Anche a Palermo, come in molte città d’Italia, quando cala la sera le vite invisibili, una parte della cittadinanza, si mettono in movimento. Non parliamo dei frequentatori della movida notturna o degli avventori di ristoranti e locali. Ma di quella parte della comunità che si prende cura dei più fragili: coloro che vivono in strada o si trovano in gravi situazioni di vulnerabilità. Sono volti che possiamo incrociare sotto un portico, in un angolo di marciapiede, dietro l’aiuola di un giardino o in un parco accessibile anche la sera. Spesso sono volti smarriti, sguardi che puntano in basso, spenti, ma pronti a riaccendersi davanti a una mano tesa che offre un pasto caldo o un momento d’ascolto. Talvolta, nella vita, si può perdere così tanto che il pensiero più importante diventa trovare del cibo o un riparo per la notte.
Le istituzioni fanno molto, ma non possono fare tutto. È necessario il contributo delle associazioni e delle imprese più virtuose, che donano prodotti o beni utili ai più vulnerabili. C’è bisogno dei volontari che caricano termos di caffè caldo, coperte, kit per l’igiene personale e si dirigono verso stazioni, portici, angoli nascosti dove vivono i senza dimora. In questa rete di associazioni che da anni presidiano il territorio troviamo anche l’Associazione Rotariana Francesca Morvillo Onlus, realtà legata al Rotary International, Distretto 2110 Sicilia e Malta, che da oltre vent’anni si occupa di clochard e famiglie in grave difficoltà socio-economica. Dal tramonto fino a sera inoltrata abbiamo girato la città con loro, accompagnati dal presidente, Giancarlo Grassi, e da alcuni volontari che si alternano durante il mese per coprire il turno del mercoledì.
Abbiamo incontrato uomini e donne che, soli o con figli al seguito, attendono l’arrivo dei volontari con un pasto caldo. Abbiamo raccolto testimonianze di chi aiuta e di chi l’aiuto lo cerca.
La speranza oltre il baratro
Giuseppe, Angelo, Carlo e Rita sono i nomi di fantasia che abbiamo attribuito a chi ha deciso di condividere la propria storia con noi. Percorsi apparentemente diversi, esperienze forti e passaggi difficili dell’animo umano che sembrano però avere un tratto comune: nascono dal dolore di una profonda delusione. Una fiducia tradita che spezza in due l’animo e il corpo. Un dolore che lascia segni profondi, come frustate inferte dalla vita. Una vita che, dopo il dolore, si trasforma in un cammino difficile, incerto e spesso solitario.
È il caso di Giuseppe, un quarantenne palermitano. Una vita complicata: perde i genitori da ragazzo, resta solo, senza affetti sinceri, senza lavoro. Nel 2018, in preda alla disperazione, cade vittima della banda degli spaccaossa, un gruppo criminale che prometteva guadagni a persone fragili e in difficoltà economica in cambio di qualche osso rotto per frodare le assicurazioni. Giuseppe accetta. Ci racconta che non riceverà un centesimo. Pagherà invece con un braccio rimasto slegato dall’avambraccio e una gamba compromessa, per sempre. Non sappiamo quanto sia completo il suo racconto, ma non è questo il punto del nostro incontro. Continuiamo ad ascoltarlo per capire cosa prova, se sa ancora sperare e, soprattutto, di cosa ha bisogno.
«È una vita dura, quella di chi vive in strada» racconta Giuseppe. Una vita ai margini del sistema. Nulla a che vedere con il mito romantico del clochard che sceglie l’esilio sociale per introspezione o avventura: qui non c’è nulla che possa essere scelto. Sono vite subite. Come quella di Rita, ormai più vicina ai settant’anni che ai sessanta, madre di due figli.
Rita proviene da una famiglia del ceto medio palermitano. Un uomo sbagliato entra nella sua vita con modi gentili e galanti. Ma dopo il matrimonio emerge la sua vera natura: violenta, egocentrica. Rita perde, in gravidanza, un figlio a causa delle percosse durante una lite familiare. È un dolore che la sconvolge per sempre. Da allora instabilità, incertezza e sfiducia la accompagnano. Giorni difficili che diventano anni. Occhi segnati dal pianto, un linguaggio spesso permeato di turpiloquio: il segno di una sofferenza profonda, della rabbia per ciò che ha subito. Il lavoro diventa difficile da mantenere, i problemi economici aumentano, i figli che vivono con lei sono sostegno ma, anche, preoccupazione costante. Insieme guardano con timore a un futuro che temono possa essere negato.
