Fenomeno Checco

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Il successo travolgente di “Buen Camino”, il nuovo film di Checco Zalone uscito lo scorso 25 dicembre, è diventato immediatamente un caso cinematografico. In soli tre giorni di programmazione ha raggiunto i 20 milioni di euro di incasso, monopolizzando quasi l’80% del mercato italiano. Ecco le ragioni principali dietro questo fenomeno.

Dopo l’esperienza più autoriale e malinconica di Tolo Tolo, diretto dallo stesso Zalone, il comico pugliese è tornato a collaborare con Gennaro Nunziante, il regista dei suoi primi grandi successi, come Quo Vado? e Sole a catinelle. Questo sodalizio garantisce al film un ritmo comico più serrato e una struttura narrativa che il grande pubblico ha dimostrato di amare profondamente.

Il film tocca corde emotive molto forti come il rapporto padre-figlia: Zalone interpreta un uomo ricchissimo e vacuo che, per ritrovare la figlia Cristal, si lancia nel Cammino di Santiago; la crisi dell’età: il film ironizza in modo geniale sulla mezza età, con il tormentone della “Prostata Enflamada”, rendendo il protagonista più umano e vulnerabile rispetto al passato; la spiritualità “zaloniana”: il contrasto tra l’estrema ricchezza del protagonista e la semplicità del pellegrinaggio crea situazioni comiche irresistibili ma offre anche spunti di riflessione.

Zalone continua a essere uno dei pochi artisti capaci di praticare una scorrettezza intelligente. Nel film colpisce tutti: ricchi, poveri, fedeli e scettici. Questo approccio permette al pubblico di ridere dei propri difetti senza sentirsi aggredito, creando un senso di “comunione” in sala che pochi altri film riescono a generare.

L’uscita natalizia è stata pianificata come un vero evento nazionale. In un periodo in cui il cinema faticava a riportare le masse in sala, Zalone è stato percepito come l’unico “usato sicuro” capace di unire generazioni diverse, dai bambini ai nonni. Ha persino battuto colossi internazionali come Avatar: Fuoco e Cenere nel giorno di debutto.

Il successo di Buen Camino non è un caso isolato, ma si inserisce in una tradizione di “fenomeni di massa” che hanno segnato la storia del cinema italiano. Per capire davvero la portata dei 20 milioni di euro incassati in soli tre giorni, è utile confrontarlo con i giganti del passato e i successi più recenti.

Il confronto con…

Il primo termine di paragone per Checco Zalone è… lo stesso Checco Zalone. Con Buen Camino, l’artista ha ristabilito il primato della commedia pura, tornando ai fasti pre-pandemia. Mentre Tolo Tolo era stato un film di “rottura”, più politico e malinconico, Buen Camino segna il ritorno alla collaborazione con Gennaro Nunziante. E il pubblico ha premiato questo “ritorno alle origini”, percependo il film come più accessibile e divertente, pur mantenendo una profondità emotiva legata al tema del pellegrinaggi.

Zalone viene spesso paragonato ai mostri sacri come Roberto Benigni o Leonardo Pieraccioni. Tuttavia, il suo modello di business e di narrazione è differente. Nel caso Zalone vs Benigni, va ricordato che La vita è bella (1997) deteneva il record storico con circa 31 milioni di euro, che rivalutati oggi sarebbero molto di più. Zalone lo ha superato numericamente già nel 2011 con Che bella giornata. La differenza è che Benigni puntava alla poesia universale e agli Oscar mentre Zalone punta alla “pancia” del Paese, usando il cinismo per descrivere l’italiano medio.

Nel caso, invece, Zalone vs Pieraccioni, va rammentato che negli anni ’90, Il Ciclone fu un caso simile, capace di incassare circa 28 milioni di euro. Ma mentre Pieraccioni puntava sulla simpatia toscana e sul romanticismo, Zalone usa la satira sociale come un bisturi, colpendo tabù che altri non osano toccare quali religione, disabilità, vizi nazionali.

