La dipendenza italiana dal gas russo si è drasticamente ridotta negli ultimi anni. Nel 2019 la Russia forniva circa 30 miliardi di metri cubi (circa il 40% del consumo gas italiano). Dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022, le importazioni russe sono crollate a pochi miliardi: nel 2023 si attestavano sui 2,9 Gm³, pari al 5% circa dei consumi. Entro il 2025 i flussi diretti di gas russo verso l’Italia sono praticamente azzerati. Ciò significa che oggi la quota di gas russo sul fabbisogno nazionale è intorno al 5–10%, contro il 40% di qualche anno fa.
Principali alternative al gas russo
Gas naturale liquefatto (GNL) – L’Italia ha aumentato notevolmente le sue importazioni di GNL tramite porti e rigassificatori. Attualmente il GNL copre circa un quarto delle importazioni di gas italiano (circa 14,7 Gm³ nel 2024). I principali fornitori sono Qatar (45% del GNL, ~6,6 Gm³), Stati Uniti (35%, pari a circa 5,2 Gm³) e Algeria (13%). Per gestire questi volumi sono entrate in funzione nuove unità di rigassificazione. Ad esempio la grande nave FSRU Gaslog Italy da 170mila m³ di capacità, operativa da fine 2023 a Piombino, ha importato oltre 2,5 Gm³ nei primi nove mesi del 2024. Un altro FSRU è in arrivo al largo di Ravenna (capacità circa 5 Gm³/anno, operativo dal 2025). Nel complesso la capacità nazionale di rigassificazione crescerà notevolmente, passando dagli attuali 16 Gm³ annui a 28 Gm³ entro la fine del 2025.
Gasdotti da altri Paesi – L’Italia importa ampi volumi di gas attraverso gasdotti congiunti. Il principale fornitore è l’Algeria (via gasdotto TransMed) con circa 23 Gm³ nel 2024, seguita da Libia (circa 1,4 Gm³). Per la fornitura europea il Nord Europa (inclusa la Norvegia via reti europee) ha superato i volumi dal 2022. Inoltre dal 2020 è attivo il gasdotto TAP che porta gas azero in Italia: nel 2023 l’Azerbaigian ha esportato verso l’Italia quasi 10 Gm³ tramite TAP. Grazie a queste rotte l’Italia acquista ormai la maggior parte del proprio gas da Norvegia, Algeria e Azerbajian (rispettivamente il 27%, 11,6% e 11,8% del gas importato nel 2024).
Fonti rinnovabili e risparmio energetico – L’Italia sta puntando molto sulle rinnovabili elettriche (solare, eolico, biomasse, idroelettrico). Nel 2024 la produzione elettrica da fonti rinnovabili supererà quella da fonti fossili. Il Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) stabilisce che entro il 2030 il 40,5% del consumo energetico derivi da rinnovabili, con un taglio del 12% dei consumi totali. Questo implica una riduzione di almeno 8 Gm³/anno dell’uso di metano rispetto ad oggi. Allo stesso tempo sono stati introdotti incentivi all’efficienza e riempiti gli stoccaggi di gas al 98% per aumentare la sicurezza. In sintesi, all’aumentato uso di GNL e gasdotti si accompagna uno sforzo crescente verso rinnovabili ed efficienza per abbassare permanentemente il consumo di gas.
Scelte politiche dopo il 2022 e transizione energetica
Dopo lo shock energetico del 2022, il governo italiano ha adottato misure emergenziali e strategiche. È stato varato un piano di risparmio, coin una riduzione del 9,5% dei consumi gas nel periodo agosto ’22–marzo ’23, e potenziati gli impianti di stoccaggio per raggiungere livelli di riempimento critici. In parallelo si è avviata la diversificazione delle forniture (contratti LNG pluriennali con Qatar, USA, Algeria) e l’accelerazione delle fonti pulite (PNRR, incentivi alle rinnovabili). A valle di questo approccio, la Commissione Europea ha incluso la spinta alle rinnovabili nel piano REPowerEU per l’indipendenza energetica, confermando la linea italiana: la guerra ha reso prioritario il “passaggio massiccio alle energie rinnovabili” come deterrente strategico. Sul versante normativo, il PNIEC 2024 riconosce esplicitamente la necessità di nuove fonti programmabili: a ottobre 2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato una legge delega per esplorare anche la reintroduzione del nucleare (con tecnologie SMR) quale complemento a rinnovabili e idrogeno, garantendo così continuità e basse emissioni.
Implicazioni ambientali delle scelte correnti
L’aumento dell’uso di GNL e di altri gas fossili ha impatti ambientali rilevanti. Se il metano bruciato emette meno CO₂ rispetto a carbone e petrolio, il GNL comporta emissioni aggiuntive: occorre energia per liquefazione/rigassificazione, e in trasporto il metano può disperdersi (effetto serra). I nuovi rigassificatori, come quelli galleggianti di Piombino e Ravenna, comportano inoltre consumo idrico, rumore e rischio di perdite di combustibile. Per queste ragioni gli ambientalisti critici con il piano nazionale sul gas sottolineano che la capacità regasificatrice programmata (quasi triplicata tra 2022 e 2026) non corrisponde alle reali necessità di mercato. Secondo uno studio IEEFA, già nel 2030 la domanda di GNL italiana potrebbe essere inferiore a un terzo della capacità disponibile. Al contrario, le rinnovabili presentano impatti ambientali molto minori: l’energia solare ed eolica hanno emissioni operative quasi nulle e costi ambientali contenuti (a parte il consumo di suolo e le materie prime). Già nel 2024 la produzione verde (30,6% del totale elettrico) ha superato quella fossile, dimostrando i benefici ambientali di puntare sulle FER. In sostanza, mentre le nuove infrastrutture fossili possono portare a emissioni e costi ambientali elevati, le scelte in chiave green abbassano drasticamente le emissioni e migliorano la sostenibilità del sistema energetico italiano.
Geopolitica del gas: Europa, Russia e nuovi partner
Il ridimensionamento del gas russo ha forti implicazioni politiche. L’Italia si è riallineata con le posizioni europee e atlantiche, sostenendo sanzioni e sostegno a Kiev. Le fonti energetiche alternative stanno ridefinendo le relazioni internazionali: oggi in Italia la Russia è solo il 9° fornitore di energia (4,1% delle importazioni totali) preceduta da Algeria, Azerbaijan, Libia e USA. Nel solo settore gas, la Russia è scesa al terzo posto (11,8% delle importazioni di gas nel 2024, dietro Norvegia al 27% e Algeria al 11,6%). Questa diversificazione rafforza i legami dell’Italia con i nuovi fornitori: ad esempio, Meloni ha incontrato nel 2025 il Presidente Trump, riconfermando l’alleanza strategica USA-Italia e l’intenzione di aumentare le forniture di GNL americano. Analogamente, le relazioni con Algeria e Azerbaijan si sono intensificate per garantire i flussi verso il Mediterraneo. A livello UE, si favorisce un mercato comune: la Commissione spinge sull’acquisto aggregato di GNL USA da parte dei Paesi europei. Parallelamente, il gas russo è stato isolato: il transito attraverso l’Ucraina (sospeso dal 2024) e i gasdotti baltici (Nord Stream) sono stati chiusi o danneggiati. Insomma, l’Italia – come l’UE – ha voltato pagina con Mosca sul fronte energetico, puntando su fornitori più affidabili o politicamente più compatibili, rafforzando così la propria sicurezza energetica in un contesto geopolitico ormai profondamente mutato.
Roberto Greco