Come ombre, questi esseri umani ai margini del mondo appaiono e scompaiono nel passaggio dei loro simili, che corrono frettolosamente. Corriamo tutti, sempre, rischiando di oscurare i più fragili con un’indifferenza forse non voluta, ma comunque crudele. Così crudele come la sorte lo è stata con Carlo.
Carlo è un uomo maturo, in età da pensione. Riceve 520 euro al mese: non un euro di più, non un imprevisto da poter affrontare. Cresciuto in una famiglia agiata di commercianti palermitani, con il cambio delle abitudini sociali e il progresso tecnologico si ritrova, a 56 anni, tagliato fuori dal mercato del lavoro. Per nutrirsi, la sera scende in strada. Ha un tetto sotto cui dormire, ma non riesce a garantirsi tre pasti al giorno. Gli servono i volontari. Servono gli “angeli” che scelgono di vedere ciò che altri ignorano correndo.
Corriamo verso casa, amici, lavoro, senza accorgerci più della presenza degli altri. Siamo noi i “cittadini attivi”, la parte forte e sana della società, quelli che costruiscono il futuro. Ma spesso un futuro che non include tutti. Distratti, talvolta, da un grido d’aiuto, da occhi rigonfi di notti insonni che ci guardano da una panchina o un semaforo. Eppure, basta poco per ritrovare l’umanità: basta rallentare, respirare, ascoltare. Questo fanno i volontari siciliani. Perché, anche in queste vite difficili, il buono c’è: è in chi sceglie di ascoltare urla che spesso sono solo sussurrate, perché anche respirare richiede energie che la sofferenza profonda spegne lentamente.
La solitudine è tra le armi più infime che il dolore sfodera per colpire l’animo umano. È la storia di Angelo: un uomo cagionevole di salute, che ha più cambiato città per lavoro, ha costruito e perso una famiglia. Oggi vive a Palermo, dove è tornato anni fa per curarsi. I figli vivono al nord, con la madre. Ha una pensione dignitosa, ma la pensione non compra compagnia. Spesso chi sta male perde la forza per coltivare le relazioni. Si perde l’entusiasmo, il desiderio di uscire, e si rimane soli.
Lo incontriamo in uno dei punti di distribuzione dei pasti: una fermata bus, un giardino, l’angolo di una strada, un palazzo abbandonato. «Non sono qui per mangiare» ci dice. «Sono qui per stare in compagnia». Ascolta, conforta, forse prova ad aiutare anche sé stesso aiutando gli altri. Il suo male non è più solo una patologia fisica: è la solitudine, il silenzio di una casa vuota, il ricordo sbiadito di una famiglia lontana. Il mondo è ampio, e c’è spazio per ogni fragilità. Troppi vi cercano rifugio ogni giorno.
Una certezza almeno la portiamo via alla fine del giro serale: tutte le persone incontrate sono accomunate da uno sforzo personale, quello di mantenere vivi ricordi felici – spesso d’infanzia – o la fede. Da lì traggono l’energia per continuare a combattere, sopravvivere e desiderare la loro parte di felicità.
Il quadro: senza dimora a Palermo
Secondo i dati più recenti del Comune di Palermo e dei partner del progetto HomelessZero, la città dispone di un dormitorio che accoglie ogni notte circa 35 persone, garantendo posto letto, bagni, docce e il necessario per l’igiene.
Attorno a questa struttura ruota una costellazione di enti del terzo settore e gruppi di volontariato che, soprattutto durante l’emergenza freddo, potenziano i servizi di accoglienza notturna, i ricoveri di urgenza, la distribuzione di pasti e l’assistenza su strada.
Tra questi troviamo la Comunità di Sant’Egidio, gli Angeli della Notte, Le Ali, Croce Rossa, Anirbas, Cammino d’Amore e altre realtà che, coordinate dal il Comune, coprono le diverse notti della settimana. Il mercoledì è il giorno della Rotary International Francesca Morvillo Onlus.
La Rotary International Francesca Morvillo Onlus
Chi sono
L’associazione si definisce «un gruppo di volontari, affiliato al Rotary cittadino, – ci spiega Giancarlo Grassi, presidente dell’associazione – impegnato nell’assistere i senza dimora e nell’aiutare le famiglie meno abbienti». Da oltre vent’anni adotta una linea d’intervento concreta: bassa soglia, prossimità e presenza fisica nei luoghi in cui vivono gli invisibili della città.
