Giornata per le vittime della strada 2025: bilancio nazionale e focus sulla Sicilia

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Dal 2005, la terza domenica di novembre è dedicata al ricordo delle vittime della strada. Un’occasione per riflettere su una tragedia che ogni giorno si consuma sulle strade di tutto il mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima infatti che ogni anno gli incidenti stradali feriscano fino a 50 milioni di persone e provochino circa 1,2 milioni di morti. In Italia il tributo è altissimo: ogni giorno si registrano in media 475 incidenti, con 641 feriti e 8,3 decessi. Sono numeri che rendono Vision Zero, l’obiettivo di azzerare le vittime, ancora distante dalla realtà «Le vittime del traffico stradale sono un prezzo che la comunità non può tollerare», ha dichiarato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendo «inaccettabile» l’attuale sofferenza sociale causata dagli incidenti. Di fronte a migliaia di vite spezzate ogni anno, istituzioni e società civile uniscono le forze per fermare quella che è stata più volte definita una “strage” silenziosa sulle nostre strade.

I numeri della sicurezza stradale in Italia

Nel 2024 sulle strade italiane si sono verificati 173.364 incidenti con lesioni a persone, in aumento del +4,1% rispetto al 2023, a conferma di una tendenza preoccupante di ripresa dell’incidentalità post-pandemia. I feriti sono stati 233.853 (+4,1%). Nonostante il maggior numero di sinistri, i decessi nel 2024 sono rimasti sostanzialmente stabili: 3.030 vittime, appena lo 0,3% in meno rispetto alle 3.039 del 2023. Ciò significa che in media oltre 3.000 persone l’anno perdono la vita sulla rete stradale italiana. Nel primo semestre 2025 si osservano segnali incoraggianti: le stime ACI-Istat indicano un lieve calo degli incidenti (-1,3%) e dei feriti (-1,2%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma soprattutto una diminuzione più marcata delle vittime, pari a -6,8% ossia 1.310 decessi da gennaio a giugno 2025. In termini assoluti, sulle nostre strade continuano comunque a morire in media 7 persone ogni giorno. Una ogni circa tre ore e mezza.

Se si allarga lo sguardo all’andamento storico, negli ultimi 15 anni, il bilancio migliorativo degli ultimi decenni ha subìto un forte rallentamento. Nel 2010 le vittime annue in Italia erano 4.090, un numero già drasticamente ridotto rispetto ai picchi storici degli anni ‘70 ma ancora alto. Grazie a campagne di sicurezza e miglioramenti normativi, tra il 2001 e il 2010 il numero di morti sulle strade italiane si era praticamente dimezzato arrivando a registrare un -42%. Tuttavia, tra il 2010 e il 2023 le vittime sono scese solo del 26,1% a livello nazionale, mancando così l’obiettivo europeo che puntava al -50% entro il 2020. Il confronto col 2019, l’anno di riferimento UE per la strategia 2030 “Vision Zero”, è emblematico: nel 2024 le vittime sono state appena il 4,5% in meno rispetto al 2019, segno di un progresso quasi piatto. Ben 44 province italiane su 107, addirittura, hanno registrato più morti nel 2024 che nel 2019. Anche includendo il calo anomalo del 2020, in realtà causato dai lockdown pandemici, la ripresa successiva ha riportato la sinistrosità ai livelli pre-Covid. Questo stallo preoccupa le autorità. «il percorso per dimezzare i morti sulle strade entro il 2030 resta ancora impegnativo» avverte il rapporto ACI-ISTAT. In altre parole, l’Italia non è sulla traiettoria auspicata: Vision Zero è ancora un miraggio.

