La storia di una donna: «Prima ero circondata dal buio più estremo. Prima era una lotta alla sopravvivenza. Oggi non è più così. Oggi c’è la luce, riesco a vedere e andare oltre»
Continua l’approfondimento de l’altroparlante nel mondo delle dipendenze, in particolare raccontando delle storie di uomini e donne che hanno cercato e incontrato l’Associazione Amici di San Patrignano Sicilia, per iniziare un percorso di vita nella comunità di San Patrignano.
Ecco un’altra storia. Quella di una donna che è riuscita ad uscire dal tunnel della dipendenza da stupefacenti, rinascendo e ripensando alla sua nuova vita. La sua è una progettualità lucida e piena di speranza. È la storia di O.M., una donna che ha chiesto di non pubblicare il suo nome. Non per vergogna, ma perchè questa potrebbe essere la storia di altre mille donne.
Hai intrapreso il percorso presso la Comunità di San Patrignano. Qual era la tua dipendenza?
«Ho fatto uso di cocaina. Ho fatto uso all’incirca per tre anni. All’inizio era solamente in modo saltuario, poi è diventata una vera e propria dipendenza: arrivavo ad assumere circa 7-8 grammi di cocaina al giorno».
Dopo tutto il cammino che hai affrontato, se guardi indietro, qual è stato secondo te il momento o la causa che ti ha fatto spinto alla dipendenza?
«La causa principale è stata la mia dipendenza affettiva, quando mi sono lasciata col mio ex ragazzo. Ho avuto una brutta esperienza con lui, in quanto era violento con me, mi picchiava. La violenza psicologica che fisica che mi ha turbato. La droga è diventata un rifugio perché nascondevo tutto. La cocaina era il mio modo per anestetizzare i pensieri e i traumi. Il mio rifugio».
Quindi è stata la tua relazione la causa scatenante della dipendenza?
«Sì, è iniziato tutto lì con il mio ex fidanzato. È stato l’inizio del declino psicologico e fisico».
In particolare c’è stato un episodio che ti ha fatto capire che era il momento di chiedere aiuto?
«Ho capito di avere bisogno di aiuto quando ho toccato il fondo: cattive compagnie, debiti, ruberie in casa e malessere fisico per sostanze contaminate. Mia mamma mi disse: “O ti fai aiutare o vai a morire da un’altra parte.” Ho accettato e ho scelto il recupero a San Patrignano».
Che lavoro fecevi per procurarti la droga?
«Lavoravo in un bar che era una copertura per una piazza di spaccio. L’ambiente era degradato, alcune ragazze si prostituivano. Io non sono mai arrivata a questo, mi sono fermata prima, ma era un contesto molto pericoloso».
Come assumevi la cocaina?
«La sniffavo».
Come descriveresti il percorso che hai vissuto con l’associazione Amici di San Patrignano Sicilia?
«Mi ha aiutato tantissimo, soprattutto la dottoressa Eliana con cui ho fatto i primi colloqui. Lei voleva capire di cosa avevo bisogno e se ero pronta al percorso. Poi siamo diventate molto amiche e il suo supporto è durato anche dopo la mia uscita. Questo è stato fondamentale per la mia libertà personale».
Da quanto tempo sei uscita da San Patrignano?
«Il prossimo 9 dicembre sarà un anno che sono uscita da lì».
In questo anno, hai mai più sentito la necessità di drogarti?
«No, assolutamente no. Ci sono stati momenti emotivamente difficili e un periodo di depressione, ma il recupero San Patrignano mi ha dato gli strumenti per non ricadere. La libertà personale è totale».
Quali sono stati i momenti più difficili nel percorso di rinascita e cosa ti ha aiutato a superarli?
«Sono stata a San Patrignano due anni e cinque mesi. Il momento più difficile è arrivato dopo circa un anno, quando ho realizzato chi ero e cosa avevo perso. Ho avuto un crollo e sono fuggita dalla comunità, ma grazie alla mia responsabile Silvia sono tornata. Parlare con qualcuno pronto ad ascoltarmi senza giudicare mi ha aiutato enormemente».
Come vedi il tuo futuro? Cosa significa libertà personale per te?
«La libertà personale, per me, è svegliarmi senza pensare alla droga. È decidere come vivere le giornate. Posso progettare la mia vita. Ho obiettivi e sto ricostruendo tutto, passo dopo passo».
Cosa stai facendo oggi nella tua nuova vita?
«Lavoro in un negozio di abbigliamento come commessa. Sto anche studiando criminologia e, a breve, mi laureerò. Questo è il mio modo concreto di dimostrare la mia rinascita e la mia libertà personale».
Come hai vissuto il ritorno alla vita di tutti i giorni?
«Non è stato facile perchè ho riscontrato pregiudizi e ignoranza sul tema della droga. Parlare di ciò che ho vissuto è fondamentale, soprattutto nelle scuole. Tornando al Sud, ho subito discriminazioni. Ma vado fiera del mio percorso e continuo a lottare».
Il percorso di O.M. è una testimonianza concreta di come il recupero a San Patrignano possa trasformare vite stravolte dalla droga in storie di libertà personale, resilienza e rinascita. Perché alla fine del tunnel dopo il buoi, c’è la luce
Federica Dolce