Allarme “formica di fuoco” in Sicilia

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 13 minutes

La Sicilia è il primo territorio europeo dove è stato documentato l’insediamento stabile di questa “Specie Aliene Invasiva”

Confermato l’arrivo e l’insediamento in Sicilia della “formica di fuoco”, scientificamente nota come Solenopsis invicta. Nell’isola non rappresenta solamente un allarme ambientale locale, ma segna un evento di portata continentale. La Sicilia è, infatti, il primo territorio europeo dove è stato documentato l’insediamento stabile di questa specie, universalmente riconosciuta come una delle Specie Esotiche Invasive (IAS) più dannose e aggressive a livello globale.

La scoperta storica è stata formalizzata da un team di ricercatori italiani e spagnoli, coordinati dall’Institut de Biologia Evolutiva (IBE) di Barcellona, che nel 2023 ha identificato e documentato la presenza di una popolazione di imenotteri ben radicata. I dati raccolti sono allarmanti: i ricercatori hanno individuato almeno 88 nidi in un’area di circa 5 ettari, localizzata nelle vicinanze della città di Siracusa. Questa localizzazione non è un avvistamento isolato o accidentale, ma la prova inconfutabile di un insediamento attivo e prolifico risalente all’inverno 2022/2023.

La gravità della situazione è amplificata dal suo status legale. Solenopsis invicta è inclusa nella Lista UE delle Specie Aliene Invasive di Interesse Unionale ai sensi del Regolamento (UE) n. 1143/2014. Tale inclusione impone agli Stati membri l’obbligo di adottare misure immediate e rigorose volte alla sua eradicazione. La Sicilia, in virtù della sua posizione geografica e delle sue condizioni climatiche favorevoli, è diventata l’avamposto zero, da cui l’invasione rischia di diffondersi in modo significativo in tutto il bacino del Mediterraneo e, potenzialmente, in vaste aree del continente europeo.

L’identificazione di un numero così elevato di nidi in un’area ristretta suggerisce che la popolazione era già ben stabilita e matura al momento della scoperta, ben oltre una fase iniziale di introduzione. Questa criticità implica che la sua eradicazione immediata era, ed è, vitale per prevenire una crisi continentale. La posta in gioco va oltre la protezione dell’ecosistema siciliano: è in gioco l’efficacia e la reputazione del sistema di biosicurezza e del Regolamento IAS in tutto il blocco comunitario.

Cronaca della diffusione e l’ironicamente “invicta”

L’analisi retrospettiva della diffusione rivela una preoccupante reticenza istituzionale o, quanto meno, una mancata intercettazione precoce da parte dei sistemi di sorveglianza. Le segnalazioni locali di frequenti e dolorose punture nella zona infestata di Siracusa risalirebbero infatti ad almeno il 2019. Questo suggerisce che la specie era presente e probabilmente in fase di consolidamento per diversi anni prima del monitoraggio scientifico ufficiale che ha portato alla sua formalizzazione.

Il nome stesso della specie, Solenopsis invicta, che deriva dal latino “invincibile”, riflette la sua notevole capacità di adattamento, di resistenza e la difficoltà storica nel contenere le sue popolazioni. Gli esperti temono che questa definizione possa avverarsi anche in Europa se la fase iniziale di eradicazione, ritenuta l’unica possibilità di successo, dovesse fallire.

Il percorso di introduzione della formica di fuoco in Sicilia non è stato formalmente accertato, ma le analisi genetiche condotte dal team di ricerca hanno indicato la Cina e gli Stati Uniti come i più probabili luoghi di origine della popolazione introdotta. In entrambi questi paesi, la specie di origine sudamericana è stabilmente diffusa. L’area infestata in Sicilia, che confina con l’estuario di un fiume, si trova a circa 13 km dal porto di Augusta, uno dei principali hub di cargo dell’isola. Questa vicinanza suggerisce fortemente che l’introduzione sia avvenuta in modo involontario, facilitata dal traffico merci e dal trasporto di materiali contaminati, come terra, fieno, o attrezzature agricole, agendo come un vero e proprio “autostoppista”.

