C’è chi dice che i giovani siano fatti per andarsene e chi, invece, crede che restare sia l’atto di coraggio più rivoluzionario di tutti. Ma a Castelbuono, il concetto di “restanza” non è un invito alla staticità: è un movimento che corre veloce. Nei giorni scorsi, la Sala Morici del Museo Naturalistico è diventata il cuore pulsante di un dibattito necessario tra la Consulta Giovanile e il Movimento per il Diritto a Restare. Non si è trattato solo di filosofia, ma di una risposta a un’emorragia demografica documentata: secondo i recenti dati contenuti nel nuovo Rapporto del CNEL sull’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati, oltre 163 mila persone tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’isola tra il 2011 e il 2024. È in questo scenario che si inserisce il Patto per Restare, un documento che ha già unito 60 organizzazioni in tutta l’isola.
Dalle valigie alle istituzioni: trasformare singoli prototipi in un nuovo sistema regionale
Carmelo Traina, membro del coordinamento del Movimento, spiega che l’obiettivo non è creare piccoli spazi isolati, ma cambiare il sistema: «Esistono già delle progettualità che noi vorremmo che si trasformassero da singoli prototipi in delle progettualità che abbracciano la regione intera». L’analisi di Traina si sposta poi sulle cause dell’emigrazione forzata, individuando nell’istruzione il primo vero ostacolo. La scelta di andare via, spesso, è un obbligo dettato dalla mancanza di servizi minimi, come la copertura delle borse di studio universitarie. «La loro mancata copertura è banalmente una negazione di diritto allo studio che porta poi a preferire un altro posto», sottolinea, aggiungendo che a questo si somma la cronica carenza di opportunità lavorative e di trasporti efficienti. Il Movimento, composto prevalentemente da under 30, non punta però il dito solo contro una politica “chiusa nei palazzi”, ma richiama i cittadini e le cittadine a una nuova responsabilità. Traina evidenzia come spesso le persone di buona volontà preferiscano agire dall’esterno invece di entrare nelle istituzioni per portare un cambiamento reale. «Non è una questione di chiusura della politica, ma provare in qualche modo a convincere persone che hanno costruito, e hanno volontà di costruire, a non andare via, ma prendersi la responsabilità di entrarci dentro quelle istituzioni».
Restare è un verbo collettivo: la scommessa dei giovani di Castelbuono
Il segreto per contrastare lo spopolamento in Sicilia non si trova solo nelle grandi riforme, ma nelle radici che si riescono a piantare nel terreno sociale prima di partire. Tra marzo e agosto 2023 è stato somministrato ai giovani madoniti tra i 16 e i 35 anni, un questionario su “come i giovani madoniti percepiscono e valutano il loro territorio”. È stato compilato da 362 persone e dalle risposte sono emerse informazioni interessanti: i giovani che lasciano l’isola per studio o per quella che viene definita una “mobilità sana” tendono a tornare con maggior frequenza se, prima di andare via, facevano parte di un’associazione o di un movimento che li legava profondamente al territorio. «Penso che questa sia la cosa fondamentale su cui investire: dare supporto ai giovani che si incontrano e che cercano in qualche modo di mantenere viva la propria terra», spiega Maria Anna Cannizzaro, presidente della Consulta giovanile di Castelbuono. Non solo. I giovani intervistati hanno una valutazione molto bassa o bassa delle infrastrutture e dei trasporti, della sanità, dell’offerta e delle condizioni di lavoro. Riguardo all’offerta culturale, tempo libero e sport, offerta formativa e istruzione la valutazione è medio\bassa. Valutazione opposta per la qualità dell’ambiente: positiva. Un altro anello debole, servizi e opportunità (valutato abbastanza negativamente), però, l’87% dei soggetti intervistati si è detto disponibile a investire idee, tempo e denaro sulle Madonie se ci fossero condizioni favorevoli. Uno su due degli intervistati vive nel territorio e vorrebbe rimanerci, uno su cinque vive fuori, ma vorrebbe tornare. Dato preoccupante, infine, la mancanza di conoscenza – o solo in parte – delle opportunità che può offrire il territorio, percentuale che raggiunge il 90%.
La sfida dei giovani per abitare il futuro e restare nelle Madonie
È proprio su questo legame che si gioca la partita del futuro, una sfida che vede la Consulta in prima linea, anche nel recente dialogo con il “Movimento per il diritto a restare”. Sebbene l’adesione formale al “Patto” richieda ancora un passaggio burocratico necessario – una delibera assembleare essendo la Consulta un organo istituzionale a tutti gli effetti – lo spirito di collaborazione è già operativo. La strategia è chiara: non servono necessariamente gesti eclatanti: «Basta partire dal piccolo, ed è quello che abbiamo fatto in questi sei anni da quando la Consulta è rinata», afferma Maria Anna, sottolineando come l’obiettivo sia colmare quei vuoti che spesso spingono i ragazzi e le ragazze ad allontanarsi. Uno di questi vuoti è la mancanza di alternative alla routine quotidiana. «I ragazzi dicono spesso: “Cosa facciamo in paese quando non vogliamo andare al bar?”». Per rispondere a questa domanda, la Consulta ha ideato “Vivere l’etica”, un ciclo di incontri dedicato alla memoria di Rosanna Cancilla. Non si tratta di seminari accademici, ma di “chiacchierate con aperitivo” dove esperti affrontano temi delicati come la salute mentale, la comunità LGBTQIA+ o l’endometriosi in un clima informale. Oltre alla cultura e all’etica, l’impegno si estende allo sport e alla creazione di una rete solida tra le realtà madonite. Tuttavia, la volontà di restare deve scontrarsi con ostacoli pratici, primo fra tutti la carenza di collegamenti. «La mobilità è la cosa più importante su cui investire. Se qualcuno da Castelbuono vuole andare al cinema a Cefalù, dobbiamo pensare a trasporti che funzionino».
Mario Catalano