L’Europa dell’Atomo: la mappa dei Paesi che puntano sul nucleare

Se per anni il tema è sembrato scivolare in secondo piano, i recenti dati Eurostat e le nuove strategie nazionali rivelano che l’atomo rimane un pilastro fondamentale (e divisivo) del mix energetico dell’Unione Europea

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L’ultima indagine Eurostat fotografa un’Europa a due velocità, dove la Francia guida la “Rinascita Nucleare” mentre altri Paesi accelerano verso l’addio definitivo. Perché, di fronte alla sfida della decarbonizzazione e alla necessità di indipendenza energetica, il Vecchio Continente si spacca

Il dibattito sull’energia nucleare in Europa non è mai stato così vivo. Se per anni il tema è sembrato scivolare in secondo piano, i recenti dati Eurostat e le nuove strategie nazionali rivelano che l’atomo rimane un pilastro fondamentale (e divisivo) del mix energetico dell’Unione Europea. Nel 2024, il nucleare ha generato circa il 23,3% dell’elettricità totale dell’UE,  ma la distribuzione di questa produzione è tutt’altro che uniforme.

La “Locomotiva” Francese e l’Est Europa

In cima alla piramide troviamo, senza sorprese, la Francia. Con una quota che supera il   67%  del proprio mix elettrico nazionale, Parigi non è solo il leader indiscusso, ma il vero motore dell’Alleanza Nucleare europea. Tuttavia, la Francia non è sola. I dati Eurostat evidenziano come il nucleare sia una risorsa vitale per diversi Paesi dell’Est e del Nord. Come nel caso di Slovacchia e Ungheria.  Entrambe dipendono fortemente dall’atomo, con quote rispettivamente del 61,6% e 42,2%. Budapest, in particolare, sta procedendo con l’ampliamento della centrale di Paks. In Finlandia.  Invece, grazie all’entrata in funzione di Olkiluoto 3, il reattore più potente d’Europa (1.600 MW), il Paese ha consolidato la sua sicurezza energetica. Ma è la Polonia  che rappresenta il caso più emblematico di “nuova rotta”. Storicamente legata al carbone, Varsavia ha pianificato investimenti per 150 miliardi di euro  entro il 2040 per costruire la sua prima centrale nucleare a Lubiatowo-Kopalino.

Chi frena e chi riconsidera

Dall’altro lato della barricata troviamo la Germania.  Dopo lo storico “Ausstieg” (l’uscita dal nucleare), Berlino ha ridotto drasticamente la produzione, puntando tutto sulle rinnovabili, pur dovendo gestire le criticità legate alla stabilità della rete. Ci sono poi i Paesi che, pur avendo impianti attivi, mostrano un approccio pragmatico o di transizione come il Belgio  che, nonostante i piani di dismissione, ha deciso di estendere la vita operativa di alcuni reattori fino al 2045 per garantire la sicurezza del sistema. Nei PaesiBassi,  sebbene la loro produzione attuale sia marginale (circa il 3%), il governo ha recentemente manifestato l’intenzione di costruire nuovi reattori per centrare gli obiettivi climatici.

Il caso Italia: dalla Piattaforma al dibattito sugli SMR

E l’Italia? Pur essendo un Paese senza centrali attive dopo i referendum, Roma è tornata a guardare con interesse a questa tecnologia. Nel 2023 è stata istituita la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile.  L’obiettivo dichiarato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica non è il ritorno alle grandi centrali del passato, ma l’esplorazione dei cosiddetti SMR (Small Modular Reactors).  Le proiezioni indicano che, entro il 2050, il nucleare di nuova generazione potrebbe coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale.

Una sfida tecnologica e geopolitica

L’indagine Eurostat certifica che il nucleare non è solo una questione di “GWh prodotti”, ma di strategia geopolitica. Solo tre Paesi (Francia, Germania e Paesi Bassi) dispongono di impianti di arricchimento dell’uranio, una competenza tecnica che definisce i rapporti di forza energetica. Mentre l’Europa cerca di definire la sua “tassonomia verde”, il fronte pro-nucleare (guidato dalla Francia e sostenuto da Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria) si scontra con il blocco guidato dalla Germania e dall’Austria, fermamente convinti che l’unica via siano le rinnovabili pure. In questo scenario, i dati parlano chiaro: l’atomo resta una realtà imprescindibile per un quarto dell’Unione. La vera partita si giocherà sulla capacità di innovare, ridurre i costi di costruzione e gestire in modo sicuro il ciclo dei rifiuti, trasformando una vecchia tecnologia nella chiave per un futuro a zero emissioni.

Roberto Greco

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