Il tema del fine vita dignitoso è tornato al centro del dibattito pubblico italiano. Da anni se ne discute tra aule parlamentari, sentenze della Corte Costituzionale e opinioni contrapposte tra mondo laico e religioso. Ma la domanda di fondo resta la stessa: fino a che punto una persona può scegliere come e quando morire?
A rilanciare il confronto è stato il convegno “Fine vita dignitoso. La persona al centro delle decisioni”, che si è tenuto sabato 15 novembre al “Real Teatro Santa Cecilia” di Palermo. Promosso dal Rito Simbolico Italiano e dal Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sicilia è stato un incontro per riflettere, senza pregiudizi, sul diritto a una morte consapevole e libera.
Un confronto laico sul diritto a scegliere

Il convegno è nato con l’intento di aprire un confronto laico e interdisciplinare, capace di coinvolgere giuristi, medici, filosofi e rappresentanti della Massoneria. Al centro c’è un tema che in Italia continua a dividere: il diritto all’autodeterminazione, anche di fronte alla morte. Ha moderato l’incontro Alessandro Cecchi Paone, giornalista e conduttore televisivo. L’obiettivo è costruire un dialogo tra etica, diritto e scienza, superando le barriere ideologiche che per anni hanno reso questo argomento un terreno di scontro.

Tra i relatori ci sono state figure di primo piano nel campo dei diritti civili e della bioetica: Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, avvocata cassazionista e docente di bioetica, Giuseppe Savagnone, docente di filosofia

e saggista, già direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Palermo e Roberto Piperno, neurologo, direttore della Medicina Riabilitativa dell’Ospedale Maggiore di Bologna e della Casa dei Risvegli Luca De Nigris, centro pubblico di riabilitazione specializzato nella cura dei pazienti in stato vegetativo o post vegetativo. L’incontro, aperto al pubblico, ha permesso di intervenire con domande e testimonianze personali.
La legge 219 del 2017: il diritto all’autodeterminazione
In Italia il fine vita trova il suo riferimento normativo nella Legge 22 dicembre 2017, n. 219, entrata in vigore il 31 gennaio 2018. Si tratta delle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, che rappresentano una pietra miliare nella tutela della libertà di scelta in campo sanitario. La legge stabilisce che “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.” La norma, come indicato sul sito del Ministero della salute, “riconosce il diritto di rifiutare o interrompere trattamenti sanitari, comprese nutrizione e idratazione artificiali, e tutela la relazione di fiducia tra medico e paziente”. Regola inoltre “la sedazione palliativa profonda continua per garantire sollievo nelle fasi terminali della vita”.
“Suicidio assistito”: la Toscana prima regione con una legge
In Italia non esiste una legge nazionale sul suicidio medicalmente assistito, procedura in base alla quale il personale medico del Servizio sanitario nazionale fornisce al paziente ogni supporto sanitario e amministrativo necessario per consentire al medesimo di porre fine alla propria vita in modo dignitoso, consapevole e volontario. La sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile quando il soggetto agevolato sia maggiorenne. Deve essere, inoltre, pienamente capace di autodeterminarsi, affetto da patologie irreversibili, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, e deve soffrire fisicamente o psicologicamente in modo intollerabile. La Corte ha più volte sollecitato il Parlamento a legiferare, ma fino ad ora non ha ottenuto alcun riscontro. A livello regionale, la Toscana è stata la prima regione, nel febbraio 2025, ad approvare una proposta di legge. Vengono fissati tempi e procedure per chi decida di accedere al suicidio medicalmente assistito, in attuazione della sentenza della Corte Costituzionale. E’ evidente che la legge rappresenterebbe un passo fondamentale verso il pieno riconoscimento dell’autodeterminazione nel fine vita. La Chiesa Cattolica ritiene sia il suicidio assistito che l’eutanasia un crimine contro l’umanità definendo che “inguaribile non è sinonimo di incurabile”.
La posizione della Massoneria sul fine vita dignitoso
La Massoneria italiana, attraverso il Grande Oriente d’Italia, affronta da tempo il tema del fine vita da una prospettiva laica, etica e umanistica. Nel numero di aprile 2016 della rivista Hiram, il Gran Maestro affermava: “Ogni essere umano deve restare padrone della propria vita e della propria morte. Nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando la sofferenza altrui debba finire o proseguire. La libertà, quando si accompagna alla consapevolezza e alla dignità, rappresenta il culmine del cammino umano.” Con questo spirito, il Rito Simbolico Italiano e il Collegio dei Maestri Venerabili della Sicilia hanno deciso di promuovere l’incontro di Palermo. Un modo per riportare il tema della libertà di scelta e della dignità umana dentro un dibattito collettivo, lontano dai dogmi ma vicino alla coscienza individuale.
Etica, libertà e dialogo: il senso del confronto
Il convegno che si è tenuto a Palermo ha voluto essere prima di tutto un’occasione di dialogo, un momento per interrogarsi sul significato di parole come dignità, libertà e responsabilità, in un tempo in cui la medicina può prolungare la vita ma non sempre garantire la qualità del vivere. Non si cercano risposte definitive, ma spazi di confronto. È un modo per restituire al dibattito sul fine vita il suo volto umano, lontano dalle semplificazioni e dalle contrapposizioni. Il pensiero di Giuseppe Savagnone, docente di filosofia, saggista e relatore del convegno sul fine vita, offre la sintesi più profonda del senso di questo dibattito: “Il tema del fine vita è tra i più problematici, perché, riguardando il senso della morte, chiama in causa quello della vita. Da come concepiamo noi stessi e il nostro vivere dipende l’idea che ci facciamo del nostro diritto o meno a morire” E aggiunge che “uno scopo del convegno è quello di mettere a confronto, su questo punto, concezioni abbastanza diverse. L’importante è che le teorie non nascondano la realtà di dolore e di angoscia che ci sta dietro, ma si sforzino di interpretarla con il rispetto dovuto a ogni persona umana”.
Non si tratta di scegliere tra vivere o morire, ma di capire come vivere anche la morte: con consapevolezza, con libertà e con quella dignità che appartiene a ogni essere umano. Un pensiero che riassume il vero spirito dell’incontro: guardare alla morte non come a una fine, ma come parte della vita, da affrontare con rispetto e consapevolezza. Una visione che pone al centro del dibattito, prima di tutto, l’uomo, superando le differenze di opinione e cercando una via capace di condurre a un confronto sereno e costruttivo.
Dorotea Rizzo