Comuni Ricicloni 2025: Sinagra guida la Sicilia, ma la raccolta differenziata rallenta

A decretarlo il “Dossier dei Comuni Ricicloni 2025” di Legambiente, che stilato la classifica considerando il rapporto tra raccolta dei rifiuti differenziati e in numero di abitanti

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È stato consegnato a Sinagra lo scettro di comune “riciclone” della Sicilia, che ha raggiunto il 95,7% di raccolta differenziata, confermando il trend positivo avviato dalla città metropolitana di Messina sulla sostenibilità ambientale ed energetica. A decretarlo il “Dossier dei Comuni Ricicloni 2025” di Legambiente, che stilato la classifica considerando il rapporto tra raccolta dei rifiuti differenziati e in numero di abitanti. Sinagra, infatti, risulta è il comune vincitore assoluto tra i comuni sotto i 5.000 abitanti. San Giuseppe Jato (Palermo) invece si attesta primo con il 94% di differenziata smaltita relativamente ai comuni con un numero di abitanti compreso tra i 5.000 e i 15.000.

Gli altri due comuni vincitori assoluti per la categorie sopra i 15.000 e sopra i 50.000 abitanti troviamo Castelvetrano e Mazara del Vallo, entrambi comuni del Trapanese. Una menzione a parte va fatta per Castel di Lucio, altro comune del Messinese, che si è attestato Comune Rifiuti Free” sulla base della minore produzione procapite di rifiuto secco indifferenziato avviato a smaltimento: 10,5 kg di rifiuto indifferenziato per abitante e il 95% di differenziata. Tra i comuni costieri, invece, è Ustica (Palermo) ad attestarsi comune riciclone con il 92,2% di raccolta differenziata.

I comuni Capoluogo e la differenziata

Sempre secondo le classifiche stilate sulla base della minore produzione procapite di rifiuto secco indifferenziato avviato a smaltimento, il capoluogo che si attesta meglio è Enna con il 68,6% di raccolta differenziata A seguire troviamo Ragusa, Trapani, Agrigento e Caltanissetta. Le ultime posizioni della classifica sono occupate dalle città più grandi: Messina, Catania, Palermo e Siracusa.

Le note dolenti permangono dunque quelle delle città di Palermo con il 17,31% e Catania con il 33,55%: di fatto su entrambe, per la rispettiva produzione altissima di rifiuti indifferenziati, continua a ricadere la maggiore responsabilità delle ricorrenti saturazioni delle discariche e quindi dell’export di rifiuti siciliani in altre regioni italiane e all’estero.

Da sottolineare invece la costante crescita di Messina che dal 55,41% passa al 58,57% risultando prima in Sicilia e sesta in Italia fra le grandi città (cioè quelle con popolazione superiore a 200 mila abitanti) per percentuale di differenziata. 

La brusca frenata in Sicilia

La Sicilia è riuscita nell’arco di sei anni, dal 2018 al 2023, era riuscita a passare dal 29,52% al 55,20% di raccolta differenziata, grazie all’impegno di tante amministrazioni comunali e di milioni di cittadini. Nel 2024 si è però registrata una brusca frenata, certificata non solo dallo striminzito aumento dello 0,67% ma anche dal numero dei comuni siciliani al passo con l’obiettivo del 65% imposto sin dal 2012 dalle direttive comunitarie e recepito dalla normativa nazionale: 303 erano queste realtà nel 2023 e tali sono rimaste anche nel 2024. 

«Dopo anni di progressi – dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia – la raccolta differenziata nell’isola sembra essersi fermata. Dal 21% del 2017 si è arrivati al 55,2% nel 2023, ma nel 2024 la crescita è stata appena dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Preoccupa inoltre dopo anni l’aumento della produzione di rifiuti indifferenziati. Questo è il frutto avvelenato di una campagna di propaganda miope, incentrata esclusivamente sulla costruzione di inceneritori, che ha di fatto rallentato il percorso virtuoso intrapreso da amministrazioni e cittadini».

Altro dato in controtendenza rispetto agli anni precedenti è quello dei Comuni Rifiuti Free, cioè quelli in cui la produzione di rifiuti indifferenziati in capo ad ogni abitante è inferiore ai 75 chilogrammi: nel 2020 erano stati 33, nel 2021 erano diventati 55, nel 2022 il totale era passato a 80 e nel 2023 a 98, nel 2024 il totale è cresciuto di una sola unità. 

«Il rischi anzi, la certezza – conclude Castronovo – , è che con l’attuale piano dei rifiuti e la scelta di ampliare le discariche e realizzare gli inceneritori si finiscano per bruciare non solo i rifiuti, ma anche centinaia di milioni di euro e anni di impegno per costruire una vera filiera dell’economia circolare. La Sicilia ha oggi la possibilità di trasformare una cronica emergenza in un’occasione di sviluppo sostenibile, risanamento ambientale e rinascita economica. Sprecarla sarebbe imperdonabile».

Sonia Sabatino 

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