“Donare è donarsi”: la sfida culturale per i trapianti in Sicilia (VIDEO)

Dietro ogni cifra c’è una vita che si spegne ma anche un’altra che può continuare, grazie a un atto di straordinaria generosità. È partendo da questo messaggio che all’università degli studi di Palermo si è svolta l’iniziativa promossa per sensibilizzare soprattutto i più giovani sull’importanza della donazione di organi, sangue e cellule staminali

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 3 minutes

Attese, speranze e a volte delusioni. La difficile strade dei trapianti in Sicilia

Ventisei segnalati, quindici procurati, dodici effettivi e otto opposizioni. Sono i numeri aggiornati delle donazioni in Sicilia diffusi dal Centro regionale trapianti, dati che raccontano una realtà fatta di attese, speranze e scelte che possono cambiare per sempre il destino di altre persone. Dietro ogni cifra, infatti, c’è una vita che si spegne ma anche un’altra che può continuare, grazie a un atto di straordinaria generosità. È partendo proprio da questo messaggio che all’università degli studi di Palermo si è svolta l’iniziativa “Donare è donarsi”, promossa per sensibilizzare soprattutto i più giovani sull’importanza della donazione di organi, sangue e cellule staminali.

Il momento critico si verifica spesso negli uffici comunali. Come spiega Chiara Coticchio del Centro Regionale Trapianti Sicilia, il tasso di opposizione è allarmante: «Al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità… abbiamo più del 44% di ‘no’». Un dato che pone la regione come “fanalino di coda” rispetto al resto del Paese.

A confermare questo divario è Marcello Ciaccio, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia di Palermo, che individua la radice del problema in una carenza comunicativa e culturale: «Il numero di coloro che danno disponibilità a donare i propri organi, e anche i donatori di sangue, sono in percentuale minore rispetto alle altre regioni. È un problema probabilmente anche di minore informazione». Eppure, ricorda Ciaccio, la donazione è «un atto di civiltà, è un atto di solidarietà» fondamentale, poiché per molti pazienti in lista d’attesa, il trapianto rappresenta «l’unica terapia».

Un momento di riflessione e confronto che ha voluto mettere al centro il valore più profondo del dono: la possibilità concreta di offrire agli altri una speranza. A ribadirlo è stato anche il rettore dell’ateneo, Massimo Midiri, che ha definito la donazione un gesto semplice ma capace di richiamare significati fondamentali come il rispetto della vita, la sua prosecuzione e il senso stesso di comunità: «Non dobbiamo accorgerci che c’è un problema di donazione quando sentiamo di fatti di malasanità. È troppo poco. E questo evento di oggi in realtà si inquadra in un meccanismo culturale che vuole vedere al centro l’università come organo di amplificazione anche di tanti bisogni di una popolazione spesso silente».

Ma i momenti più intensi sono arrivati soprattutto dalle testimonianze di chi ha vissuto direttamente l’esperienza del trapianto, racconti carichi di emozione che hanno mostrato con forza quanto una scelta di solidarietà possa trasformarsi in rinascita per chi riceve un organo. Sara Carlozzo, ad esempioha scelto di donare un rene al nipote, un gesto che definisce come «il più semplice che si possa fare». Sfata anche il mito della rinuncia a una vita attiva dopo l’intervento: «Dopo un anno e sono tornata a correre e gareggiare tranquillamente. Faccio una vita regolare». C’è anche la storia di Vita Villi, cui è stato trapianto il fegato all’ISMETT nel 2004, quando aveva appena otto mesi di vita. La sua esistenza è indissolubilmente legata a quella di Giuseppe, un ragazzino siracusano di 14 anni i cui genitori acconsentirono all’espianto. Stringendo tra le mani una felpa appartenuta al suo donatore, racconta il miracolo di quel “sì”: «Grazie a quel sì io ora sono viva, sono qui a fare questa intervista, a parlare con voi, sono qui a vivere la mia vita, a fare il mio lavoro che è quello della recitazione che mi porta grandi soddisfazioni, a sognare e ad innamorarmi».

L’iniziativa è stata organizzata dall’ateneo palermitano insieme al CRT Sicilia, ad Avis Regionale Sicilia e ad Admo Sicilia e grazie alla quale si sono potute ascoltare storie vere, toccanti, che parlano di dolore ma anche di speranza, e che riescono a far comprendere fino in fondo quanto la cultura della donazione sia un patrimonio da costruire e diffondere ogni giorno.

Andrea Maria Rapisarda Mattarella

Ultimi Articoli