Cause principali e criticità

Le analisi sulle cause confermano trend noti. Distrazione alla guida, eccesso di velocità e mancato rispetto delle precedenze si confermano i primi tre fattori scatenanti degli incidenti, esclusi i casi non accertati. Questi comportamenti errati da soli contribuiscono a circa il 43% degli schianti. In particolare, l’uso improprio di smartphone e dispositivi elettronici mentre si guida è sempre più sotto accusa: quasi il 42,7% degli incidenti è legato a distrazione e perdita di controllo dovute a chi guarda il telefono anziché la strada. Anche la velocità troppo elevata rimane un killer silenzioso, aggravando la gravità degli impatti. Un altro elemento critico è la sicurezza delle infrastrutture: strade dissestate, incroci pericolosi e ostacoli fissi non protetti possono trasformare un incidente in una tragedia. Nel 2024, ad esempio, 506 morti sono avvenute in incidenti per fuoriuscita di strada (+2,6% rispetto al 2023), e 378 morti in scontri contro ostacoli rigidi a bordo strada (+7% in un anno). Si tratta di situazioni prevenibili con migliori barriere e manutenzione. Non ultimo, l’aumento di mezzi della micromobilità elettrica pone nuove sfide: nel 2024 quasi 4.000 incidenti hanno coinvolto monopattini o bici elettriche, con 23 decessi correlati e numerosi pedoni feriti. Questi dati evidenziano l’urgenza di interventi su più fronti, dalla cultura di guida responsabile fino all’adeguamento delle strade e delle norme ai nuovi mezzi.

Obiettivi europei e visione futura

L’Unione Europea ha fissato target ambiziosi (–50% morti e feriti gravi dal 2019 al 2030), ma l’Italia, come già indicato, procede a rilento. Guardando agli ultimi 20 anni, le vittime si sono sì ridotte di oltre il 60% rispetto ai primi anni 2000, tuttavia dal 2015 in poi il calo ha rallentato vistosamente. La Vision Zero, immaginare un futuro con zero morti sulla strada, richiederà un cambio di passo. Gli esperti sottolineano la necessità di un approccio integrato: innovazione tecnologica, ossia veicoli connessi e infrastrutture “intelligenti”, migliore progettazione stradale, enforcement rigoroso e soprattutto responsabilizzazione collettiva. «Le nuove tecnologie ci consentono di monitorare in tempo reale lo stato delle infrastrutture e intervenire prima che un problema diventi una tragedia… ma serve un impegno corale e costante per tradurre la conoscenza in azione concreta» afferma Roberto Impero, esperto di sicurezza stradale. Senza investimenti strategici e una cultura diffusa della sicurezza, il traguardo di strade davvero sicure rischia di restare lontano.

Focus Sicilia: tra numeri in crescita e testimonianze locali

La Sicilia presenta un quadro particolarmente preoccupante nell’ambito della sinistrosità stradale, con indicatori spesso peggiori della media nazionale. Nel 2024 nell’Isola si sono registrati 11.391 incidenti stradali con lesioni a personeqds.it, in aumento del +5% rispetto ai 10.830 del 2023. I feriti conseguenti sono passati da 15.855 a 16.567 (+4,3%). Le vittime mortali invece sono rimaste stabili: 240 morti nel 2024 a fronte di 241 l’anno prima. Questo significa che ogni giorno in Sicilia avvengono in media oltre 31 incidenti che causano quasi 46 feriti e due morti. Il peso della regione sul totale nazionale è significativo, la Sicilia è sesta in Italia per numero di incidenti annuali, e i dati mostrano un trend storico negativo. Dal 2010 al 2023 le vittime sulle strade siciliane sono calate appena del 13,6%, un progresso esiguo rispetto alla media nazionale (-26,1%). Anzi, rispetto al 2019 (pre-pandemia) i decessi risultano addirittura in aumento: furono 210 in Sicilia nel 2019, contro i circa 240 l’anno scorso. In altre parole, l’Isola non ha beneficiato del generale (seppur modesto) calo di mortalità stradale visto altrove – segnale di criticità irrisolte a livello locale.

Strade più pericolose e mortalità alta

Il tasso di mortalità degli incidenti in Sicilia rimane superiore alla media italiana, segno di impatti spesso più gravi. Per ogni 100 incidenti con feriti si registrano 2,11 decessi in Sicilia, contro l’1,75 di media nazionale. Questa differenza, comune anche ad altre regioni del Sud, è legata anche alle peggiori condizioni infrastrutturali. Molte strade siciliane presentano criticità note: ad esempio lungo la SS 115, la litoranea meridionale, nel 2023 si sono contati 159 incidenti con 7 morti e quasi 300 feriti, mentre sulla SS 113, sulla costa tirrenica, vi sono stati 150 schianti con 4 decessi. Ancora più allarmanti gli indicatori sulle arterie interne: la statale 626, la Caltanissetta-Gela, ha fatto registrare un indice di mortalità superiore a 57 morti ogni 100 incidenti, uno dei più alti d’Italia. In generale la concentrazione degli incidenti siciliani è maggiore lungo la costa e nelle aree urbane: 8.834 sinistri nel 2024 sono avvenuti su strade urbane, il 77% del totale regionale, seguono le strade statali ed extraurbane con circa 858 incidenti, e le autostrade con 698. Ma spesso gli incidenti fuori città risultano più letali: a livello nazionale quasi la metà dei morti si registra su strade extraurbane, dove si viaggia a velocità più elevate e i soccorsi possono essere meno tempestivi. In Sicilia questa realtà si traduce in famiglie distrutte anche durante normali spostamenti quotidiani, su percorsi di lavoro o di vacanza.

