Concorso giudici tributari professionali, interviene l’Associazione Magistrati Tributari

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Polemiche sul concorso per l’assunzione di 146 giudici tributari professionali. 

Un Organo di stampa ha evidenziato che solo tre dei “vecchi” Giudici Tributari (quelli onorari), sui 23 che si erano candidati a transitare nella carriera di magistrato tributario professionale, hanno superato la prova scritta.

La notizia è stata data in modo tale da sottolineare la presunta inefficienza dei vecchi giudici nello svolgimento della giurisdizione tributaria. Peraltro con un tono assolutamente sarcastico ed anche offensivo.

Nell’articolo, infatti, si parla di “Un’ecatombe. Il paradosso? Nonostante la bocciatura continueranno a fare i giudici tributari onorari, cioè ad amministrare una giustizia che ogni anno gestisce 30-40 miliardi di euro di contenziosi”. E’ stato affermato pure che “Nel frattempo la giustizia tributaria continuerà a essere gestita da giudici onorari dalle competenze opinabili”.

Al riguardo vale la pena ricordare che per il concorso per magistrato tributario di cui si parla, sono state presentate 11.308 domande anche se solo 438, dopo la prova selettiva, sono stati ammessi alla prova scritta.

Alla fine, gli ammessi alla prova orale sono stati solo 182 e, di questi, solo tre i giudici tributari (onorari), circa il 13% dei 23.

La notizia, oltre che in modo sarcastico, è stata data come fatto allarmante. Un vero scoop.

Ma se si osservano i risultati di altri concorsi per magistrato ordinario o per l’abilitazione per l’esercizio della professione di avvocato, si può facilmente constatare che, per questi concorsi, particolarmente selettivi a causa delle mansioni che i vincitori sono chiamati ad espletare, la percentuale di quelli che l’hanno superato è stata, mediamente, tra il 5% e il 10% dei candidati effettivi (coloro che hanno consegnato gli elaborati). 

Maggiore il numero candidati che hanno superato la prova scritta negli esami di abilitazione per avvocati, quasi la metà dei concorrenti.

Ed allora, se si pensa ai risultati di più di cinquant’anni di giurisdizione tributaria svolta da giudici di diversa estrazione, ma tutti vincitori di un concorso, seppure per titoli, e se si pensa che in questi cinquant’anni la giustizia tributaria è stata assicurata validamente ed in modo quasi gratuito, il giudizio recentemente espresso sulla stampa non pare corretto.

Non solo sul piano meramente statistico, ma anche su quello dell’efficienza passata ed attuale.

La notizia della bocciatura di venti giudici tributari, comunque, non pare possa costituire una sconfitta di questo importantissimo servizio svolto dai giudici tributari, specialmente se si pensa alla complessità della materia affidata a questa giurisdizione, una materia nella quale, certamente, l’esperienza derivante dalle pregresse attività, come l’esercizio di avvocato, dottore commercialista o dirigente dell’Amministrazione Finanziaria, compresa quella dei magistrati “togati”, seppure quasi non retribuita, si è rivelata fondamentale.

L’associazione Magistrati Tributari ha confutato – con apposite argomentazioni – quanto risultante dall’articolo, chiedendo la loro pubblicazione.

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