L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di lavorare e, per molti dipendenti, significa soprattutto risparmio di tempo. Tuttavia, i benefici non sono sempre pieni. Secondo una nuova ricerca presentata da Workday, una parte significativa dei guadagni di produttività viene assorbita dalla necessità di correggere o rielaborare i risultati generati dagli strumenti di AI.
Lo studio, intitolato “Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI”, è stato presentato in occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Lab di Milano, il primo hub italiano dedicato alla sperimentazione di soluzioni di intelligenza artificiale per la finanza e le risorse umane.
Il quadro che emerge è chiaro, infatti l’AI permette ai lavoratori di risparmiare ore preziose, ma spesso quel tempo viene poi speso per verificare, correggere o riscrivere contenuti generati dalla tecnologia.
Quanto tempo si risparmia grazie all’intelligenza artificiale
In Italia l’uso dell’intelligenza artificiale è ormai diffuso nelle attività quotidiane. Secondo la ricerca il 29% dei lavoratori utilizza l’AI ogni giorno e il 42% la usa più volte a settimana. La percezione di maggiore efficienza è molto alta e il 92% dei dipendenti italiani afferma di essere diventato più produttivo negli ultimi 12 mesi grazie all’AI.
Nel concreto, quasi tutti i lavoratori dichiarano di guadagnare tempo il 52% risparmia tra 1 e 3 ore a settimana e il 42% tra 4 e 7 ore. In pratica, per quattro lavoratori su dieci il tempo recuperato può arrivare fino a un giorno lavorativo a settimana.
Il paradosso della produttività: il tempo perso nella rielaborazione
Nonostante questi vantaggi, emerge un problema crescente dalla qualità dei risultati generati dall’intelligenza artificiale. A livello globale circa il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene perso in attività di rielaborazione. Si tratta soprattutto di correzione di errori, riscrittura di contenuti, verifica delle informazioni, chiarimenti sui risultati prodotti.
In Italia il fenomeno è particolarmente evidente. Un lavoratore su due dedica da una a due ore a settimana a correggere risultati di bassa qualità generati dall’AI. Questo crea quello che gli analisti definiscono un vero e proprio “paradosso della produttività” in cui la tecnologia aumenta la velocità del lavoro, ma non sempre produce risultati migliori.
Più AI significa anche più pressione sui dipendenti
Un altro dato significativo riguarda chi utilizza l’intelligenza artificiale con maggiore frequenza. I dipendenti che la usano ogni giorno sono generalmente molto fiduciosi. Oltre il 90% ritiene che l’AI lo aiuterà ad avere successo nel lavoro. Allo stesso tempo, però, sono anche quelli che devono controllare di più i risultati.
Secondo lo studio il 77% di questi lavoratori revisiona i risultati dell’AI con la stessa attenzione, o maggiore, rispetto al lavoro umano. Il risultato è un aumento del carico cognitivo, legato alla necessità di verificare costantemente l’affidabilità delle informazioni generate dagli strumenti digitali.
La ricerca evidenzia anche una dinamica generazionale, infatti, i lavoratori tra 25 e 34 anni rappresentano il 46% di coloro che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione dei contenuti prodotti dall’AI. Paradossalmente, proprio i dipendenti considerati più esperti di tecnologia sono quelli che finiscono per dedicare più tempo alla verifica e alla correzione dei risultati.
Formazione ancora insufficiente nelle aziende
Uno dei nodi principali riguarda la formazione. Sebbene il 66% dei dirigenti indichi lo sviluppo delle competenze come una priorità, solo il 37% dei dipendenti che affrontano il maggiore carico di rielaborazione dichiara di avere accesso a programmi di formazione adeguati.
A questo si aggiunge un altro problema strutturale, infatti, nella maggior parte delle organizzazioni meno della metà dei ruoli lavorativi è stata aggiornata per integrare l’uso dell’intelligenza artificiale. In altre parole, molti dipendenti utilizzano strumenti avanzati all’interno di modelli organizzativi ancora progettati prima dell’era dell’AI.
Come le aziende possono sfruttare davvero il valore dell’AI
Secondo lo studio, le aziende che ottengono i migliori risultati hanno adottato un approccio diverso. Invece di limitarsi a introdurre nuovi strumenti, reinvestono il tempo risparmiato nello sviluppo delle competenze dei dipendenti e nel miglioramento dei processi decisionali.
Tra i lavoratori che ottengono i risultati migliori grazie all’AI il 57% utilizza il tempo guadagnato per analisi più approfondite e decisioni strategiche e il 79% ha ricevuto maggiore formazione sulle competenze digitali.
Sonia Sabatino