Canadair, il coraggio delle donne contro gli incendi in Sicilia

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In Sicilia siamo ancora in piena estate e, come ogni anno, questa stagione ci vede spesso coinvolti in allerta incendi. In fumo migliaia di ettari di macchia mediterranea e, spesso, sotto i riflettori finisce il sistema aereo antincendio, chiamato a operare in condizioni estreme. Piloti, elicotteri e aerei anfibi, tra i quali i Viking Air CL-415 noti ai più come Canadair – dal nome dell’azienda che per prima ha prodotto il bimotore anfibio – diventano protagonisti di una lotta quotidiana contro il fuoco.

Ne sanno qualcosa in Avincis, una delle più grandi aziende a livello mondiale di servizi aerei di emergenza, con una flotta di circa 220 velivoli tra elicotteri (180) e aerei (40), che quest’anno, per conto del Dipartimento di Protezione Civile, si è aggiudicata la gara per la gestione della flotta italiana di 18 CL-415 Canadair.

Mojra Dajana Cannizzo

A contrastare gli incendi a bordo dei Canadair, tra i circa cento piloti, ci sono anche quattro

donne: Mojra Dajana Cannizzo, catanese di 34 anni; Marina Noberasco, di Frosinone, che ha lavorato come copilota sugli MD-82 Meridiana; Cristina Specia, di Carmagnola (TO), che ha volato da istruttrice in una scuola di volo romana; e Giulia Grigoletti, proveniente da un istituto tecnico aeronautico, con esperienza presso una scuola di volo a Verona. Prima di loro, Daniela De Gol, oggi in pensione e veterana del CL-415, poi transitata ai comandi dei B-767.

l’altroparlante ha intervistato Mojra Dajana Cannizzo, prima donna pilota siciliana a bordo di un Canadair.

Dajana, come si diventa pilota di Canadair?

“Possono esserci due strade diverse: la militare e la civile. Nel primo caso, tramite l’Accademia Aeronautica, mentre i piloti civili studiano per ottenere il brevetto. Per quanto riguarda me, dopo essermi diplomata all’Istituto Tecnico Aeronautico A. Ferrarin di Catania e dopo non pochi sacrifici dei miei genitori, che ringrazio, ho conseguito diverse licenze di volo negli Stati Uniti. È necessario essere un pilota con una vasta esperienza di volo su aeromobili ad ala fissa e aver partecipato a concorsi interni riservati al personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (CNVVF), che prevedono un percorso di selezione molto rigoroso, oltre a soddisfare i requisiti di idoneità fisica e psicoattitudinale. Avrei potuto percorrere una carriera nei voli civili, con guadagni maggiori, ma ho rinunciato, rischiando la vita (ogni giorno) insieme ai colleghi, pur di proteggere il nostro ambiente”.

Come avviene l’addestramento?

“È parecchio selettivo e specifico: occorrono circa 6 mesi di voli sia operativi sia dicanadair 2 passaggio macchina. Si consegue il brevetto di ATPL (Airline Transport Pilot License) e sono necessarie 30 ore di volo sul Canadair. Dopo l’abilitazione, per l’operativo servono circa una ventina di voli sugli incendi come membro aggiunto”.

Come scatta la richiesta del Canadair per spegnere un incendio?

“Dal momento in cui viene diramato l’allarme incendio al decollo trascorrono non più di 30 minuti. Una volta raggiunto il luogo, si procede con un volo di ricognizione della zona di intervento, valutando la direzione e l’intensità del vento, oltre alle aree che potrebbero essere attraversate. La procedura di carico acqua, che si chiama scooping (in italiano flottaggio), e scarico è standard: deve essere eseguita in laghi riconosciuti (a bordo ci sono tabelle di descrizione di tutti i possibili laghi italiani) oppure in mare, alla velocità di circa 80 kt, ossia 150 km/h, ali livellate e parallelamente alle onde lunghe o controvento (cresta su cresta) se il vento fosse forte (max 30 kt, circa 50 km/h). Ma resta sempre a discrezione del pilota decidere dove e come rifornirsi d’acqua. Poi lo scarico: 6.140 litri d’acqua in 12 secondi, praticamente una bomba d’acqua, a una velocità di 100 kt (circa 190 km/h) e una quota di 100 ft (30 m). Dopo lo sgancio, via di scampo libera, in discesa”.

Dajana, cos’è che ti entusiasma di questo lavoro? Ogni volo, ogni ammaraggio, ogni sgancio è diverso l’uno dall’altro?

“Esatto. In volo le uniche cose alle quali penso sono essere utile agli abitanti, ai tanti animali che vivono nei boschi, alle piante, alle abitazioni. È una sfida continua. Quando sei lì, impegnata a spegnere incendi delicati, e senti che la gente ha bisogno di aiuto, dici sempre: forza, proviamo a fare un altro sgancio. Anche se ne hai già fatti tanti e dovresti rientrare. Hai sempre la sensazione di fare del bene e di essere vicina alle persone: questo ti spinge a fare sempre di più”.

Non pensi al pericolo di toccare il mare e poi avvicinarti a bassissima quota sul fronte del fuoco?

“La paura c’è, ogni tanto si prendono degli strizzoni, come diciamo noi, ma si passa oltre. Sei appesa a un filo tra cielo, acqua e fiamme, non sai mai come li trovi: a volte il mare è brutto, a volte è brutto il fuoco o ci sono turbolenze, o l’incendio è sotto costa. Capita che entri in acqua e la senti morbidissima, come atterrare su una nuvola di piume. O capita che il mare sia durissimo, con le onde”.

Per un pilota di Canadair qual è il pericolo maggiore nello spegnere un incendio?

“Senza dubbio dobbiamo stare attenti ai fili dell’alta tensione, che spesso non si vedono. Avincis è da sempre sensibile a questo problema, con la richiesta di una mappatura nazionale, con attività di formazione per noi piloti e con la ricerca di tecnologie che ci aiutino nella segnalazione degli ostacoli”.

La presenza di donne pilota di Canadair rappresenta un traguardo importante per l’aviazione italiana nel comparto antincendio.

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