Alla GAM di Catania l’arte sconosciuta di Giuseppe Fava

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Il prossimo 15 settembre, alle ore 18.30, nella Galleria d’Arte Moderna di via Castello Ursino a Catania, verrà inaugurata la mostra “La cultura e il ‘diavolo’. L’arte di Giuseppe Fava tra impegno civile, politico e intellettuale”, a cura di Vittorio Ugo Vicari.

L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Giuseppe Fava e dalla famiglia del giornalista, in collaborazione con il Comune di Catania e con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti. L’esposizione resterà aperta fino al 6 gennaio 2026, tutti i giorni a ingresso libero.

«La mostra è rivolta soprattutto ai giovani che non hanno conosciuto Giuseppe Fava, che non hanno vissuto quegli anni e forse non si sono mai chiesti perché a Catania esista una via a lui intitolata», ha spiegato Francesca Andreozzi, nipote di Fava e presidente della Fondazione. Per questo motivo, il maggiore sforzo organizzativo sarà rivolto agli studenti, invitando i dirigenti scolastici a promuovere visite guidate (su prenotazione) scrivendo a mostre@fondazionefava.it.

Il percorso espositivo, che attinge principalmente all’Archivio Storico Giuseppe Fava di Gravina di Catania, custodito da Giuseppe Maria Andreozzi, racconta un Fava meno noto al grande pubblico. La mostra è infatti dedicata principalmente alla sua produzione artistica: Fava, oltre che giornalista, drammaturgo e romanziere, fu pittore, disegnatore e incisore.

Per raccontare la realtà utilizzò la macchina da scrivere, il palcoscenico, il microfono, il pennello, il bulino, la cinepresa e la carta stampata, cercando corrispondenze tra linguaggi per rendere comprensibili ai giovani i suoi personaggi – mafiosi, operai, prostitute, faccendieri, marinai, mercanti di strada, immigrati, adultere, gay – un universo complesso, osservato senza retorica né giudizio morale.

Il curatore Vittorio Ugo Vicari ha scelto un registro tragico, ispirato ai grandi drammaturghi ellenici, per scandire le sale dalla prima infanzia di Fava fino alla sua tragica uccisione avvenuta il 5 gennaio 1984.

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