Alla “Facoltà Teologica di Sicilia” si parla di violenza contro le donne (VIDEO)

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A Palermo, la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia ha dedicato il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, a un incontro che ha messo insieme voci diverse, unite dall’urgenza di affrontare in modo serio la violenza di genere. Una giornata che non guarda al problema come a un semplice tema sociale, ma come a una questione che tocca la radice stessa della dignità umana.

L’obiettivo dell’incontro è stato chiaro sin dall’inizio: non bisogna restare in superficie, ma andare in profondità, ascoltando prospettive professionali differenti e facendo emergere il quadro complesso che sta dietro ogni forma di violenza. Magistrati, avvocati, psicologi, sociologi, educatori e rappresentanti istituzionali si sono confrontati in un dialogo vivo e diretto. Presenti anche alcune scolaresche, associazioni, e, tra i rappresentanti delle istituzioni, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Palermo, Mimma Calabrò.

Don Vito Impellizzeri

Ad introdurre i lavori, alle ore 9 presso l’Aula Magna della Facoltà Teologica di Sicilia , è stato il prof. don Vito Impellizzeri, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, che ha spiegato il motivo per il quale ha voluto realizzare questo incontro: «La motivazione profonda per cui ci occupiamo di questa giornata è data dal bisogno di schierarsi senza compromessi e senza “ma”, dalla parte delle donne che purtroppo subiscono abusi non solo di natura sessuale, ma anche di coscienza, violenze domestiche o violenze sul lavoro. Tutto questo non sempre viene riconosciuto allo stesso livello. Stare dalla parte delle donne significa costruire una cultura della dignità umana, fondata sulla reciprocità tra maschio e femmina, riconoscendo nel genere femminile il passo fondamentale con cui la società può avanzare in modo rapido e preciso verso percorsi di giustizia».

Accanto al Preside hanno portato i loro saluti l’On. Girolamo Turano, assessore all’Istruzione e alla Formazione Professionale della Regione Siciliana, e la dott.ssa Elisabeth Smith, Sindaco di Bolognetta. A guidare il dibattito è stato il dott. Andrea Giostra, psicologo clinico e criminologo, direttore dell’Ufficio Sviluppo e Progettazione della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.

Durante l’incontro, hanno dato il loro contributo vari esponenti della magistratura, dell’avvocatura, psicologi e sociologi.

Tra gli interventi, quello dell’avvocato penalista Luigi Spinosa, vicepresidente della Camera Penale di Termini Imerese, Cefalù e Madonie, che ha offerto un’analisi molto concreta. Ha posto l’attenzione sulla prevenzione e sulla necessità di informare in modo semplice e diretto su quali siano gli strumenti giuridici già disponibili per proteggere chi subisce violenze. Ha spiegato perché, nella pratica, molti strumenti restano poco conosciuti o vengono utilizzati troppo tardi. È entrato nel merito, in maniera non tecnica ma divulgativa, dei presupposti che integrano i reati come i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la violenza sessuale e il cosiddetto revenge porn,

La sala era gremita e il pubblico molto attento. Il confronto ha riunito figure che ogni giorno incontrano questo fenomeno da angolazioni diverse, contribuendo a un’analisi ampia e concreta. Il confronto ha mostrato quanto la violenza sulle donne sia un fenomeno con molte cause che si sovrappongono. I dati sono allarmanti, i femminicidi in Italia aumentano, e nessun settore da solo può analizzare o affrontare davvero un problema così profondo. Servono competenze combinate ad ascolto, formazione e strumenti concreti.

