In un’epoca segnata da una crescente polarizzazione e da un dibattito pubblico spesso aspro, il Senato della Repubblica italiana ha acceso i riflettori su un concetto radicalmente nuovo per il linguaggio legislativo: la gentilezza. Con la presentazione del “Kindness Act”, la gentilezza non è più relegata alla sfera dell’etica privata o delle buone maniere, ma si candida a diventare un pilastro delle politiche pubbliche e un indicatore dello stato di salute del Paese.
Cos’è il Kindness Act: oltre il PIL, verso il BES
L’iniziativa, promossa dal Movimento Italiano per la Gentilezza (MIG) e sostenuta trasversalmente in Parlamento (con il senatore Raoul Russo tra i primi firmatari), punta a un obiettivo ambizioso: istituzionalizzare la gentilezza come strumento di coesione sociale e sviluppo economico.
Il cuore della proposta è l’integrazione della gentilezza all’interno degli indicatori del BES (Benessere Equo e Sostenibile). L’idea di fondo è semplice quanto dirompente: ciò che non viene misurato non esiste per la politica economica. Trasformare la gentilezza in un “13° indicatore” BES permetterebbe di monitorare ufficialmente i livelli di fiducia tra i cittadini, la qualità delle relazioni sociali e il grado di inclusività degli ambienti di lavoro.
I tre pilastri della proposta
L’approfondimento del testo rivela tre direttrici principali:
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Istituzionale: L’istituzione formale della Giornata Nazionale della Gentilezza, per promuovere campagne di sensibilizzazione e progetti civici.
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Scuola e Educazione: Programmi didattici volti a valorizzare l’empatia e il rispetto reciproco come competenze trasversali (soft skills), fondamentali per contrastare bullismo e isolamento sociale.
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Mondo del Lavoro e PA: Incentivi e linee guida per le imprese e la Pubblica Amministrazione che adottano modelli organizzativi “gentili”, capaci di ridurre lo stress correlato al lavoro, prevenire molestie e aumentare la produttività attraverso il benessere dei dipendenti.
Lo sguardo all’Europa e al Mondo: esempi analoghi
L’Italia non è isolata in questo percorso, sebbene il “Kindness Act” rappresenti uno dei primi tentativi di tradurre questi valori in una legge organica. Esistono tuttavia modelli internazionali a cui il legislatore italiano si è ispirato:
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Paesi Scandinavi (Danimarca e Norvegia): In questi Stati la gentilezza è integrata nel sistema educativo tramite l’insegnamento dell’empatia (obbligatorio in Danimarca dai 6 ai 16 anni). L’obiettivo è formare cittadini capaci di cooperare anziché competere aggressivamente.
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Regno Unito: Esistono diverse iniziative locali e parlamentari legate alla “Kindness in Politics”, nate per abbassare i toni dello scontro politico dopo eventi tragici (come l’omicidio della deputata Jo Cox). Il concetto di Social Prescribing (prescrizione sociale) permette inoltre ai medici di prescrivere attività di volontariato e interazione sociale per combattere la solitudine.
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Giappone: È la patria del World Kindness Movement. Le normative giapponesi promuovono attivamente il rispetto reciproco e l’armonia (Wa), considerati elementi essenziali per la stabilità nazionale.
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Bhutan: Celebre per aver sostituito il PIL con la Felicità Interna Lorda, il Bhutan è il precursore assoluto di un approccio legislativo basato sul benessere psicologico e spirituale della popolazione.
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Canada: Già nel 1988 il Multiculturalism Act ha gettato le basi per una società dove il rispetto delle differenze e la “cortesia istituzionale” sono considerati valori identitari protetti dalla legge.
Se approvato, il Kindness Act segnerebbe il passaggio da una “politica del conflitto” a una “politica della cura”. Come sottolineato durante la presentazione al Senato, la gentilezza non è debolezza, ma un’infrastruttura sociale invisibile che, se potenziata, può ridurre i costi della sanità (meno stress e malattie psicosomatiche), della giustizia (meno contenziosi) e aumentare l’attrattività del sistema Paese.
Sonia Sabatino