Vittime giovani e tragedie recenti

Un dato particolarmente doloroso in Sicilia è la giovane età di molte vittime. Nel 2024 si è rilevato un aumento del +24% dei morti nella fascia 15-24 anni, segnale che le nuove generazioni restano esposte a rischi altissimi sulla strada. Distrazione e imprudenza colpiscono soprattutto i neopatentati: “La vita è un bene prezioso” recita il titolo di una recente campagna regionale, proprio per ricordare ai giovani di non sottovalutare i pericoli di smartphone e alta velocità. Purtroppo la cronaca siciliana del 2025 continua a raccontare incidenti fatali con protagonisti ragazzi e intere famiglie. Nella sola prima settimana di settembre 2025, ad esempio, undici persone hanno perso la vita sulle strade dell’Isola: a Palermo due ragazzi di 27 e 22 anni sono morti in moto sulla trafficata Viale Regione Siciliana. Poco dopo, un padre e figlio hanno perso la vita in uno scontro frontale sulla SS 189, tra Agrigento e Palermo. Sempre in quei giorni, una coppia di turisti maltesi è deceduta in un incidente nel Siracusano, un anziano è morto in un impatto frontale nel Ragusano, e tre persone, una coppia di 33 e 39 anni e un 40enne, sono rimaste uccise in un tragico schianto sulla SS 124 nelle montagne del siracusano. Queste tragedie a catena hanno riacceso l’attenzione pubblica sulla sicurezza stradale in Sicilia, alimentando la richiesta di interventi urgenti.

Testimonianze e iniziative locali

Di fronte a questa situazione, in Sicilia non mancano le voci che invocano cambiamenti. Le associazioni delle vittime e i comitati locali da anni denunciano comportamenti incoscienti come l’uso del cellulare alla guida e l’abuso di alcol, troppo diffusi sulle strade isolane. Dall’altra parte, le istituzioni regionali hanno iniziato a muoversi: l’Assessorato alle Infrastrutture e Trasporti della Regione Siciliana, guidato da Alessandro Aricò, ha lanciato tra fine 2024 e 2025 un progetto ad hoc di educazione stradale dal titolo “La vita è un bene prezioso, difendiamola insieme”. Con un investimento di circa 140 mila euro, il programma prevede l’utilizzo di simulatori di guida, materiale informativo, test salivari anti-droga e una serie di eventi formativi nelle scuole di tutte le province. L’idea è di coinvolgere soprattutto i giovani, patentati ma anche futuri patentati, in esperienze dirette per far capire l’importanza di una guida corretta e prudente. Non è la prima iniziativa di questo tipo. Già nella primavera 2024 la Regione aveva finanziato giornate di sensibilizzazione per gli studenti delle scuole superiori di Palermo, con workshop e incontri dedicati alla sicurezza stradale. Segnali di attenzione importanti, che però dovranno moltiplicarsi e consolidarsi nel tempo per invertire realmente la rotta.

Prevenzione e interventi: dallo Stato alle associazioni

Di fronte al perdurare dell’emergenza sicurezza stradale, le forze dell’ordine e il Governo nazionale hanno messo in campo varie misure di prevenzione e contrasto. La Polizia Stradale e i Carabinieri svolgono controlli costanti sulle arterie più pericolose, con operazioni mirate soprattutto nei fine settimana, per prevenire le cosiddette “stragi del sabato sera” dovute a guida in stato di ebbrezza. Nel 2022 è entrata in vigore una stretta normativa importante: il reato di omicidio stradale, che prevede pene severe, fino a 18 anni di carcere, per chi provoca incidenti mortali guidando ubriaco o drogato, o a velocità estreme. Più di recente, il Governo ha varato un Nuovo Codice della Strada introducendo tolleranza zero verso le distrazioni e la guida sotto effetto di alcol/stupefacenti. Le nuove regole alzano le sanzioni e puntano a colpire i comportamenti più pericolosi: sospensione immediata della patente per chi usa lo smartphone al volante, inasprimento delle multe e arresto per recidivi di guida in stato di ebbrezza, obbligo di casco, assicurazione e targa per i monopattini elettrici, limiti più stringenti per i neopatentati, e così via. Il Vicepremier e Ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha più volte sottolineato come queste misure mirino a «salvare vite», citando dati iniziali in calo dopo l’entrata in vigore delle norme. In effetti, i dati parziali dei primi mesi di applicazione indicano un trend di diminuzione degli incidenti mortali; tuttavia, esperti e associazioni invitano alla cautela nell’attribuire subito tali miglioramenti alla nuova legge, rilevando che servono periodi di osservazione più lunghi per valutare l’efficacia reale.