Il significato del 25 novembre: perché è stata scelta questa data

Il 25 novembre è stato scelto come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne per ricordare Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, tre sorelle della Repubblica Dominicana uccise nel 1960 dai sicari della dittatura di Rafael Trujillo. Attive nella denuncia del regime, furono torturate e assassinate e i loro corpi vennero gettati in un dirupo per simulare un incidente, provocando indignazione nazionale e internazionale. Dopo la loro morte il regime cadde. L’unica sorella sopravvissuta, Belgica Adele, si dedicò ai sei nipoti e alla memoria delle “mariposas”, farfalle in spagnolo. Ogni 25 novembre inizia così un periodo di sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere che si conclude il 10 dicembre con la Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

I numeri che raccontano l’emergenza

L’indagine sulla violenza contro le donne – denominata “Sicurezza delle donne” – è lo strumento di rilevazione che, attraverso interviste rivolte a un campione rappresentativo di donne, permette di conoscere l’ammontare delle vittime della violenza maschile, includendo anche le esperienze subite e mai denunciate alle autorità (“sommerso della violenza”). Si tratta di una indagine armonizzata a livello internazionale che produce dati comparabili a livello europeo ed è frutto della collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità (DPO) presso la Presidenza del Consiglio (sulla base dell’Accordo Istat – DPO del 2017). È prevista dalla Legge 53/2022 sulle Disposizioni statistiche per misurare la violenza contro le donne (art.2), nonché dalla Convenzione di Istanbul (2011) e dalla Direttiva (Ue) 2024/1385 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (art. 44). L’Istat ha già condotto l’Indagine sulla violenza contro le donne nel 2006 e nel 2014. La terza edizione è ancora in corso per la parte relativa alle donne straniere che, per la particolare condizione linguistica e culturale, si ritiene opportuno intervistare di persona. Le cittadine italiane, invece, (circa 17.500 persone di16-75 anni) sono state intervistate telefonicamente tra marzo e agosto 2025. Ai fini dei confronti con i dati dell’indagine precedente, condotta nel 2014, alcuni dati presentati fanno riferimento alla fascia di età 16-70 anni. Questo report offre uno sguardo sulle stime preliminari desunte dalla rilevazione in corso, mentre i risultati complessivi verranno divulgati nel 2026, al compimento delle interviste sulle donne straniere.

Almeno una violenza fisica o sessuale sul 31,9% delle donne

Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età: il 18,8% (circa 3 milioni e 764mila) ha subito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali. Le violenze subite variano per livello di gravità: per quelle fisiche si va dalle minacce ai tentativi di strangolamento o soffocamento, mentre per quelle sessuali si passa dalle molestie con contatto fisico non voluto (19,2%) fino agli stupri o ai tentati stupri (5,7%). Le donne subiscono violenza sia nella coppia (12,6% delle donne che hanno o hanno avuto partner) sia al di fuori della coppia (26,5% delle donne) da altri uomini – parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Sono soprattutto gli ex partner a risultare responsabili delle violenze fisiche o sessuali: ciò accade per il 18,9% delle donne che al momento dell’intervista avevano un ex partner. Le donne attualmente in coppia hanno subito la violenza dal marito, convivente o fidanzato nel 2,8% di chi ha un partner. Inoltre, considerando le donne che hanno sia attualmente un partner, che partner passati, lo 0,3% le ha subite da entrambi. Circa 2 milioni 441mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti, il 12,2% delle donne dai 16 ai 75 anni di età. Il 20,8% delle donne ha subito anche almeno una forma di violenza sessuale, circa 4milioni 174mila. Tra queste le molestie fisiche di natura sessuale sono più di 3milioni 800mila, ricevute dal 19,2% delle donne. Le forme più gravi, gli stupri e i tentativi di stupro, circa 705.500, sono state subite dal 3,5% delle donne. All’interno della coppia, 323.530 donne vivono situazioni legate ai maltrattamenti fisici (il 2,2% delle donne attualmente con un partner), 146.271 alle violenze sessuali (l’1%), che sono stupri o tentati stupri in quasi 39mila casi. Sono circa 1milione 720mila le donne che hanno subito violenza fisica da parte dell’ex partner, pari al 15,9% delle donne con un ex. Le violenze sessuali subite dagli ex sono quasi 950mila, pari all’8,7% delle donne che hanno avuto partner in passato. Per violenza da un ex partner si considera sia quella esercitata durante la relazione di coppia sia quella effettuata dopo la fine della relazione di coppia. Tuttavia, nella larga maggioranza dei casi (84,1%) le violenze degli ex partner si sono verificate durante la relazione di coppia. Va sottolineato inoltre che le donne che avevano un partner violento al momento dell’intervista, in quasi la metà dei casi (45,9%) lo hanno lasciato proprio a causa delle violenze subìte, mentre per un altro 26,3% la violenza è stata solo una delle motivazioni della separazione. Il 6,6% delle donne inoltre hanno subito la violenza sia nella coppia sia da parte di altri uomini, e circa un terzo ha subito sia violenze fisiche sia sessuali. L’11,0% delle donne di 16-75 anni sono state minacciate di essere colpite fisicamente , il 10,5% sono state spinte, strattonate, afferrate, è stato loro storto un braccio o sono stati loro tirati i capelli, il 5,6% è stata colpita con oggetti e una quota del tutto analoga è stata schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi; meno diffuse le forme più gravi di violenza fisica come l’uso o la minaccia di usare pistola o coltelli (1,6%) o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione (1,6%). Per la violenza sessuale, emergono al primo posto le molestie con contatto, seguite dai rapporti sessuali non desiderati (4,5%), lo stupro (3,9%), il tentato stupro (3,1%), i rapporti sessuali degradanti e umilianti (1,6%). In misura più ridotta le donne hanno subito rapporti sessuali quando non erano in grado di rifiutarsi e opporsi (1%), sono state costrette o si è tentato di costringerle ad avere attività sessuali con altre persone (0,4%) o hanno subito altre forme di violenze sessuali (0,2%). Alle violenze fisiche e sessuali si aggiungono gli atti persecutori, lo stalking, prevalentemente attuati al momento o dopo la separazione dagli ex partner (14,7%) sia al di fuori della coppia, da parte di altri autori (9%). Per le donne che sono o sono state in coppia va aggiunta la violenza psicologica (17,9%) e la violenza economica (6,6%).

