Il matrimonio è un passo importante, specialmente per chi ha valori cristiani e si sposa in chiesa. Non è per un periodo, ma per tutta la vita: Gesù ha detto nel Vangelo (Mt. 19,6): «Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Ma quando questo sposalizio si fonda sul vero amore e si basa sulla fede di entrambi i coniugi, diventa qualcosa di meraviglioso. Insieme si intraprendono percorsi d’amore, come è successo a Fulvio, 65 anni nativo di Palermo, e Annamaria, 60 anni di Caltanissetta, che hanno cinque figli e una casa missionaria. Ora per capire meglio la loro storia, abbiamo posto loro alcune domande.
Come vi siete conosciuti? Quando avete capito che eravate fatti per stare insieme?
«Io e Anna Maria ci siamo conosciuti a Palermo, in quanto colleghi dell’Orchestra Sinfonica Siciliana. Abbiamo capito che eravamo fatti per stare insieme sin dal primo momento, a causa della stessa sete di Dio e della sua volontà».
Chi sono i bisognosi per voi?
«Oggi più che mai sono coloro i quali hanno fame d’amore, credendo di soddisfarla soffocandola e/o cercandola nel caos della cultura consumistica».
Come fa una famiglia a comprendere la volontà di Dio?
«Sin dal fidanzamento la preghiera è stata, e lo è tutt’ora, il motore del nostro cammino e luogo di intimità con il Signore per capire la Sua volontà. Il matrimonio, in quanto vocazione, porta già in sé una specifica volontà di Dio. Che rende atti i coniugi a camminare sulle orme del Vangelo. Questo dovrebbe essere compreso da tutte le coppie in cammino verso il sacramento delle nozze, per realizzare il progetto fondamentale di Dio: vivere la Chiesa domestica. E, qualora si intuisse una “vocazione nella vocazione” (apostolato particolare nel servizio o in un cammino carismatico), questa nascerà sempre dalla fecondità della vocazione originaria (il matrimonio) e sottoposta saggiamente, come nel nostro caso, ad un discernimento con il proprio direttore spirituale. Di solito si parte da un sogno, un desiderio, un’esigenza di donazione verso altri, purché la coppia si ritrovi nello stesso disegno di vita».
Da venticinque anni praticate accoglienza missionaria in casa. Che cosa significa?
«Quando, nel 1998, ci conobbe l’Arcivescovo mons. Pio Vigo della Arcidiocesi di Monreale, ci invitò a fare della nostra casa un luogo di “esperienza” per coloro che volevano vivere quello che sarebbe diventato successivamente un carisma della Chiesa (l’Arca di Nazareth) per il recupero della Chiesa domestica. La nostra accoglienza missionaria, dunque, è il “Vieni e vedi”: come disse Filippo a Natanaele, che si domandava se da Nazareth potesse venire qualcosa di buono».
Fulvio e Annamaria, da cinque anni, sono ad Assisi. Luogo di perdono e riconciliazione. E’ bello sapere che c’è una coppia di sposi che accoglie i fidanzati per fare un discernimento. E gli sposati per approfondire il sacramento del matrimonio. Ma anche persone separate per ascoltarle e fare comprendere loro che il matrimonio continua anche da separati.
Riccardo Rossi