ACLI Palermo promuove un evento culturale e sociale dedicato all’amore, tra teatro, musica e riflessione sulle relazioni. L’iniziativa rientra in un percorso che si svolge dal 14 febbraio all’8 marzo e invita la città a fermarsi per riflettere. Al centro del programma c’è la serata del 27 febbraio alle ore 18.00, alla Sala dei Crociferi di Palermo, con lo spettacolo “Dall’amore che unisce all’amore che ferisce”.
Un titolo chiaro, che non lascia spazio a fraintendimenti. L’amore può essere una forza che costruisce, ma può anche diventare un legame che imprigiona. Può aiutare a crescere oppure trasformarsi in controllo, paura e dipendenza.
La serata sarà costruita come un racconto in undici scene che intrecciano teatro, musica, tango, poesia e momenti di riflessione psicologica. La formula è quella del teatro canzone. Monologhi, brani musicali e dialoghi con professionisti accompagneranno il pubblico lungo le diverse fasi di una relazione: la nascita del sentimento, l’entusiasmo, le trasformazioni, le prime crepe, fino alla consapevolezza che qualcosa non funziona più. Non si parla solo di fine, ma anche di rinascita. Dal silenzio alla parola, dall’isolamento alla condivisione. Lo spettacolo vuole offrire strumenti per riconoscere i segnali di una relazione disfunzionale prima che degeneri. Non è solo un momento artistico, ma uno spazio pubblico di confronto.
ACLI Palermo e il senso dell’impegno sociale
ACLI Palermo è l’espressione territoriale delle ACLI – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, associazione di laici cristiani attiva nel terzo settore. Le ACLI operano attraverso circoli, servizi, patronati, Caf, imprese sociali e progetti culturali. Promuovono partecipazione, cittadinanza attiva e tutela dei diritti, con particolare attenzione alle persone più fragili. All’interno dell’organizzazione è attivo il Coordinamento Donne, che lavora sui temi della parità, della prevenzione della violenza e dell’educazione al rispetto. È proprio il Coordinamento Donne ACLI Palermo ad aver ideato e organizzato l’iniziativa del 27 febbraio.
La scelta del periodo non è casuale. Il progetto si colloca dal 14 febbraio all’8 marzo, tra San Valentino e la Giornata internazionale della donna, due date che richiamano il valore dei legami e la necessità di interrogarsi sul rispetto nelle relazioni. “Dall’amore che unisce all’amore che ferisce” richiama una realtà concreta: l’amore non è sempre sinonimo di benessere. Può diventare possesso, controllo, sofferenza. L’iniziativa intende promuovere educazione affettiva, consapevolezza, emotiva, cultura della libertà e del rispetto e prevenzione delle dinamiche relazionali patologiche
Per comprendere meglio il senso dell’evento abbiamo intervistato la dott.ssa Nunzia Guzzo, responsabile Coordinamento Donne ACLI Palermo che ha ideato e organizzato l’iniziativa del 27 febbraio. Nunzia Guzzo è avvocato esperto in diritto di famiglia, con competenze anche in ambito penale. Nel corso della sua carriera ha svolto il ruolo di pubblico ministero e giudice penale nella magistratura onoraria presso i tribunali di Cefalù, Termini Imerese, Corleone e Agrigento. Da circa trent’anni porta avanti progetti di educazione alla legalità nelle scuole.
Avvocato Guzzo, perché ha scelto di impegnarsi nella prevenzione?
«Perché ho sempre pensato che prevenire sia meglio che intervenire quando il danno è già avvenuto. Lavorando nel diritto di famiglia e nel penale ho visto situazioni difficili. È maturata in me la convinzione che ognuno di noi debba essere parte attiva del cambiamento morale che chiede ai giovani».
Da quanto tempo si occupa di violenza sulle donne?
«Da circa vent’anni mi dedico alla prevenzione della violenza di genere. Ho promosso progetti nelle scuole e organizzato incontri di informazione e sensibilizzazione rivolti ai giovani e agli adulti. È fondamentale abbattere gli stereotipi che alimentano questo fenomeno».
Lei è impegnata anche nel volontariato internazionale.
«Si, da dieci anni sono presidente di Semi di Rosa ODV, un’associazione con sede a Roma che sostiene i progetti di una congregazione religiosa all’estero, soprattutto in Africa. Contribuiamo alla realizzazione di scuole, centri di accoglienza e spazi dedicati ai bambini. È un’esperienza che rafforza il senso di responsabilità verso chi è più vulnerabile».
Come è nato il suo percorso nelle ACLI?
«Ho conosciuto le ACLI attraverso alcuni dirigenti che mi hanno coinvolta nei loro progetti. È stato naturale condividere questo impegno. Oggi sono responsabile del Coordinamento Donne ACLI Palermo e componente del coordinamento regionale e del comitato provinciale ACLI Terra».
Qual è il messaggio che volete lanciare con l’evento del 27 febbraio e a chi si rivolge questo percorso?
«Vogliamo invitare tutti a riflettere sul significato dell’amore. Senza amore non può esserci rispetto e senza rispetto non può esserci pace. Rieducarsi all’amore e alla dignità dell’altro è un passaggio necessario per costruire una società diversa. Questo percorso si rivolge a tutti, non solo ai giovani. Perchè anche gli adulti devono riconoscere le proprie responsabilità. La società è il riflesso dei valori che trasmettiamo. Se vogliamo un cambiamento reale, dobbiamo partire da noi».
Parlare di amore oggi vuol dire parlare di pace e di dignità, educarsi ed educare ai sentimenti, imparare a distinguere ciò che è cura da ciò che è controllo, avere il coraggio di non restare in silenzio davanti ai segnali che fanno male. Vuol dire anche smontare quegli stereotipi che, ancora oggi, giustificano il possesso e trasformano l’affetto in dominio. Una relazione sana non toglie libertà, non isola, non umilia. Fa crescere, sostiene, lascia spazio. È questo il messaggio che ACLI Palermo affida a questa iniziativa. Per raggiungere ognuno di noi.
Dorotea Rizzo
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