Sono passati quasi 80 anni dal giorno in cui è stato pubblicato lo Statuto della Regione Siciliana, una norma di rango costituzionale approvata con il R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455.
Abbiamo quindi già vissuto, noi Siciliani, ben ottant’anni di autonomia, anche se, purtroppo, non riusciamo a vedere quei frutti che, nel 1946, si pensava di potere ottenere.
Specialmente i benefici di natura finanziaria e fiscale, stante la disposizione di cui all’articolo 36 del citato Regio Decreto Legge il quale, all’articolo 36, stabilisce che “ 1. Al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione e a mezzo di tributi, deliberati dalla medesima. 2. Sono però riservate allo Stato le imposte di produzione e le entrate dei tabacchi e del lotto.”.
E’ chiaro che di problemi che caratterizzano negativamente la Sicilia ce ne sono in abbondanza, ma una mal celata volontà di “prendere le distanze” da parte del Nord nei confronti del Sud ed una corrispondente “disattenzione” da parte nostra, non trovano alcuna giustificazione.
Una “disattenzione”, per esempio, è quella che ha riguardato l’applicazione della disposizione contenuta nell’articolo 37, quella che prevede l’attribuzione alla Sicilia della parte di gettito affluito presso altre regioni d’Italia ma relativo ad operazioni poste in essere dalle industrie dislocate in Sicilia ma aventi sede altrove, ha determinato la mancata percezione di ingenti somme da parte dell’Erario regionale.
Il citato articolo 37 è quello che stabilisce che “1. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi. 2. L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.”.
Per fare un esempio, se un grande Centro Commerciale ha la sede a Milano ma ha dei centri di vendita a Palermo ed in altre città dell’Isola, non può fare affluire tutto il relativo gettito all’Erario nazionale tramite l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate lombardo, ma è tenuto a pagare, in Sicilia, i tributi corrispondenti al reddito prodotto nella nostra Isola.
La “disattenzione” sulla citata disposizione dello Statuto ha comportato che, per moltissimi anni, questa disposizione, in mancanza della prevista “conferenza Stato – Regione” necessaria per stabilire i criteri per l’individuazione della quota di reddito di competenza della Sicilia, il beneficio previsto dall’articolo 37 non è stato applicato ed i relativi benefici finanziari “regalati” allo Stato centrale.
Ci son voluti ben 59 anni per scrivere, con Decreto Legislativo n. 241 del 2005, le regole che devono presiedere all’assegnazione delle somme di competenze della Regione Sicilia, quelle riguardanti i tributi versati in altre regioni da soggetti passivi che operano nel territorio della Sicilia. Poi, ci sono voluti altri 8 anni per stabilire, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 dicembre 2013, i dettagli per l’acquisizione, da parte dell’Erario regionale, delle suddette somme.
Lo scorso luglio, un altro passo in avanti, sul piano dei vantaggi legati all’autonomia prevista dal nostro Statuto, è stato compiuto.
Il Consiglio dei ministri, infatti, a quasi 80 anni dalla data di introduzione della norma, ha approvato la norma di attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria riconoscendo finalmente alla Sicilia la possibilità di applicare una fiscalità di sviluppo, indispensabile, così come ha affermato il Presidente Schifani, “per attrarre investimenti esterni e favorire anche imprese e cittadini siciliani”.
Secondo il nostro Governatore, anche attraverso convenzioni con l’Agenzia delle Entrate, sarà possibile introdurre esenzioni, detrazioni e deduzioni fiscali per promuovere sviluppo economico, coesione e solidarietà sociale, nonché altre agevolazioni fiscali per i pensionati non residenti che acquistano casa in Sicilia e vi trasferiscono la residenza, come avviene in Portogallo.
Si tratta, certamente, di un notevole passo in avanti che, se si lavorerà con impegno, potrà dare finalmente (dopo 80 anni) piena attuazione allo Statuto.
Ma qui sorge spontanea una domanda. Perché solo ora ? Perché in questi ottant’anni tanto silenzio a danni dei nostri concittadini siciliani ?
Una domanda alla quale si potrebbero dare tantissime risposte e che potrebbe fare apparire eccessiva l’esultanza del Presidente Schifani quando annuncia il pagamento alla Sicilia, da parte di UNICREDIT, da otto anni consecutivi, della fetta di tributi spettanti alla Sicilia, quest’anno pari a 102 milioni di imposte.
Siamo felici della nuova spinta data recentemente da Schifani e dagli altri nostri attuali governanti, ma nello stesso tempo non possiamo non pensare, con tristezza, a tutto quello che, nell’arco degli ultimi ottant’anni, abbiamo perso.
E parliamo non solo dei tributi non versati alla Sicilia da UNICREDIT nel periodo precedente agli otto anni citati, ma anche, e forse principalmente, di tutti i tributi, sempre di spettanza regionale, che, contrariamente al citato Istituto di credito, non vengono versati da altre imprese, anch’esse con sede fuori dalla Sicilia, ma che producono redditi anche nella nostra Isola.
Comunque, nonostante tutto, sperando fortemente di non sbagliare, siamo ottimisti, e vogliamo credere che i recenti interventi regionali abbiano dato un buon impulso ai fini di una sempre maggiore attenzione agli interessi, economici e sociali, dei nostri corregionali, ed anche un impulso a tutte le altre Istituzioni al fine di assicurare, anche in questo settore della nostra economia, il necessario controllo.
Salvatore Forastieri