Solenopsis Invicta: aggressività e capacità invasiva

La formica di fuoco deve la sua reputazione di specie “invincibile” e la sua minaccia sistemica a una combinazione di fattori biologici e comportamentali unici. Questa specie è altamente sociale e organizza le sue colonie su una scala massiva. Le colonie si distinguono per essere polimorfiche e per la capacità di formare supercolonie, che si traducono in una densità di popolazione altissima e in una logistica di organizzazione estremamente efficiente, rendendo estremamente difficile la loro distruzione e il controllo.

Un elemento chiave della sua invasività è la sua notevole adattabilità ambientale. In Sicilia, S. invicta non ha predatori naturali in grado di contenerne la diffusione e dimostra la capacità di adattarsi sia al clima secco dell’entroterra sia alle condizioni umide costiere. L’accoppiamento tra questa resilienza biologica e il contesto ambientale mediterraneo è particolarmente preoccupante. I modelli ecologici sviluppati dai ricercatori che hanno identificato l’insediamento indicano che l’espansione della formica è fortemente favorita dai cambiamenti climatici in atto. Questo significa che vaste aree dell’Europa meridionale, e forse centrale, sono vulnerabili alla colonizzazione, trasformando la crisi siciliana in una questione di sicurezza ambientale per l’intero continente.

Fattori di diffusione: globalizzazione e involontaria dispersione

Il principale vettore di diffusione di S. invicta è l’attività umana non intenzionale. La specie viaggia letteralmente come “autostoppista” tramite la rete logistica globale. Questo include la contaminazione di container, veicoli di trasporto e, soprattutto, materiali vegetali, suolo, fieno e attrezzature agricole. La mobilità globale delle merci funge da ponte inevitabile per l’arrivo di organismi alloctoni invasivi.

Riconoscendo questo rischio, il Regolamento UE 1143/2014 impone agli Stati membri, ai sensi dell’Articolo 13, di sviluppare e adottare Piani d’Azione incentrati sui pathway prioritari di diffusione involontaria. Questo è un passaggio fondamentale: il fallimento della prevenzione al confine trasforma i porti in potenziali epicentri di crisi biologica. È per questo che la vicinanza dell’area infestata di Siracusa al porto di Augusta ha sollevato l’ipotesi più plausibile sull’origine dell’introduzione. La prevenzione della diffusione secondaria all’interno dell’UE richiede una conoscenza approfondita delle rotte di importazione e la messa in sicurezza delle merci più a rischio di contaminazione.

La finestra di eradicazione: un’opportunità persa?

La strategia cruciale per il contenimento di una specie invasiva così aggressiva è la prontezza d’intervento. Il successo dell’eradicazione è possibile solo se l’intervento avviene nella fase iniziale di diffusione. Il Professor Minissale, associato di Botanica sistematica presso l’Università di Catania, ha espresso chiaramente questo concetto, definendo S. invicta come una specie “impossibile da eradicare se non nella fase iniziale di diffusione“.

Questo monito scientifico si scontra duramente con la cronologia degli eventi. Le evidenze suggeriscono una presenza probabile dal 2019 , ma la Deliberazione della Giunta Regionale per l’eradicazione formale (Delibera n. 242) è stata approvata solo nel luglio 2024. Questo ritardo di quattro o cinque anni rischia di aver sprecato la finestra temporale cruciale. Se l’insediamento si è consolidato in questo lasso di tempo, gli sforzi attuali, per quanto finanziati e coordinati, potrebbero non portare all’eradicazione totale, ma costringere la regione a un oneroso e perpetuo piano di contenimento.

È importante notare che la mancanza di consapevolezza e di prevenzione non è solo recente. La formica di fuoco era stata persino rilanciata come specie ornamentale nel 2000, prima che l’Unione Europea ne vietasse la vendita e la coltivazione. Questo episodio storico sottolinea come la superficialità, l’inesperienza o l’accidentalità nella gestione delle specie esotiche siano spesso alla base di eventi che impoveriscono la biodiversità. Quando le formiche arrivano come “autostoppisti” su merci o terra contaminata , la difesa deve essere attuata principalmente al confine. Il fallimento della notifica tempestiva del focolaio indica che i sistemi di sorveglianza precoce italiani non erano adeguati. L’attuale dipendenza dalla collaborazione civica tramite l’app di segnalazione costituisce una misura riparatoria essenziale, ma non sostituisce un robusto sistema di prevenzione istituzionale.

