Trapani-Birgi: destinati i fondi per il Centro Addestramento per i piloti di F-35A

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 4 minutes

A Trapani-Birgi sorgerà il Centro per l’Addestramento dei Piloti, il Pilot Training Center (PTC), europeo per l’F-35A

Il Ministero della Difesa con una relazione preliminare e determina a contrarre (DAC) resa pubblica il 30 dicembre scorso ma datata 14 ottobre 2025, attraverso ARMAEREO, evidenzia la volontà della Difesa di procedere con un piano articolato destinato a realizzare sull’aeroporto di Trapani-Birgi, il Centro per l’Addestramento dei Piloti – il Pilot Training Center (PTC) – europeo per l’F-35A, aperto alla partecipazione di nazioni aderenti al Programma autorizzando un investimento di 112,6 milioni di euro che farà dello scalo siciliano il primo centro di addestramento internazionale per piloti di F-35 al di fuori degli Stati Uniti e, soprattutto, sarà il terzo reparto dell’Aeronautica Militare a utilizzare il velivolo di quinta generazione stealth dopo il 32esimo di Amendola (FG) ed il Sesto di Ghedi (BS). L’F-35 è un caccia multiruolo di quinta generazione, prodotto dalla statunitense Lockheed Martin, con motore Pratt & Whitney. È progettato per combinare stealth (bassa osservabilità radar), sensori avanzati, integrazione dei dati, capacità di attacco aria-aria e aria-terra, superiorità informativa (cioè raccoglie, elabora e scambia dati tattici) e varie opzioni secondo la versione (decollo normale, corto, verticale). Negli ultimi anni, gli F‑35 sono diventati un elemento centrale nella strategia militare italiana. Non si tratta semplicemente di nuovi aerei da combattimento, ma di una vera e propria rivoluzione tecnologica per l’Aeronautica Militare e per la Marina. L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad avere accesso a questi caccia di quinta generazione, sviluppati negli Stati Uniti dalla Lockheed Martin, e oggi rappresentano uno dei cardini della difesa nazionale e della partecipazione italiana alle operazioni internazionali sotto l’egida della NATO. Attualmente, l’Italia ha già in servizio diverse decine di F‑35, distribuiti tra Aeronautica (varianti F-35A e F-35B) e Marina (variante F-35B). Il numero esatto varia di mese in mese, man mano che nuovi esemplari vengono consegnati. Tuttavia, l’obiettivo del governo, secondo gli ultimi documenti ufficiali, è di arrivare a una flotta di 115 velivoli: 75 nella versione A, e 40 nella versione B secondo il Documento Programmatico Pluriennale Difesa 2024-2026. Un piano ambizioso, che mira non solo a modernizzare completamente la componente aerea del Paese, ma anche a renderla interoperabile con le forze armate degli alleati occidentali. Sul piano operativo, gli F‑35 italiani hanno già avuto un impatto concreto. Sono stati impiegati in missioni di difesa aerea nei paesi baltici, per intercettare potenziali minacce lungo i confini dell’Alleanza Atlantica, e partecipano regolarmente a esercitazioni internazionali. Inoltre, l’Italia ha avviato programmi avanzati di addestramento per i propri piloti, anche con l’obiettivo di formare militari di altri paesi alleati. È il caso del nuovo centro presso il 37° Stormo di Trapani-Birgi, che rappresenta un unicum fuori dagli Stati Uniti. Dopo decenni in cui scalo trapanese ha ospitato prima gli F-104, poi gli F-16 e attualmente gli Eurofighter Typhoon, ospiterà il gemello della Luke Air Force Base in Arizona. Attualmente lo Stormo è pienamente inquadrato nella struttura di sorveglianza e difesa dello spazio aereo nazionale, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, tramite sistemi integrati con quelli degli altri Paesi NATO. Garantisce inoltre tutti i servizi di assistenza al volo, sia per il traffico militare che civile che transita dal “Vincenzo Florio”; sostiene le attività di Protezione Civile, ospitando costantemente un Centro SAR (Ricerca e Soccorso) e, nel periodo estivo, il rischieramento di Canadair per