Nelle sale di Villa Zito a Palermo, sede della Fondazione Sicilia, è in corso la mostra “L’Età dell’Oro – Il gioiello siciliano tra XVII e XIX secolo. Opere, collezionismo e contesti per l’oreficeria contemporanea”, visitabile fino al 24 maggio 2026. L’esposizione è promossa e organizzata dalla Fondazione Sicilia con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, in collaborazione con Sicily Art and Culture s.r.l. a Socio Unico, Banca del Fucino (main sponsor), Civita Sicilia, Associazione Provinciale Orafi- Gioiellieri- Argentieri- Orologiai Confcommercio Palermo e Teatro Massimo.
Presidente della Fondazione Sicilia e del Comitato scientifico della mostra è Maria Concetta Di Natale. La curatela è affidata a Sergio Intorre e Roberta Cruciata. L’allestimento è firmato dall’architetto Barbara Rappa.
La mostra e il percorso espositivo
I gioielli in mostra sono meravigliosi. Spiccano dal fondo scuro delle teche e ci si ferma a guardarli in silenzio, come davanti a un dipinto. Sono opere d’arte e parlano da sole In esposizione ci sono esemplari dal Seicento all’Ottocento, in gran parte provenienti da una collezione privata siciliana. Sono opere realizzate dalle maestranze dell’Isola, tutte riconoscibili per stile e qualità, anche se i marchi compaiono soltanto dalla seconda metà del Settecento. A confronto, lungo il percorso, sono presenti anche opere provenienti da istituzioni museali e realtà ecclesiastiche come la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, il Tesoro della Cattedrale di Palermo, il Museo Regionale Agostino Pepoli, il Museo Diocesano di Monreale, l’Eparchia di Piana degli Albanesi, il Tesoro della Chiesa di Santa Maria a Randazzo, il Tesoro di Santa Venera ad Acireale e altre collezioni private siciliane, come quella degli orafi Fecarotta di Palermo. Il percorso espositivo, organizzato secondo criteri cronologici e tipologici, mette in luce il legame dell’oreficeria siciliana con quella spagnola tra XVI e XVII secolo e, dal Settecento, con quella francese. Un dialogo costante che non cancella mai l’identità dell’Isola, riconoscibile nella ricchezza della policromia, nella varietà delle forme e nella qualità delle lavorazioni.
I commenti dei curatori della mostra, Sergio Intorre e Roberta Cruciata rilasciati a noi de l’altroparlante, aiutano a comprendere meglio il senso dell’esposizione:
«La mostra “L’età dell’oro” – ci spiega Sergio Intorre – si caratterizza per un’impostazione innovativa che va oltre la semplice esposizione di gioielli storici, proponendosi come un vero e proprio racconto culturale sull’oreficeria siciliana e sulla sua fortuna nei secoli. La novità più significativa dell’esposizione risiede nell’attenzione riservata al collezionismo e alle figure di studiosi, antiquari e appassionati che, tra Ottocento e Novecento, hanno contribuito in modo decisivo alla riscoperta, alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio. Attraverso documenti, riferimenti biografici e nuclei di opere selezionate, la mostra restituisce il ruolo centrale di questi protagonisti “silenziosi”, senza i quali molte testimonianze oggi ammirate sarebbero andate perdute. Nel contesto di questa prospettiva storica, spiccano nel percorso espositivo le opere provenienti dai principali santuari dell’Isola, che mettono in luce il legame profondo tra oreficeria, devozione e identità religiosa. Di grande rilievo è la presenza di gioielli appartenenti al tesoro della Cattedrale di Palermo e all’Arcidiocesi di Monreale, che testimoniano l’altissimo livello tecnico e artistico raggiunto dagli orafi siciliani. Il diretto contatto con le opere degli orafi contemporanei che espongono a rotazione mensile in mostra offre l’opportunità di cogliere continuità e trasformazioni nel linguaggio dell’oreficeria. In questo modo, “L’età dell’oro” riesce a intrecciare con equilibrio la dimensione artistica, quella storica e quella collezionistica, offrendo al visitatore non solo una rassegna di oggetti preziosi, ma una riflessione più ampia sulla costruzione della memoria culturale e sul valore della conservazione. Crediamo che il progetto espositivo abbia restituito al gioiello siciliano il suo ruolo di documento vivo della storia, della fede e del gusto dell’Isola».
«La mostra e gli eventi culturali a essa collegati che hanno il merito di arricchirla – aggiunge Roberta Cruciata -, rappresentano per il visitatore un’importante opportunità per entrare in contatto e lasciarsi affascinare dalla storia del gioiello siciliano e da quella del collezionismo pubblico ma soprattutto privato che ne ha preservato bellezza e originalità. I gioielli stupiscono per qualità estetiche ma al contempo narrano legami con eventi storici e religiosi, trasformazioni sociali, usanze e tradizioni, con uno sguardo costantemente rivolto al contesto internazionale. Tutte queste storie saranno raccontate nel catalogo a cui stiamo lavorando».
Ad approfondire l’importanza del gioiello sono le parole di Maria Concetta Di Natale, riportate su uno dei pannelli in mostra:
«Il gioiello, metallo e gemma, materia e luce, arte e tecnica, il gioiello è tutte queste cose, magia e tradizione, piacere e decoro, invenzione e lusso, il gioiello è pure la commistione di tutte queste cose, simbolo e religione, storia e potere, amuleto e medicamento, il gioiello è anche più di tutte queste cose, il gioiello è un segno di privilegio, un linguaggio di bagliori, uno strumento di comunicazione, immediato, costante e insostituibile».
Ed è questa la sensazione che resta uscendo da Villa Zito: il gioiello non è solo ornamento, ma memoria viva. È storia che brilla e continua a parlare. Davanti a quei monili antichi, non si resta colpiti solo dalla brillantezza dell’oro o delle gemme. Si percepisce una densità di storia, di simboli, di identità. Il gioiello non è solo bellezza: è racconto, appartenenza, segno.
Dorotea Rizzo