La notizia della scomparsa di Salvatore Massa, per tutti semplicemente Totò, segna la fine di un’epoca per la televisione locale siciliana e, soprattutto, per quella grande famiglia allargata che è la tifoseria del Palermo.
Se ne va a 90 anni un’icona di Tgs Studio Stadio, un uomo che non era solo un “ospite” del pubblico, ma l’incarnazione stessa della passione popolare, genuina e incrollabile.
Il “Dodicesimo Uomo” in Studio
Mentre il calcio moderno si perde spesso in tecnicismi esasperati e fredde statistiche, Totò Massa rappresentava il legame sentimentale con il pallone di una volta. Seduto tra i banchi dello storico programma di Tgs, Totò non guardava la partita: la viveva.
Le sue esultanze, i suoi commenti accorati e quel volto che portava i segni di una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, erano diventati familiari quanto le facce dei calciatori che scendevano in campo al “Barbera”.
Perché Totò era speciale:
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La Fedeltà: Ha seguito il Palermo nelle gioie della Serie A e negli abissi dei dilettanti, sempre con lo stesso piglio.
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L’Autenticità: Non cercava la telecamera. Era la telecamera a cercare lui, perché la sua reazione a un gol o a un rigore sbagliato era la sintesi perfetta del sentimento di un’intera città.
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Simbolo Intergenerazionale: È riuscito a farsi amare dai veterani della tribuna quanto dai giovanissimi della curva, diventando un “nonno” per migliaia di telespettatori.
Un vuoto difficile da colmare
Con la sua coppola d’ordinanza e quel garbo d’altri tempi, Totò ha dimostrato che il calcio non è solo schemi tattici, ma è soprattutto presenza. La sua assenza tra gli spalti virtuali dello studio televisivo renderà le domeniche dei palermitani un po’ più silenziose e decisamente meno colorate.
Oggi il giornalismo sportivo piange una figura che, pur senza aver mai segnato un gol o firmato un contratto da allenatore, ha scritto pagine importanti della storia del tifo organizzato e spontaneo.
“Il calcio è della gente”, si dice spesso. Totò Massa ne era la prova vivente.