Controlli più rigorosi nelle Confraternite e organismi religiosi su nuovi ingressi. Maurizio Puleo «E’ un processo già in atto da anni: prevenire è responsabilità comune»
È notizia di pochi giorni fa (14 novembre), diffusa attraverso un comunicato stampa sia da Arcidiocesi di Palermo sia da Prefettura del capoluogo, della firma di un Protocollo d’Intesa destinato a rafforzare gli strumenti di prevenzione contro ogni possibile infiltrazione criminale all’interno delle confraternite e degli organismi religiosi locali. Lo hanno firmato l’Arcivescovo Metropolita di Palermo, mons. Corrado Lorefice, e il Prefetto Massimo Mariani, in un accordo che aggiorna e potenzia quello già stipulato nel giugno 2022. L’obiettivo: migliorare i meccanismi di controllo su chi chiede di aderire alle confraternite laicali e su chi entra a far parte dei relativi Consigli Direttivi, garantendo che tali organismi mantengano la loro funzione religiosa, culturale e sociale senza subire condizionamenti esterni.
L’autodichiarazione obbligatoria e i controlli della Prefettura
Il Protocollo introduce un passaggio formale chiaro: chi vuole diventare confrate deve presentare una dichiarazione di assenza di condizioni ostative. La Prefettura è incaricata di verificare la veridicità delle autodichiarazioni, informando l’Arcidiocesi qualora emergessero incongruenze.
Questo meccanismo recepisce quanto stabilito dal Decreto Arcivescovile del 25 gennaio 2019, che vieta l’ingresso a soggetti condannati per reati non colposi, affiliati ad associazioni mafiose o coinvolti in realtà contrarie ai valori evangelici. «La Prefettura è al fianco della Chiesa palermitana nell’affermazione della legalità», ha dichiarato il Prefetto Mariani, sottolineando l’importanza di impedire qualunque forma di strumentalizzazione della meritoria opera svolta dalle Confraternite.
La voce di Maurizio Puleo: «E’ un lavoro che portiamo avanti da anni»
A raccontare cosa avviene “dietro le quinte” è Maurizio Puleo, Presidente Diocesano delle Confraternite di Palermo, che in questi anni ha guidato un’ampia riorganizzazione amministrativa e statutaria del settore. Nell’intervista rilasciata a l’altroparlante, Puleo puntualizza alcuni punti che definiscono, in ragione del recente comunicato stampa, l’impegno che il suo Ufficio porta avanti da tempo ed ha ottimizzato e standardizzato.
«Il Protocollo non introduce novità improvvise, ma formalizza un processo già attivo da tre anni – spiega Puleo – infatti, ogni nuovo confrate, così come i membri dei consigli direttivi, deve presentare un’autodichiarazione sui propri carichi pendenti o condanne. È poi la Prefettura a effettuare i controlli incrociati su tutte le dichiarazioni ricevute». Un dato significativo emerge dalle sue parole:
nella diocesi di Palermo, ad oggi, non si sono registrati casi problematici, salvo un singolo episodio in un comune della provincia.
«Ma la prevenzione – aggiunge Puleo – è un dovere. Questo accordo serve soprattutto a eliminare qualunque dubbio e garantire piena trasparenza».
Più volte è saltata agli onori della cronaca la problematica delle “fermate forzate” durante le processioni organizzate dalle confraternite, sotto abitazioni di mafiosi o comunque di personaggi poco trasparenti. Abbiamo chiesto a Puleo di spiegarci qual è la situazione attuale, che dimensione dare a questi casi che vengono amplificati dai media. «In realtà – spiega e conclude Puleo – si è trattato di pochi casi isolati, e ad oggi, ogni processione in programma è preceduta da un sinergico lavoro d’intesa tra Prefettura, Arcidiocesi e, soprattutto Forze dell’Ordine che prontamente segnalano, in base al percorso programmato, eventuali punti nei quali non sarà possibili fermarsi a prescinderne dalle condizioni di stanchezza dei confrati o consorelle impegnate. Tutto ciò serve a tutelare le stesse confraternite e il valore religioso di questi momenti che coinvolgono interi quartieri e, in alcuni casi, quasi l’intera città».
Un segnale istituzionale importante
Il nuovo Protocollo rafforza la collaborazione tra Stato e Chiesa e indica una direzione precisa: «gli organismi religiosi, soprattutto quelli con forte radicamento popolare, devono essere luoghi di trasparenza, coerenza evangelica e legalità».
Mons. Lorefice lo ha sintetizzato così: chi riveste ruoli di responsabilità nel mondo confraternale deve essere «specchiato testimone di rettitudine».
Per la città di Palermo, dove storia, fede e tradizioni popolari si intrecciano strettamente, questo accordo rappresenta un passo avanti nel rendere le confraternite spazi sempre più sicuri, puliti e credibili agli occhi della comunità.
Un patrimonio storico che guarda al futuro
Le confraternite palermitane rappresentano un frammento prezioso della storia religiosa e civica del territorio. Alcune affondano le radici nel Quattrocento: la più antica ancora attiva, la Confraternita di S. Omobono dei Maestri Sarti, risale al 1485. Il vero periodo d’oro fu però il Settecento, secolo in cui molte delle realtà oggi vive sono state fondate e hanno assunto una funzione sociale centrale nelle comunità locali.
Puleo ricorda anche gli importanti passi avanti compiuti sul piano amministrativo: «unificazione degli statuti, piattaforma di gestione digitale, censimento di circa 20.000 confrati nella sola diocesi di Palermo. Un lavoro che oggi permette controlli più chiari, documentazione ordinata e una maggiore capacità di vigilanza interna».
Le confraternite siciliane rappresentano una delle espressioni più antiche e radicate della religiosità popolare dell’isola. Nate in maggioranza tra Medioevo e Rinascimento, hanno avuto un ruolo fondamentale nel tessuto sociale. Organizzavano opere di carità, sostenevano i più poveri, custodivano tradizioni artigianali e promuovevano forme di partecipazione comunitaria quando ancora non esistevano servizi pubblici strutturati. Sul piano culturale hanno contribuito alla creazione di un patrimonio immateriale unico, fatto di riti, processioni, musiche, simboli e linguaggi condivisi. Molte confraternite conservano archivi, statue, paramenti e documenti di grande valore storico. Preservarle significa difendere la memoria collettiva dei quartieri, mantenere vive tradizioni secolari e garantire che questi organismi continuino a essere luoghi di legalità, coesione sociale e autentica spiritualità.
Mauro Faso