Stupri commessi soprattutto dai partner

I partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50% (fatta eccezione per le minacce), e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 63,8% degli stupri, infatti, è opera di partner (il 59,1% degli ex partner, il 4,7% del partner attuale), il 19,4% di un conoscente e il 10,9% di amici. Solo il 6,9% è stato opera di estranei alla vittima. I tentati stupri, oltre a quelli subiti da parte dell’ex (29,9%), sono perpetrati più da conoscenti (24,1%), amici (13,4%) ed estranei (17,2%). Nel 2025 è stato rilevato per la prima volta, come peraltro avviene in ambito internazionale, una forma di stupro che accade in contesti particolari, quando la vittima non è in grado di rifiutare oppure opporre resistenza perché è stata drogata o è sotto l’effetto di alcool; tale situazione riguarda l’1% delle donne ed è riconducibile in prevalenza a ex partner (38,9%), conoscenti (35,3%), amici (23,4%) e sconosciuti (8,3%). Il 19,2% delle donne ha subito molestie sessuali. Nel 58,7% di questi casi ciò è avvenuto per mano di uno sconosciuto e nel 19,5% da parte di un conoscente». (Istat, periodo di riferimento: Primi risultati anno 2025. Data pubblicazione: 21 novembre 2025).

Questi dati non sono numeri astratti. Riguardano vite spezzate, storie interrotte, famiglie ferite. La Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia considera questa giornata un punto di partenza. L’obiettivo è continuare il confronto, coinvolgere studenti, professionisti e comunità, e fare della formazione uno strumento vivo contro la violenza. L’incontro del 25 novembre ha mostrato che quando competenze diverse si incontrano nasce una lettura più completa del fenomeno, che permette un’analisi più profonda da diverse angolazioni e consente di andare in fondo a un problema che interroga tutti sul rispetto della persona. La sede della Pontificia Facoltà Teologica è stata scelta non a caso: per parlare di dignità umana e di rispetto. È necessario un confronto che aiuti a comprendere, riflettere e capire i problemi che stanno alla radice. Problemi che non si possono semplificare, ma che vanno valutati nell’ottica di imboccare una strada capace di dare risultati concreti di fronte a dati sempre più allarmanti.

Dorotea Rizzo

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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