo – riferisce ancora Irene Testa -. La maggior parte delle richieste vengono bocciate, perché la normativa in materia è troppo stringente».

Ma la garante per i diritti dei detenuti della Sardegna ricorda che i dati appena forniti riguardano le persone che hanno potuto affrontare un processo. «C’è anche tutta una parte sommersa – avverte -, che magari non riesce ad arrivare a quel momento, perché non ha i soldi per pagare gli avvocati o sostenere anni di processi». Proprio in questo contesto si inserisce infatti la proposta di legge “Zuncheddu e altri”, cioè all’interno di un sistema che produce delle vittime non considerate. «Nel nostro Paese abbiamo istituito delle giornate nazionali per qualunque cosa, ma la giornata nazionale sulle vittime di errori giudiziari non si deve fare, perché mette in luce un sistema che non funziona».

Sonia Sabatino 

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