Danno Ecologico e Minaccia alla Biodiversità

La presenza di Solenopsis invicta in Sicilia rappresenta una minaccia diretta alla biodiversità locale, in quanto le specie esotiche invasive sono considerate una delle cinque principali cause di perdita di biodiversità a livello globale, responsabili di oltre il 60% delle estinzioni.

La formica di fuoco è una specie opportunistica e onnivora. Le sue abitudini alimentari includono la predazione di una vasta gamma di organismi, da invertebrati a piccoli vertebrati e persino piante. La sua diffusione in un ecosistema fragile e ricco come quello mediterraneo mette seriamente a rischio la fauna e la flora locali, specialmente nelle aree limitrofe ai siti di insediamento. Il fatto che il sito iniziale di Siracusa, pur essendo fortemente disturbato, faccia parte di un più vasto sito protetto regionale, aumenta il rischio ecologico. Se le colonie continuano a diffondersi, come indicato da alcuni esperti che segnalano una rapida espansione in varie province del sud-est dell’Isola , si assisterà a una significativa alterazione della catena alimentare e della composizione delle comunità ecologiche indigene.

Rischio sanitario e l’effetto “fiammata”

Oltre alle ripercussioni ecologiche, l’invasione solleva un serio allarme sanitario. Il nome comune della specie, “formica di fuoco” (fire ant), deriva dalla sensazione di bruciore intenso e doloroso, spesso descritta come una vera e propria “fiammata,” provocata dalla sua puntura. Il veleno iniettato è in grado di causare pustole e irritazione cutanea.

Il rischio sanitario è particolarmente acuto per le categorie vulnerabili come bambini, anziani e persone con allergie preesistenti. La puntura può infatti provocare forti reazioni allergiche e, in rari casi, persino shock anafilattico. La gravità di questo rischio è attestata dai dati internazionali: negli Stati Uniti, per esempio, sono stati registrati 85 decessi causati da shock anafilattico dovuti alle punture di S. invicta. L’esperienza australiana, in cui gli esperti hanno stimato che, se la specie dovesse diffondersi, circa 3000 persone potrebbero morire per la stessa causa, rafforza la necessità di misure di salute pubblica immediate.

Per mitigare questo pericolo, la campagna di informazione e comunicazione avviata dalla Regione, incluso lo specifico momento di formazione a Siracusa , è fondamentale. La popolazione deve essere in grado di riconoscere l’insetto, identificare i nidi e sapere come reagire a una puntura.

Conseguenze socio-economiche e costi dell’inazione

L’impatto economico della formica di fuoco è massivo e multidimensionale. La specie può causare danni diretti e significativi al comparto agricolo e zootecnico siciliano. Questo include il danneggiamento delle colture e delle attrezzature agricole, e l’impatto sugli allevamenti. Tali conseguenze aggravano ulteriormente le difficoltà di un territorio già messo a dura prova da siccità e crisi idriche.

A livello internazionale, i costi delle specie aliene invasive sono astronomici, con danni stimati a circa 400 miliardi di dollari a livello globale. L’esperienza di paesi che hanno affrontato l’invasione di S. invicta fornisce una prospettiva chiara sui costi dell’inazione.

In Australia, il governo ha riconosciuto che il mancato contenimento del problema comporterebbe un costo superiore a un miliardo di euro per l’economia. Questo ha giustificato il lancio di un massiccio piano di biosicurezza, con un investimento preventivo di circa 266 milioni di euro (equivalenti a 411 milioni di dollari) per un piano decennale di eradicazione.

Il divario tra il costo potenziale dei danni a lungo termine, stimati nell’ordine del miliardo di euro a livello internazionale, e i costi attuali per il Piano di Eradicazione della Regione Siciliana evidenzia come l’investimento immediato in biosicurezza e interventi di eradicazione aggressiva non sia solo una questione ecologica, ma una necessità economica urgente. La formica di fuoco, insieme ad altre crisi biologiche recenti, come il granchio blu, suggerisce una crescente vulnerabilità italiana alle specie esotiche, con impatti economici cumulativi che non possono più essere ignorati.

Il Quadro Normativo e la Mobilitazione Regionale

L’azione intrapresa dalle istituzioni italiane e regionali è obbligata e dettata dal quadro normativo europeo e nazionale. Il fondamento giuridico è il Regolamento (UE) n. 1143/2014, che stabilisce le disposizioni per prevenire e gestire le specie esotiche invasive, e il Decreto legislativo n. 230/2017 che ne recepisce le norme a livello nazionale.

