Convegno a Palermo: criminalità d’impresa e globalizzazione del reato (VIDEO)

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 3 minutes

“Responsabilità dell’ente ex D.LGS. 231/2001: criminalità d’impresa e globalizzazione del rischio da reato”

È questo il titolo del convegno organizzato da Sicindustria e dalla Camera Avvocati Tributaristi di Palermo, con la collaborazione di Consulting Services Compliance, tenutosi ieri pomeriggio presso la sede di Sicindustria a Palermo.

«Un tema, quello trattato oggi – ha dichiarato il presidente della Camera degli Avvocati tributaristi di Palermo, Angelo Cuva – che già da 25 anni interessa l’attenzione di imprenditori e professionisti, ma che riteniamo debba essere ulteriormente approfondito».

Con l’intervento di esperti e professionisti del settore, sono state approfondite le implicazioni normative e operative legate alla responsabilità amministrativa degli enti, in un contesto economico sempre più complesso e interconnesso.

«Va sviluppata un’ulteriore sensibilità, cioè quella dei modelli organizzativi 231 – ha aggiunto Cuva –. Si tratta di presidi importanti di legalità, per una corretta e virtuosa attività di gestione delle imprese ma anche di prevenzione del rischio del reato, che nella nostra realtà economica e territoriale ha una sua particolare peculiarità. Riteniamo che questo tema vada ulteriormente approfondito in termini informativi: ci sono ancora imprenditori che purtroppo non hanno una conoscenza dell’istituto o comunque lo vedono come un costo piuttosto che come un’opportunità. Per favorire un cambio di passo – conclude Cuva – bisogna sicuramente incentivarlo, anche attraverso misure premiali e adeguando la normativa in termini di adattamento alle diverse realtà. Per ora è previsto una sorta di modello standard, invece bisogna tenere conto del diverso dimensionamento delle imprese: devono adattarsi, ma anche essere messe in condizione di farlo».

Il D.Lgs. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa degli enti, delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica e rappresenta una novità rivoluzionaria nel sistema giuridico italiano.
Per la prima volta in Italia viene introdotta una forma di responsabilità per gli enti – tra cui le aziende – che abbiano tratto un vantaggio o un interesse da un reato commesso da parte di un soggetto appartenente alla stessa organizzazione (amministratori, dirigenti, dipendenti, collaboratori).

«Abbiamo affrontato temi di grande impatto sociale ed economico, di grande rilievo, di patrimoni confiscati – ha dichiarato Francesco Salzano, presidente della Corte Tributaria di 2° grado del Lazio –. Occorre verificare quali sono gli strumenti che l’ente può apprestare e mettere in atto per cercare di attutire questa responsabilità, di attenuarne le conseguenze e di evitare con modelli efficaci di precauzione preventiva per evitare la propria responsabilità. Con il decreto legislativo sulla responsabilità amministrativa 231 del 2001, il legislatore ha inteso aggiungere alla responsabilità penale della persona fisica che materialmente consuma il reato, una responsabilità amministrativa, in capo all’organizzazione aziendale, conseguente ad una “colpa di organizzazione” o “colpa organizzativa”, ascrivibile all’azienda, società, associazione, per il reato commesso da un soggetto apicale o da un soggetto sottoposto».

In sostanza, ai sensi del D.Lgs. 231/01, l’azienda, in quanto organizzazione, viene ritenuta corresponsabile del reato che, comunque, dal punto di vista penale, è ancora attribuito a una o più persone fisiche.

Avv. Massimo Motisi

L’Avv. Massimo Motisi, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, ha portato i saluti del presidente Coa Palermo, Avv. Dario Greco: «Il tema della 231 è interessantissimo – ha dichiarato l’Avv. Motisi –: normativa attuale e forse rivoluzionaria. Il fatto che dopo vent’anni dalla sua introduzione ci troviamo oggi ancora a parlarne come se fosse una novità è qualcosa di strano. Il criterio di imputazione soggettiva in Italia è sempre stato strutturato sulla responsabilità della persona fisica. Ma il mondo è cambiato. Ci sono le grandi aziende, le multinazionali, le grandi società. Una serie di reati – continua l’Avv. Motisi – molto complessi, da quelli fallimentari, societari, ambientali, fino alla sicurezza sul lavoro, che impongono un’organizzazione aziendale estremamente strutturata e organizzata. In questo senso la compliance della 231 può essere uno strumento importantissimo per le aziende, non soltanto per tutelarsi da eventuali sanzioni di carattere penalistico, ma per essere organizzate per competere adeguatamente nel mondo del lavoro e per rispettare anche un codice etico ed i principi di legalità. È anche un’occasione importante, forse sottovalutata dagli avvocati, perché – conclude l’Avv. Motisi – noi avvocati siamo spesso chiamati nella fase patologica, cioè nel processo, quando parte il problema. Invece è importante che le aziende si strutturino in maniera diversa, ottenendo aiuto dai professionisti, che siano avvocati o commercialisti, ad esempio nella fase del modello di organizzazione, nella formazione del personale, nel far parte degli organismi di vigilanza che fanno un lavoro importantissimo per adeguare il modello alle mutate realtà non soltanto aziendali ma normative».

A fare gli onori di casa è stato il vicepresidente di Sicindustria, dott. Luciano Basile, che ha sottolineato:
«Quanto sia importante questo pomeriggio ritrovarci qui con aziende, imprese, avvocati e commercialisti per la 231, a parlare di legalità e imprese».

Fabio Gigante

Ultimi Articoli