Altro paragone necessario è quello Zalone vs Cortellesi. Si tratta del confronto più interessante del biennio 2024-2025. Cortellesi ha dovuto il suo seccesso al c.d. passaparola. Il suo film ha incassato oltre 36 milioni di euro costruendo il successo settimana dopo settimana, diventando un manifesto sociale e politico. È stato un successo “lento” e profondo. Nel caso di Zalone, Buen Camino è invece un “film-evento”. La gente non aspetta le recensioni: va al cinema perché “è uscito Zalone”. La sua forza non è il passaparola, ma l’attesa messianica che si crea ogni 3-4 anni.

Perché Zalone vince ancora?

Se i cinepanettoni classici di De Sica e Boldi sono tramontati perché legati a una comicità di gag fisiche e volgarità semplici, Zalone sopravvive e trionfa perché in primis è interclassista: piace all’intellettuale che ci legge la sociologia e al bambino che ride per le smorfie. Vince anche perché è l’unico Ponte. In un’Italia divisa, Zalone è l’unico punto di contatto rimasto tra la commedia all’italiana di Sordi e Gassman e il linguaggio moderno dei social media.

La regia di Gennaro Nunziante

Il confronto tra la regia di Gennaro Nunziante (ritornato in sella con Buen Camino) e la regia solista di Checco Zalone (vista in Tolo Tolo) è fondamentale per capire perché il pubblico abbia reagito con così tanto entusiasmo a quest’ultimo film. Si tratta di due modi opposti di intendere il “prodotto Zalone”: uno più orientato al ritmo comico, l’altro più vicino al cinema d’autore.

Nunziante è, tecnicamente, il “geometra” della risata. Il suo ritorno dietro la macchina da presa ha riportato tre elementi che in Tolo Tolo erano stati sacrificati: il Ritmo “Screwball”perchè Nunziante sa quando tagliare. In Buen Camino, le inquadrature sono funzionali alla battuta. Non c’è compiacimento estetico e la telecamera è sempre al servizio del tempismo comico di Checco. Altro punto di forza è la Struttura Classica, mentre Tolo Tolo era un road movie rapsodico e a tratti frammentato, Nunziante costruisce una narrazione solida in tre atti (partenza, crisi sul cammino, redenzione finale). Questo rassicura lo spettatore, che si sente guidato in una storia chiara. Infine va segnalata la Gestione delle Spalle perchè Nunziante eccelle nel valorizzare i comprimari. Se in Tolo Tolo tutto ruotava quasi esclusivamente intorno a Checco, in Buen Camino i personaggi incontrati durante il pellegrinaggio hanno una propria dignità narrativa che serve da “trampolino” per le gag del protagonista.

La Regia di Checco Zalone

Quando Zalone ha diretto se stesso, ha mostrato un’ambizione diversa, quasi “felliniana”. Potremmo sintetizzarla in tre nodi. Il primo è relativo all’Estetica e alla Malinconia. In Tolo Tolo, la fotografia era più ricercata e i momenti di silenzio più lunghi. Zalone voleva dimostrare di essere un regista “vero”, capace di inquadrature poetiche (si pensi alla scena onirica delle nuvole). Il secondo nodo è quello relativo alla Satira Pura. Senza il filtro di Nunziante, lo Zalone regista è stato più cattivo e politico. Ha sfidato il pubblico invece di compiacerlo, rendendo il protagonista un personaggio quasi sgradevole (l’evasore fiscale egoista). Inoltre la Frammentazione. Il film procedeva per “quadretti” o sketch legati tra loro in modo meno fluido, privilegiando il messaggio sociale rispetto alla narrazione lineare. Il pubblico ha percepito Buen Camino come una “carezza” dopo la “provocazione” di Tolo Tolo. La mano di Nunziante ha smussato gli angoli troppo taglienti della satira di Zalone, trasformando il cammino di Santiago in un’avventura universale in cui tutti possono identificarsi.

