Giulio Regeni, chi era il ricercatore ucciso al Cairo tra memoria, film e polemiche

Giulio Regeni era un ricercatore che è stato barbaramente assassinato al Cairo, in Egitto, nel gennaio del 2016

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Giulio Regeni aveva 28 anni ed era originario di Fiumicello, comune in provincia di Udine. Il ricercatore si trovava al Cairo per studiare le associazioni sindacali egiziane. Il 25 gennaio 2016 scomparve al Cairo. Otto giorni dopo, il suo corpo, con evidenti segni di tortura, fu rinvenuto in un fossato.

C’è qualcosa che nessuno può eliminare o impedire di fare ed è quello di custodire la memoria di chi non c’è più. Il dovere, per chi resta, è quello di tenerne viva la memoria, di ricordare chi ha perso la vita mentre stava svolgendo il proprio lavoro.

Chi lo ha conosciuto lo ha definito un “ragazzo intraprendente”. Da giovanissimo, dai 12 ai 14 anni, fu sindaco dei ragazzi del suo Comune, poi si era trasferito a Trieste per frequentare il liceo Petrarca. Da lì, il trasferimento all’estero. Aveva vinto una borsa di studio che gli permise di frequentare gli ultimi tre anni di liceo nel New Mexico (USA) presso il Collegio del Mondo Unito. Quindi l’Università in Inghilterra: Oxford prima, dove aveva conseguito la laurea a indirizzo umanistico; il dottorato a Cambridge dopo, che da settembre del 2016 lo aveva portato al Cairo. Ed è dal Cairo che avrebbe voluto approfondire gli studi e scrivere una tesi sull’economia locale.

Giulio aveva una forte passione per gli studi sul Medio Oriente. Parlava benissimo l’arabo e l’inglese, tanto da vincere due premi: uno nel 2012 e l’altro nel 2013, entrambi al concorso internazionale “Europa e giovani”. E nutriva anche una passione per il giornalismo. Proprio dagli Stati Uniti, infatti, aveva iniziato a scrivere per il mensile triestino Konrad e per altre testate giornalistiche. Alcuni articoli li firmava con lo pseudonimo di Antonio Druis. Collaborava anche con il Manifesto, per il quale si era occupato di descrivere la difficile situazione sindacale dopo la rivoluzione egiziana del 2011.

Un ragazzo, Giulio Regeni, che aveva tanto da raccontare ai suoi amici di Fiumicello, che ne conservano il ricordo insieme all’amore di mamma Paola, del padre Claudio e della sorella Irene.

In questi giorni, a seguito della recente uscita del film dedicato proprio a Regeni, si è innescata una polemica legata ai finanziamenti dell’opera cinematografica. La pellicola, intitolata Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, prodotta dalla società indipendente Ganesh Produzioni e distribuita nei cinema italiani da Fandango il 2 febbraio 2026, non ha ricevuto i fondi pubblici per i quali era stata fatta domanda.

Il film racconta il processo italiano, svolto in assenza dei quattro imputati di rapimento, tortura e omicidio ai danni di Giulio Regeni, alternando immagini a interviste ai genitori del ricercatore e alla narrazione del contesto politico egiziano.

La conseguenza delle polemiche è stata la decisione di due membri di altre commissioni che assegnano questi fondi pubblici di dimettersi, nonostante la decisione sul finanziamento non spettasse a loro e pur non avendo valutato il documentario su Regeni.

Serena Marotta

 

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