Palermo, via Tiro a Segno intitolata a Fra Biagio Conte (VIDEO)

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C’è stato un tempo in cui Fratel Biagio Conte dormiva sotto i portici della Stazione Centrale di Palermo, condividendo il freddo, la fame e l’invisibilità con chi non aveva nulla. Da quella scelta radicale, vissuta come testimonianza concreta del Vangelo, è nata la Missione Speranza e Carità, un’opera che negli anni ha accolto migliaia di persone: senza dimora, migranti, ammalati, detenuti, famiglie in difficoltà. Anche negli ultimi anni della sua vita, segnati dalla malattia, Biagio Conte non ha mai smesso di indicare una direzione fatta di umiltà, sobrietà e responsabilità collettiva verso gli ultimi, lasciando a Palermo un’eredità morale che continua a interrogare la città.

targa biagio conteÈ a questa eredità che ieri Palermo ha voluto rendere omaggio con la cerimonia di intitolazione del tratto di via Tiro a Segno, compreso tra Corso dei Mille e via Archirafi, a Fratel Biagio Conte, nel terzo anniversario della sua scomparsa. In piazzetta Tiro a Segno erano presenti, tra gli altri, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, il vicesindaco e assessore alla Toponomastica Giampiero Cannella, insieme ai rappresentanti della Missione Speranza e Carità.

«Non è una giornata di festa, ma una giornata dedicata alla memoria», ha chiarito il sindaco Lagalla, sottolineando come l’intitolazione non sia «un semplice ricamo toponomastico». «Questo è il luogo – ha spiegato – in cui si è realizzato l’incrocio tra i punti di assistenza più importanti della missione di Biagio Conte, a due passi dalla Stazione Centrale che fu l’inizio e il fulcro della sua prima attività di impegno sociale, civile e religioso». Un gesto, ha aggiunto, che vuole rendere stabile il legame tra la città e un’esperienza che «dà a Palermo un sostegno fondamentale nella risposta alla povertà estrema e all’abbandono, con un approccio fatto di solidarietà, religiosità e inclusione, tipico dell’insegnamento di Biagio».

Parole dense di significato anche quelle di Don Pino Vitrano, guida della Missione Speranza e Carità, che ha voluto ribadire il senso profondo del lavoro portato avanti in questi anni: «Noi teniamo a lavorare lasciando sempre al centro Fratel Biagio, rimanendo dietro le quinte, nel silenzio». Un silenzio che, ha detto, qualcuno ha scambiato per assenza: «È come un fiume nel deserto che scorre sotto terra: non si vede, ma c’è». La missione, ha spiegato, continua a occuparsi a 360 gradi di poveri, ammalati e famiglie bisognose, puntando «sulla sostanza, sui fatti e sulle opere, che sono più importanti di tutto», nonostante le difficoltà economiche e organizzative. «La provvidenza non manca – ha concluso – e noi andiamo avanti con parsimonia e responsabilità».

Nel pomeriggio di ieri le iniziative commemorative sono proseguite in via Decollati con un ulteriore momento di riflessione alla presenza di Don Luigi Epicoco, dedicato al ruolo di Fratel Biagio nella Chiesa e alla sua capacità di indicare, con la vita prima ancora che con le parole, un cammino di umiltà, speranza e carità che continua a parlare alla città.

Chi è stato Biagio Conte

Biagio Conte non amava essere chiamato, o considerato, “personaggio”. Preferiva restare ai margini, confondersi tra gli ultimi, lasciare che fossero i fatti, e non le parole, a parlare per lui. Eppure, con la sua morte, Palermo e l’Italia intera perdono una delle figure più radicali e riconoscibili del cattolicesimo sociale contemporaneo: un uomo che ha scelto la povertà non come simbolo, ma come condizione reale di vita.

Nato a Palermo nel 1963, Biagio Conte proveniva da una famiglia borghese. La sua giovinezza, segnata da inquietudini profonde, si trasformò presto in una ricerca spirituale senza compromessi. Negli anni Novanta la svolta: abbandona tutto, intraprende un lungo pellegrinaggio a piedi – fino ad Assisi – e decide di vivere come gli ultimi, tra gli ultimi. Non per testimoniare, ma per condividere.

Da quella scelta nasce la Missione di Speranza e Carità, che negli anni diventerà un punto di riferimento imprescindibile per poveri, migranti, senzatetto ed emarginati a Palermo. Migliaia di persone accolte, sfamate, ascoltate. Nessuna distinzione di provenienza, religione o storia personale. Per Biagio Conte la carità non era assistenzialismo, ma restituzione di dignità.

Il volto di Biagio Conte, segnato dalla barba lunga e dagli abiti consumati, è diventato familiare non solo nelle strade della città ma anche nei momenti di maggiore esposizione pubblica. I suoi digiuni, spesso estremi, erano atti politici prima ancora che spirituali: contro la guerra, contro l’indifferenza verso i migranti, contro le disuguaglianze sociali. Digiuni che interpellavano le istituzioni, la Chiesa, la coscienza collettiva.

Biagio Conte non è mai stato un uomo comodo. Né per la politica né per la società civile. La sua radicalità metteva a disagio, perché non concedeva alibi: mostrava, con il proprio corpo, che un’altra vita è possibile, ma costa fatica, rinuncia, coerenza. Anche il rapporto con le istituzioni ecclesiastiche non è stato sempre semplice, ma nel tempo è maturato un riconoscimento profondo del suo operato, fino all’abbraccio simbolico, e reale, di papa Francesco.

Biagio Conte è morto il 12 gennaio 2023 dopo una lunga malattia, affrontata come aveva vissuto tutto il resto: senza clamore, nella preghiera e nella condivisione. Con lui se ne va una voce scomoda, ma resta un’eredità concreta: strutture, comunità, gesti quotidiani di accoglienza che continuano a vivere oltre la sua presenza fisica.

Palermo ha perso un testimone autentico, uno di quei rari uomini capaci di trasformare il Vangelo in prassi quotidiana, senza mediazioni né scorciatoie. E nel silenzio che ha seguito la sua scomparsa, la domanda che lascia è la stessa che ha incarnato per tutta la vita: quanto siamo disposti, davvero, a sporcarci le mani con la sofferenza degli altri? E soprattutto, basterà un pezzo di strada intitolata alla sua memoria a far redimere questa città?

Samuele Arnone

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