La storia di Manuel, un bimbo di Calatafimi morto a 9 anni, è molto forte, anche perchè parliamo di una vita santa. Ma andiamo indietro nel tempo. Manuel Foderà aveva solo 4 anni quando gli fu diagnosticato un cancro incurabile. Prima ci fu la reazione disperata di un bambino che non accetta la malattia, poi Prisca, una suora francescana del Vangelo, gli disse che accanto alla sua stanza, in ospedale, vi era una piccola cappella con Gesù. Fu allora che accade qualcosa tra il bimbo e Gesù.
Don Ignazio racconta: «Manuel mi diceva sempre che Gesù gli aveva donato la sofferenza e che aveva bisogno di essa perché insieme dovevano salvare il mondo, dal momento che Gesù lo aveva proclamato GUERRIERO DELLA LUCE. Manuel ha sempre lottato come un vero guerriero, a imitazione di Cristo, fino al dono di tutta la sua vita per la salvezza e la conversione di tutti. Ricordo ancora in maniera viva la grande capacità di sopportazione della sofferenza che aveva, solo per amore di Gesù. Diverse volte mi chiamava la mamma dicendomi di convincere Manuel a prendere almeno la Tachipirina per alleviare i dolori grandi che aveva, ma lui mi rispondeva che voleva aspettare ancora un po’ di tempo prima di prenderla perché Gesù aveva di bisogno della sua sofferenza in quel giorno per salvare le anime».
Nonostante grandi dolori e sofferenze, gli amici quasi mai lo sentirono lamentarsi. A tutti ripeteva che stava bene e, anche nelle peggiori condizioni, trovava sempre un motivo per ringraziare.
Gli ultimi giorni di Manuel furono una sofferenza continua: i valori dell’emoglobina erano talmente bassi che i medici decidono di sospendere le trasfusioni, nonostante ciò, il cuore del guerriero, riescì a battere ancora per quattro giorni, con notevole meraviglia dei medici. La mamma capì subito. «Manuel, hai fatto un altro patto con Gesù vero?» Il piccolo fece cenno di sì. Evidentemente stava offrendo le sue ultime gocce di vita per qualcuno di cui nessuno conoscerà mai il nome. Alla madre aveva disposto ogni dettaglio: quel giorno avrebbe dovuto indossare la tunica della Prima Comunione e ,al posto del cuscino, la sua testa dovrà poggiare sulla Bibbia, aperta al passo di Geremia (17,14) dove sta scritto: ’’Guariscimi, Signore e io sarò guarito; salvami e io sarò salvato, poiché tu sei il mio vanto’’
Disse anche alla madre che, alla sua morte, non avrebbe dovuto piangere e che nessuno dovrà perdersi in pianti e schiamazzi, ma che tutti insieme dovranno raccogliersi in preghiera, sicché i suoi funerali possano rispecchiare la grande festa che lui vivrà nei Cieli. Ora Manuel è servo di Dio ed è stata avviata la sua causa di Beatificazione e Santificazione.
Al papà Giuseppe facciamo alcune domande.
Manuel voleva l’eucarestia da piccolissimo?
«Quando vedeva la mamma fare la comunione era triste perchè la voleva anche lui, ma era troppo piccolo per prenderla. All’età di sei anni padre Mario, il cappellano dell’ospedale, ha capito che poteva esaudire il suo desiderio: Manuel era pronto per la prima Comunione e quindi per l’Eucarestia. Che grande gioia per Manuel».
Manuel ha scritto al Vescovo di Trani chiedendo 5 minuti di silenzio dopo avere ricevuto la comunione, ci illustri meglio?
«Manuel ha chiamato il vescovo dicendo che Gesù gli aveva dato un messaggio: ’’Ciao Vescovo, devi dire ai tuoi sacerdoti di fare almeno cinque minuti di silenzio dopo che danno l’eucaristia e prima della preghiera finale, pensando all’ultimo che fa la comunione, chenon ha neanche il tempo di dire ciao a Gesù».
La testimonianza di tuo figlio come ha cambiato la vita della tua famiglia?
«Manuel ci ha lasciato un testamento spirituale immenso: ci ha detto che tutti devono conoscere la sua vita e il suo amore per Gesù e la Madonnina. Ha chiamato questa missione ‘luce’ e noi camminiamo con lui cercando di fare la sua volontà».
La storia di Manuel ci fa toccare con mano una grande fede in Cristo e come con l’abbandono totale al dolore possono succedere guarigioni meravigliose. Il papà ci racconta che Manuel un giorno, dopo aver preso l’eucarestia ed essere rimasto in raccoglimento per vari minuti, gli comunicò che non avrebbe preso antidolorifici – aveva dolori molto forti perchè era nello stadio terminale del cancro – perché Gesù gli aveva chiesto di soffrire per convertire anche gli uomini dal cuore duro. Giuseppe era molto contrariato. Vedeva il figlio piccolo contorcersi per il dolore. Lo aveva esortato più volte ad assumere antidolorifici fino a quando il piccolo, seccato, disse al padre che non capiva nulla e che aveva fatto questo patto con Gesù per la salvezza delle anime.
A distanza di anni dalla salita in cielo di Manuel, Giuseppe fu contattato da una persona che aveva espresso il desiderio di andare sulla tomba di Manuel per ringraziarlo, sostenendo di aver ricevuto un miracolo. Questo uomo, dopo aver pregato commosso in ginocchio sulla tomba di Manuel, raccontò la sua storia a Giuseppe. Era una persona con forti problemi caratteriali, un vero cuore duro, litigava con tante persone. Dopo aver letto un libro su Manuel rimase colpito. Fece pace con tante persone e, convertitosi, iniziò ad andare a messa. Dopo circa 6 mesi, questa persona richiamò Giuseppe, chiedendo di poter tornare sulla tomba di Manuel con altre persone. Così avvenne. Nell’incontrare Giuseppe, gli comunicò che tutte quelle persone erano quelle con cui si era riconciliato grazie a Manuel. Da qui Giuseppe capì che il sacrificio di Manuel era servito, aveva dato i suoi frutti e a distanza di tempo aveva sciolto il cuore duro di quel signore. Giuseppe ha capito che ogni promessa di Dio è mantenuta. Per conoscere meglio Manuel , vi invitiamo a partecipare a un incontro che si terrà sabato 6 dicembre alla ore 10.30, a Palermo, all’Istituto Salesiano ” Gesù Adolescente” via Giovanni Evangelista di Blasi, n.102/ A.
![]()
Riccardo Rossi