Electric Power: l’eccellenza siciliana dell’energia che accende futuro e riscatto

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Renato Licciardello, l’imprenditore siciliano alla guida di Electric Power, azienda elettromeccanica di Aci Sant’Antonio, e la sua visione di impresa che coniuga tecnologia, qualità e impegno sociale nell’inclusione lavorativa di persone marginalizzate

Nel cuore dell’area industriale di Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania, pulsa da quasi trent’anni una realtà imprenditoriale che unisce competenza tecnologica e visione sociale. Electric Power S.r.l. nasce il 16 aprile 1997 come azienda elettromeccanica specializzata nella progettazione e realizzazione di quadri elettrici di media e bassa tensione, dispositivi elettrici e chioschi prefabbricati secondo specifiche tecniche avanzate. Oggi è punto di riferimento per clienti nazionali e internazionali come Enel, Terna, Siemens e ABB e può vantare prodotti destinati anche a mercati oltreoceano, grazie a una consolidata attività di Ricerca & Sviluppo e un modello produttivo orientato all’innovazione e alla qualità certificata.

L’inaugurazione dello stabilimento di Acireale di Electric Power

A guidare questo progetto è l’imprenditore Renato Licciardello che, da visionario interprete delle sfide energetiche contemporanee, ha saputo trasformare una piccola realtà siciliana in un’eccellenza industriale con un cuore sociale. Con un fatturato consolidato vicino agli 8 milioni di euro e decine di dipendenti impegnati ogni giorno, Electric Power non si limita a competere in un mercato globale, ma si pone come laboratorio di inclusione.

Una delle scelte più significative, intraprese dall’azienda, è l’inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti, così come di persone segnate da vissuti difficili, compresi ex tossicodipendenti e vittime di violenza di genere. Questo approccio non è retorico, ma operativo: creare percorsi di formazione e occupazione per chi, spesso, viene escluso dai circuiti di lavoro.

Renato Licciardello
Dottore Licciardello, la sua azienda Electric Power nasce come impresa privata, ma nel tempo ha assunto anche un ruolo sociale molto forte. Quando ha capito che fare impresa per lei significava anche creare opportunità di riscatto e di reinserimento?

«Innanzitutto, grazie per questa intervista e per la possibiltà di raccontare la mia storia. Diciamo che i tempi cambiano: ormai l’azienda ha 30 anni. Da quando ho iniziato la mia attività sono cambiate molte regole nel settore commerciale e anche la visione dell’azienda si è evoluta. Con l’avvento delle rinnovabili e della mobilità elettrica abbiamo ampliato lo sguardo, facendo di Electric Power non solo un punto di riferimento per l’energia elettrica in Sicilia, ma anche un’impresa con una visione ampia, adeguata ai tempi che corrono».

L’inserimento lavorativo di detenuti e di ex detenuti è una scelta coraggiosa, soprattutto in un territorio complesso come quello siciliano. Che cosa le ha dato più soddisfazione in questo percorso: l’impatto umano o quello professionale?

«Dal punto di vista sociale stiamo lavorando molto su questo progetto di formazione e inserimento, sollecitando giovani disoccupati e persone che vogliono visibilità nel mondo del lavoro, offrendo competenze e opportunità. Contribuire alla crescita della nostra regione è uno dei nostri obiettivi: non è finalizzato solo a fare reddito, ma a creare opportunità sociali per chi ha avuto difficoltà a causa di scelte sbagliate del passato. L’aspetto umano mi stimola molto di più col passare del tempo».

Spesso si parla di lavoro come strumento di dignità e rinascita. Dal suo osservatorio, che cosa cambia davvero in una persona quando le viene data una seconda possibilità concreta?

«L’esperienza che abbiamo avuto è quella di persone che non credevano possibile una seconda chance: abbiamo visto crescere la stima in se stessi e una grande soddisfazione nel lavoro. È qualcosa su cui bisogna scommettere. Certo, deve esserci supporto esterno: non bisogna scaricare tutto sull’imprenditore, ma creare coesione tra sociale, giudiziario e aziendale per ottenere ottimi risultati».

Pensa che questo modello possa diventare un format replicabile anche da altre aziende in Sicilia e non solo?

«Mi auguro di sì. Spesso si parla tanto nei convegni, ma quando si tratta di creare tavoli concreti emergono difficoltà: sto facendo fatica a coinvolgere un gruppo di imprenditori per estendere questa visione. La Sicilia ha enorme potenziale per diventare un laboratorio di innovazione sociale e imprenditoriale».

Quali sono difficoltà concrete da dover superare?

«Principalmente bisogna abbattere barriere mentali e preconcetti: evitare di pensare che chi ha avuto un passato difficile non possa offrire valore e un contributo nel lavoro e nella società».

Guardando al futuro, quali sono i prossimi progetti imprenditoriali e sociali e che tipo di Sicilia immagina se più imprese scegliessero di assumersi responsabilità civile?

«Un imprenditore deve avere una visione ampia: non penso a ciò che ho fatto ieri, ma a ciò che posso fare domani. Stiamo lavorando su nuovi prodotti e innovazioni. Dal punto di vista sociale, vogliamo creare progetti di inserimento lavorativo per giovani disoccupati, persone con disabilità e chi merita una seconda opportunità. Immagino una Sicilia più inclusiva, un esempio non solo per noi, ma a livello nazionale. È importante dare evidenza a queste realtà che, spesso, non vengono riconosciute come meriterebbero. Questo è il mio sogno siciliano».

Il valore di una seconda possibilità concreta non è teorico, ma emerge dalle storie di chi oggi lavora con dignità, sentendosi parte di un progetto e non solo di un organigramma.

Electric Power si pone così come esempio virtuoso di impresa che dialoga con il sociale senza perdere efficienza e qualità produttiva.

La storia di Renato Licciardello, e di Electric Power, dimostra che fare impresa può significare generare valore economico e sociale allo stesso tempo, contribuendo alla rinascita culturale e alla coesione della comunità. Un modello che parte dalla Sicilia ma può ispirare altre realtà imprenditoriali, oltre i confini regionali.

Federica Dolce

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