Le uscite del mercoledì: cibo, docce, ascolto
Ogni mercoledì sera squadre di volontari – rotariani e non – organizzano i mezzi dell’associazione e i propri, che riempiono con pasti caldi preparati da loro stessi o offerti da attività commerciali. Ma non solo: grazie a un furgone appositamente realizzato offrono un servizio docce con acqua calda, teli, sapone e tutto ciò che serve alla cura personale. Ogni avventore riceve un cambio di indumenti intimi, maschili o femminili a seconda delle necessità. I volontari si muovono tra stazioni ferroviarie, porto e aree abitualmente frequentate dai senza dimora, distribuendo anche coperte, abiti nuovi e sacchi a pelo. E soprattutto: contatto umano e orientamento ai servizi.
I dati forniti da Grassi parlano chiaro: 3.683 pasti distribuiti, 246 docce garantite, 362 kit igienici e 68 set barba in un anno. Numeri che chiamano a una riflessione collettiva e a una collaborazione continua tra pubblico e privato.
Dietro questi numeri c’è una logistica complessa: reperimento delle derrate, preparazione dei pasti, caricamento dei furgoni, gestione del magazzino di vestiti e coperte. Un lavoro silenzioso ma essenziale per trasformare la solidarietà in gesti quotidiani.
L’atelier solidale
Un altro tassello è l’atelier solidale, vicino al centro storico: un piccolo hub dove, due volte a settimana, vengono raccolti e ridistribuiti indumenti e beni di prima necessità. Qui arrivano le donazioni dei cittadini: giacconi, coperte, scarpe, t-shirt, asciugamani e molto altro, che i volontari selezionano per taglia e tipologia per rispondere rapidamente alle richieste della strada o delle famiglie segnalate.
L’associazione gestisce anche un “banco alimentare”, un’operazione settimanale che richiede organizzazione e pianificazione. Centinaia di persone beneficiano del pacco spesa per integrare le proprie risorse familiari.
“Ri-scalda la notte”: la campagna inverno
Con l’arrivo del freddo la Morvillo Onlus lancia la campagna “Ri-scalda la notte”, una raccolta di coperte e indumenti invernali aperta ai soci Rotary e ai cittadini. Il materiale viene redistribuito durante le uscite serali o nella sede di via Francesco Guardione, 7.
La salute in strada: l’ambulatorio medico mobile
Negli ultimi anni l’azione della Morvillo Onlus si è arricchita di una dimensione sanitaria. Dal 2023 è attivo a Palermo un ambulatorio medico mobile nato dalla collaborazione tra l’Ordine dei Medici e la Morvillo Onlus. L’obiettivo iniziale era garantire vaccinazioni antinfluenzali e antipneumococciche alle persone senza dimora, ma il progetto si è ampliato: il camper oggi offre un primo livello di assistenza, triage, orientamento verso cure specialistiche e monitoraggio nel tempo.
Accanto al camper l’associazione sostiene altri presidi sanitari per i meno abbienti, come l’ambulatorio presso l’ospedale Ingrassia, aperto un pomeriggio a settimana per cardiologia e medicina interna.
Una rete che tiene insieme la città
L’esperienza della Morvillo Onlus si intreccia con quella di molte realtà palermitane, laiche e religiose, che scelgono di abitare le periferie esistenziali della città: dai dormitori ai centri di accoglienza, dalle mense sociali alle unità di strada. Nel tempo questa rete ha generato, ancora prima di quello istituzionalizzato, un coordinamento informale ma stabile: le associazioni evitano sovrapposizioni, condividono criticità, segnalano i casi più gravi ai servizi sociali o sanitari.
Il mercoledì sera, nella mappa immaginaria della città, è segnato dal colore dei giubbotti dei volontari della Morvillo. Ma ogni giorno della settimana porta con sé un diverso presidio di umanità.
A Palermo chi vive in strada è ancora troppo spesso una presenza ai margini dello sguardo collettivo. Ma per chi esce ogni settimana con un thermos in mano e un cambio di vestiti nello zaino, quei volti hanno nomi, storie, ricadute e ripartenze.
Le attività della Rotary International Francesca Morvillo Onlus – insieme a quelle delle altre associazioni – raccontano una città che non si rassegna all’indifferenza e prova a costruire, una sera alla volta, una forma concreta di cittadinanza: quella in cui nessuno è davvero “senza dimora” finché c’è qualcuno che aspetta, in strada, con un pasto caldo e la disponibilità ad ascoltare.
Mauro Faso