il contrasto agli incendi boschivi; supporta programmi dell’industria aerospaziale italiana. Il 37° Stormo, sede del secondo polo globale di addestramento per i caccia F-35, riporta la Sicilia occidentale al centro di scenari militari internazionali, aprendo un dibattito acceso: tra chi intravede nuove opportunità di sviluppo e chi teme un ritorno alla militarizzazione, con gravi ripercussioni sul turismo e sull’immagine del territorio. L’approvazione formale del Ministero della Difesa e lo stanziamento di 112,6 milioni di euro, traccia un piano incentrato sulla realizzazione delle infrastrutture destinato a completarsi il primo luglio 2029. In particolare al 37° Stormo saranno istituiti il Gruppo di Volo Operativo dell’AM ed un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo, oltre al Centro di Addestramento Comune denominato Lightning Training Center (LTC), ma il focus principale dei lavori in questa fase riguarderà la realizzazione delle infrastrutture e capacità di quest’ultima iniziativa. Il piano evidenzia tre fasi, di cui la prima, prioritaria, che prevede l’attivazione di una capacità parziale di addestramento basata sul Lightning Training Center, seguita dalle altre due che completeranno sia il Gruppo Volo Internazionale Addestrativo, sia il Gruppo Operativo dell’AM. Nella base è previsto il raddoppio del personale, passando dagli attuali 2.000 a circa 4.000 tra militari, tecnici e addetti ai servizi: una vera e propria cittadella internazionale. Il progetto sarà realizzato da una joint venture formata da Leonardo Lockheed Martin, con quest’ultima che fornirà i simulatori e i sistemi di addestramento avanzati, mentre Leonardo sarà responsabile della gestione dei dati ingegneristici classificati in conformità con le normative statunitensi e gli accordi di sicurezza che regolano il programma F-35. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno e si svolgeranno nell’arco di cinque anni ma sono considerati particolarmente urgenti alla luce delle carenze addestrative in Europa relative al programma F-35 e al nuovo contesto di sicurezza internazionale: il mancato raggiungimento nei tempi attesi dell’obiettivo farebbe decadere l’intero significato strategico dell’impresa. La decisione di istituire un centro internazionale di addestramento per piloti di F-35 in Italia si inserisce perfettamente nella strategia nazionale di rafforzamento del ruolo del Paese nel programma, diventando il punto di riferimento per le forze aeree alleate in transizione verso capacità di quinta generazione. Riflette anche la più ampia volontà di Roma di sfruttare il programma F-35 per ottenere ricadute industriali, tecnologiche e occupazionali a lungo termine, da sfruttare in ottica della costruzione del caccia di sesta generazione GCAP. «Ci saranno inevitabili ricadute anche sul settore civile dell’infrastrutturaha dichiarato Salvatore Ombra, presidente di Airgestper intenderci al rifacimento della pista, che risale a 44 anni, uno degli interventi più attesi. Il Centro Addestramento avrà ricadute positive sull’indotto locale. L’Aeronautica Militare qui a Birgi fa un’operazione di presidio. Voglio sottolineare una cosa ben precisa: sui cieli dello scalo trapanese non ci saranno mai esercitazioni con gli F-35, come non ve ne sono oggi con gli Eurofighter e non ce ne sono stati prima con gli F-16 e gli F-104». «Siamo di fronte a un disegno pesante – ha dichiarato Rosalia D’Alì, assessora a Trapani e presidente del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale – che riguarda il nostro territorio e siamo molto preoccupati. In questi anni abbiamo lavorato con impegno per far conoscere Trapani e la Sicilia occidentale come destinazione turistica di qualità, cercando di superare l’immagine legata soltanto alla presenza militare. Avvisaglie di un ritorno alla militarizzazione c’erano già state quando la Difesa ha messo il veto su alcune aree vicino Trapani».

Fabio Gigante

Ultimi Articoli