Le massime istituzioni nazionali hanno manifestato un impegno formale sul tema. Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, in occasione della Giornata mondiale delle vittime della strada ha ribadito la «sentita vicinanza al dolore delle famiglie» colpite e ha garantito che la sicurezza stradale è una priorità per il Governo. Meloni ha annunciato un piano d’azione con intensificazione dei controlli nei punti più pericolosi, promozione di una cultura della sicurezza e della responsabilità, incluse campagne di prevenzione su alcol e droga, e interventi sulle infrastrutture e sulla mobilità pubblica, il tutto in sinergia con enti locali ed europei. «Fermare le stragi sulle strade è un obbligo morale nei confronti dei cittadini», ha dichiarato la Premier, impegnandosi ad onorare questo dovere con atti concreti. Anche il Presidente Mattarella ha fatto appello a un impegno condiviso: nel suo messaggio ha sottolineato come «ogni tratto di strada deve essere pensato per salvare vite, non solo per collegare luoghi», richiamando progettisti, amministrazioni e automobilisti alle proprie responsabilità. In Parlamento intanto si discute di ulteriori provvedimenti, come l’innalzamento delle pene per omicidio stradale e l’obbligo di installare dispositivi anti-distrazione nelle auto.

Sul territorio, l’attività di prevenzione delle forze dell’ordine si traduce in numeri importanti: solo nei primi nove mesi del 2025 la Polizia Stradale ha controllato oltre 1,1 milioni di veicoli (in aumento del +3,3% rispetto all’anno precedente) e accertato circa 1,3 milioni di infrazioni (+20%). Migliaia di patenti sono state sospese o ritirate per guida in stato psicofisico alterato, e l’uso degli autovelox e dei sistemi Tutor sulle autostrade ha contribuito a ridurre drasticamente gli eccessi di velocità. Anche l’educazione gioca un ruolo cruciale: progetti come “Icaro”, promosso dalla Polizia Stradale nelle scuole, e le iniziative della Fondazione ANIA (creata dalle compagnie assicurative) portano ogni anno tra i banchi lezioni interattive sulla sicurezza, simulazioni di crash-test e testimonianze dirette di vittime e soccorritori. In Sicilia, oltre alla citata campagna regionale, si sono svolte manifestazioni in memoria delle vittime in varie città: ad esempio a Palermo, questa sera le colonne del Teatro Massimo saranno state illuminate di rosso come segno di lutto e sensibilizzazione. Ad Agrigento e Favara, alcune associazioni locali hanno organizzato tre giornate di eventi in ricordo delle vittime, con incontri pubblici e messe commemorative. Segnali che la “Giornata del ricordo” non rimane un rito vuoto, ma alimenta iniziative concrete.