In breve, Zalone regista ha cercato il prestigio critico mentre Nunziante regista ha riportato Zalone ad essere il “migliore amico” degli italiani.

Aneddoti e curiosità dal set

Le riprese di “Buen Camino” lungo i sentieri della Galizia e della Castiglia sono state un’impresa logistica senza precedenti per una produzione italiana, proprio a causa della natura del luogo: un sentiero pubblico, sacro e perennemente affollato da migliaia di pellegrini reali. Ecco alcuni degli aneddoti e retroscena più intyeressanti.

Il trucco del “Pellegrino Invisibile”: Per evitare che le scene venissero interrotte da centinaia di fan pronti a urlare “Checco, una foto!”, la produzione ha adottato una strategia di camouflage. In diverse occasioni, le telecamere sono state nascoste dentro furgoni civili o mimetizzate tra la vegetazione con teleobiettivi potentissimi. Zalone camminava in mezzo ai veri pellegrini indossando occhiali da sole, cappello tattico e barba finta. Molti camminatori hanno scoperto solo a fine giornata di aver “recitato” come comparse inconsapevoli accanto alla star più pagata d’Italia.

L’aneddoto della “Conchiglia d’Oro”: Si dice che durante le riprese a Burgos, un gruppo di pellegrini veneti abbia riconosciuto Zalone nonostante il travestimento. Invece di chiedere un autografo, lo hanno sfidato a una gara di “canti da osteria”. Zalone, per non farsi scoprire dalla folla che stava arrivando, ha iniziato a improvvisare una versione spagnoleggiante dei suoi successi in un finto dialetto galiziano, convincendo i turisti di essere solo un sosia locale molto bravo.

Gestire la “Folla Sacra”: Girare davanti alla Cattedrale di Santiago di Compostela è stata la sfida più grande. La produzione non poteva chiudere la piazza (Praza do Obradoiro) per l’intera giornata, poiché è un luogo di culto e arrivo incessante. Hanno quindi girato “all’alba dei morti viventi”: la troupe iniziava a montare alle 3:00 del mattino per catturare le luci dell’alba con la piazza vuota. Le scene con la folla, invece, sono state girate con la tecnica della guerrilla filmmaking: poche riprese veloci e “sporche” per catturare il caos reale dell’arrivo dei pellegrini, mescolando attori professionisti e persone comuni.

Il “Calvario” delle scarpe: Un aneddoto tecnico riguarda le scarpe del protagonista. Nel film, Checco insiste per fare il cammino con delle sneakers di lusso da 1.200 euro (totalmente inadatte). Durante una scena di guado di un ruscello, Zalone è scivolato davvero, rischiando di rovinare le costose calzature. Nunziante non ha fermato la cinepresa e ha tenuto la scena, con Checco che, uscendo dal personaggio, imprecava contro lo stilista. Quella reazione genuina è finita nel montaggio finale ed è una delle più divertenti.

La dieta del set: Contrariamente ai set blindati dove si mangia al catering, Zalone e Nunziante hanno deciso di cenare quasi sempre nelle osterie per pellegrini lungo il percorso. Si dice che l’idea per la canzone portante del film (una ballata sulla “tortilla de patatas”) sia nata proprio durante una cena a base di vino tinto e chiacchiere con un oste locale che non aveva idea di chi fossero.

Giudizio finale

Il giudizio finale affidato al riscontro del pubblico. E, più che mai in questo caso, i puristi del sussurrato, dell’impegnato a tutti i costi devono astenersi dai loro commenti. Ancora una volta Zalone riesce ad essere politicamente (s)corretto. E ancora una volta lo fa infastidendo, senza mai eccedere. Siamo di fronte a una commedia. Una di quelle commedie che, nel passato, hanno caratterizzato il cinema italiano. Che ancora una volta, sembra non voler trovare la sua strada. Quella necessaria a salvare il nostro cinema. E Zalone, ma anche Cortellesi, ci hanno fatto capire che un’altra via è possibile.

Roberto Greco

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