È la città di Caltanissetta ad occupare l’ultimo posto nell’Indagine sulla qualità della vita 2025 nelle province italiane realizzata da “ItaliaOggi” e “Ital Communications” che restituisce la fotografia di un Paese in cui il divario tra Nord e Sud non accenna a diminuire come si vorrebbe. Non se la passano meglio, infatti, le altre province siciliane che vengono collocate tutte nella parte più bassa della classifica. In Sicilia, l’unica città in cui la qualità della vita raggiunge la sufficienza è Ragusa.
La classifica di “Italia Oggi – Ital Communications”, in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma, è stilata sulla base di 92 indicatori, suddivisi in nove macro-categorie: affari e lavoro, ambiente, istruzione, popolazione, reati e sicurezza, reddito e ricchezza, salute, sicurezza sociale, turismo e cultura. Alla provincia con il posizionamento migliore vengono assegnati mille punti, mentre zero a quella peggiore.
Secondo Marino Longoni, condirettore di “ItaliaOggi”: «La classifica 2025 dell’Indagine elaborata da ItaliaOggi e Ital Communications conferma tendenze già osservate in passato: le grandi città, soprattutto del Centro-Nord, mostrano una forte capacità di resilienza e di adattamento alle emergenze degli ultimi anni. Purtroppo, si accentua invece il divario tra Centro-Nord e Sud, dove emergono segnali sempre più evidenti di disagio sociale e personale. Milano, da due anni, rimane nelle prime posizioni in classifica e, nonostante risultati molto negativi per l’indicatore relativo alla sicurezza, mantiene salda la sua leadership».
Sulla base di questi parametri la città con la qualità della vita peggiore in Italia è Caltanissetta che si posiziona al 107esimo posto, seguita in negativo da Agrigento al 103esimo posto e Palermo al 99esimo. Di contro ci sono Milano al primo posto, Bolzano al secondo e Bologna al terzo. Tra le nove categorie analizzate, la sanità è quella che ha inciso di più sul risultato finale. Nel 2025 quasi tutte le province italiane registrano in merito un incremento di punteggio: un miglioramento medio superiore ai 150 punti rispetto all’anno precedente. È un dato trasversale, che non riguarda solo il Nord. In molte regioni del Centro e del Sud crescono – seppur di poco – i posti letto, migliorano i tempi d’attesa, si potenziano le reti di prossimità.
Nel “sistema salute” la Sicilia si piazza in generale al 14esimo posto, quindi abbastanza bene, ma entrando nello specifico ci si rende subito conto che qui ci sono tre delle province italiane messe peggio in tema di salute e sanità pubblica. Infatti, secondo la classifica stilata da “Italiaoggi” in base ad un punteggio che va da 0 a 1000, Agrigento raccatta soltanto 277 punti, Trapani ne registra 346 ed Enna 327. Un bel divario se consideriamo che Messina ne ha ottenuti 710. A stupire, però, è Catanzaro che raggiunge in brevissimo tempo la seconda posizione di questa classifica, dimostrando che lavorando con criterio anche le città del Sud possono raggiungere ottimi risultati.
La qualità della vita viene classificata anche in base alle aeree geografiche, ma nessuna provincia siciliana si attesta come “buona” o “accettabile”. Ragusa è la prima di questo slot ed è l’unica provincia siciliana in cui la qualità della vita è definita discreta con un punteggio di 368 su 1000. Poi iniziano le insufficienze: Messina con 209 punti, Trapani con 207, Enna con 170, Palermo (119), Catania (117), Siracusa (110), Agrigento con 91 punti e, infine, la non classificata Caltanissetta.
Sonia Sabatino