Il ruolo delle associazioni

La società civile italiana è particolarmente attiva su questo fronte, spesso guidata proprio dai familiari delle vittime decisi a dare un senso al proprio dolore. L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (AIFVS), principale organizzazione nazionale, ogni anno promuove la Giornata della memoria come occasione per “riflettere, istituzioni e cittadini insieme, sul tema della sicurezza stradale, ricordando le vittime per cambiare i comportamenti”. Questo concetto, ossia trasformare il lutto in impegno civico, è al centro di molte campagne associative. La AIFVS e altre ONLUS come la Fondazione Michele Scarponi, intitolata al ciclista vittima di pirata della strada, o l’Associazione Lorenzo Guarnieri, che porta il nome di un ragazzo fiorentino la cui vicenda ha spinto all’introduzione dell’omicidio stradale, lavorano per diffondere la cultura della sicurezza e ottenere miglioramenti legislativi. Ad esempio, è grazie alla pressione di questi gruppi se oggi esiste il reato di omicidio stradale e se sono stati introdotti strumenti come il Tutor o l’obbligo dei seggiolini anti-abbandono per bimbi in auto. Le associazioni svolgono inoltre un prezioso ruolo di osservatorio indipendente: l’ASAPS, l’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, monitora costantemente i dati di incidentalità e spesso lancia allarmi. Proprio ASAPS, insieme all’Associazione Guarnieri, ha recentemente contestato la lettura troppo ottimistica di certi dati: nei 15 giorni successivi all’entrata in vigore delle ultime modifiche al Codice della Strada sono morte almeno 111 persone, praticamente quante l’anno precedente, erano 110, «mostrando quindi una stabilità… e non una riduzione del 25%, della quale peraltro saremmo stati molto felici», ha scritto l’ASAPS in una nota polemica verso le dichiarazioni entusiaste del Ministro Salvini. Questa puntualizzazione evidenzia come le associazioni chiedano risultati concreti e duraturi, non semplici annunci: dietro ogni numero ci sono vite umane e famiglie distrutte, e non ci si può accontentare di fluttuazioni momentanee.

Infine, le associazioni svolgono anche un ruolo di supporto alle vittime e ai loro cari: offrono assistenza legale e psicologica, sostegno nei lunghi iter giudiziari e promuovono la memoria di chi non c’è più attraverso eventi, intitolazioni e monumenti. Significativa l’iniziativa “I luoghi della memoria” dell’AIFVS, che ha diffuso in tutta Italia cippi e targhe nei punti dove sono avvenuti incidenti mortali, affinché il ricordo resti fisicamente sul territorio e funga da monito collettivo. La forza testimoniale di genitori, figli e amici delle vittime è spesso commovente e potente: «Da anni ci impegniamo per garantire sostegno alle famiglie straziate dal dolore, combattendo nel nome della giustizia per chi non c’è più», racconta ad esempio l’Associazione “Lorenzo Guarnieri” in un recente comunicato, sottolineando come “ancora oggi troppe vittime restano senza voce” e spetta ai vivi farsi portavoce di un cambiamento.

Un impegno condiviso per zero vittime

Nel giorno dedicato alla memoria delle vittime della strada, l’Italia intera si ferma a ricordare migliaia di volti e di storie spezzate. Ma il vero obiettivo, condiviso da istituzioni e cittadini, è evitare che simili tragedie continuino a ripetersi. Come ha affermato il Presidente Mattarella, «l’elevato numero di persone che perdono la vita o rimangono gravemente ferite sulle nostre strade costituisce una sofferenza sociale inaccettabile». Alle parole stanno seguendo alcune azioni: nuove leggi, più controlli, campagne educative e iniziative di sensibilizzazione a tutti i livelli. Servirà perseveranza per incidere su comportamenti e strutture radicate, ma gli esempi positivi non mancano. In molti comuni italiani, ad esempio a Bologna, si sperimentano zone “città 30” con limite di 30 km/h nei centri abitati, si creano piste ciclabili protette, si introducono semafori intelligenti e attraversamenti pedonali illuminati. La tecnologia offre soluzioni come la frenata automatica d’emergenza sulle auto di nuova generazione, in grado di evitare impatti contro pedoni o ciclisti. Tuttavia, nessuna tecnologia potrà mai sostituire la consapevolezza e il senso di responsabilità individuale di chi guida. La sfida è culturale prima ancora che tecnica: fare in modo che ogni cittadino consideri la sicurezza stradale un valore irrinunciabile, parte del diritto alla vita e alla salute di tutti.

In questa direzione vanno gli appelli che si levano in occasione della Giornata in memoria delle vittime: “la sicurezza stradale è un bene prioritario irrinunciabile, legato al diritto alla vita, alla salute, alla libera circolazione”, ha ricordato Mattarella in un suo messaggio, invocando una “sinergia tra istituzioni e società” per fermare gli incidenti. Le sue parole trovano eco nell’impegno quotidiano di tanti volontari, forze dell’ordine, amministratori locali e semplici cittadini che dicono basta a questa carneficina. L’auspicio è che tra 15 anni, celebrando ancora questa Giornata, si possa parlare di un’Italia finalmente vicina a Vision Zero: zero vittime sulle strade, perché ogni vita risparmiata sarà la vera misura del nostro successo collettivo.

Roberto Greco

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