UniPa avvia lo screening per il diabete di tipo 2 e malattie cardiometaboliche

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Individuare i soggetti a rischio per promuovere una cultura della prevenzione e del benessere all’interno della comunità universitaria: sono questi gli obiettivi della campagna di screening avviata dall’Università di Palermo, in collaborazione con il Policlinico “Paolo Giaccone”, che mira a diagnosticare precocemente il diabete di tipo 2 e le malattie cardio-metaboliche.

Il progetto è rivolto a circa 1500 dipendenti del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario (TAB) di UniPa: «L’idea nasce da una costante ricerca del benessere lavorativo. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che una popolazione come la nostra, che supera le 3.000 persone, racchiuda e nasconda delle patologie non diagnosticate. Ed è noto come il diabete di tipo 2 sia una malattia insidiosa perché spesso si manifesta quando i sintomi sono irreversibili o addirittura con danni d’organo molto gravi» precisa Massimo Midiri, rettore dell’Università degli Studi di Palermo, alla presentazione del progetto avvenuta all’interno del Palazzo “Chiaramonte – Steri”.

«In primis, sottoporremo a coloro che vorranno partecipare un questionario mirato a individuare i soggetti a rischio. Laddove, dunque, avremo dei segnali di rischio rispetto al diabete di tipo 2 e alle malattie cardio-metaboliche saranno avviate delle indagini più specifiche – chiarisce ancora il rettore Midiri -. Siamo molto contenti, perché si tratta una campagna nuova, che non è mai stata avviata prima d’ora in questi termini».

Presenti a “Palazzo Steri” anche Manfredi Rizzo, professore ordinario di Endocrinologia di UniPa e responsabile Programma Complesso di Diabete e Prevenzione Cardio-metabolica del Policlinico e Maria Grazia Furnari, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “P. Giaccone”. «Il progetto mira a favorire la salute del singolo per incrementare il benessere generale della comunità universitaria – sottolinea la direttrice Furnari –. Nello stesso tempo, raccoglieremo dei dati sui fattori di rischio per capire quanto essi dipendano da una base genetica e quanto da quella comportamentale».

Sonia Sabatino 

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