A livello regionale, l’iter di risposta ha avuto due momenti chiave. Inizialmente, è stata approvata la Deliberazione della Giunta Regionale n. 466 del 22 novembre 2023, recante il “Piano di azione per il contenimento ed il controllo della Solenopsis invicta“. Successivamente, in un’ottica più incisiva, è stata approvata la Deliberazione n. 242 del 4 luglio 2024, che formalizza il “Piano di azione per l’eradicazione della formica di fuoco (Solenopsis invicta) in Sicilia”.

Questo piano è stato concordato e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e si basa su un cronoprogramma di interventi mirati. L’Assessore regionale per il Territorio e l’Ambiente ha confermato che il cronoprogramma è in fase di rispetto e attuazione, rappresentando l’impegno ufficiale del Governo regionale nell’affrontare la prima invasione accertata della formica di fuoco in Italia.

Strategie di intervento e collaborazione scientifico-stituzionale

Il Piano di Eradicazione si fonda su una stretta collaborazione multidisciplinare. La rete di esperti coinvolti include il Dipartimento Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, con la Professoressa Lucia Zappalà in prima linea, l’Università di Enna “Kore”, referente il Prof. Restivo, il Corpo Forestale, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, e il Comitato Scientifico composto da rappresentanti del CREA e altri enti di ricerca.

Le strategie di intervento prevedono l’attivazione di servizi mirati. Il D.D.G. n. 499 del 2025 fa riferimento esplicito a misure di esecuzione e affidamenti per il “servizio” legato al Piano di eradicazione, dimostrando l’avvio delle operazioni sul campo. La natura invasiva della specie richiede l’implementazione di tecniche di eradicazione specifiche, che tipicamente coinvolgono l’uso di esche insetticide mirate, progettate per eliminare l’intera colonia, comprese le regine.

Un elemento innovativo e cruciale della risposta siciliana è il coinvolgimento attivo della popolazione attraverso il monitoraggio civico. È stata lanciata una campagna di comunicazione e una web app geolocalizzata, disponibile sul sito www.formicadifuoco.it, che consente ai cittadini di inviare segnalazioni in tempo reale, corredate di fotografie, in caso di avvistamento di formicaio sospetto. Queste segnalazioni vengono poi analizzate da un team di ricercatori dell’Università di Catania. Questo meccanismo mira a pianificare interventi mirati e a ridurre l’impatto ambientale ed economico. L’Assessore Savarino ha sottolineato che si tratta della prima volta che i cittadini vengono coinvolti attivamente in Italia nel processo di contrasto a una specie aliena invasiva.

Nonostante la mobilitazione di esperti e la volontà politica espressa nelle Delibere del 2023 e del 2024, l’efficacia del piano è subordinata alla rapidità e alla precisione degli interventi. Il successo dell’eradicazione richiede un approccio di zero tolerance e l’azione deve essere più veloce della capacità di diffusione della formica. Se si conferma una rapida espansione in “varie province del sud-est dell’Isola” , questo solleva dubbi sulla possibilità reale di confinare e sradicare l’infestazione, suggerendo che i ritardi iniziali abbiano reso la battaglia molto più ardua.

Il Giudizio di Bruxelles: La Procedura di Infrazione e le Inadempienze Italiane

La diffusione della formica di fuoco in Sicilia non è rimasta una questione interna italiana. La Commissione Europea (CE) ha preso una posizione formale, avviando una procedura di infrazione contro l’Italia, specificamente la Procedura n. 2024/2226. Nel giugno 2025, la CE ha compiuto il secondo stadio della procedura inviando un Parere Motivato.

L’accusa mossa da Bruxelles è di mancato rispetto del Regolamento UE n. 1143/2014, che obbliga gli Stati membri a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. La CE ha criticato la gestione ritenuta inadeguata della formica di fuoco scoperta in Sicilia. L’Italia, in quanto Stato membro, è stata ritenuta inadempiente rispetto agli obblighi imposti da diverse disposizioni del Regolamento, mettendo a rischio l’obiettivo di prevenire, ridurre al minimo e mitigare gli effetti negativi delle IAS sulla biodiversità e sulla salute umana. Il rischio finale per l’Italia è il deferimento alla Corte di Giustizia Europea, con l’imposizione di potenziali sanzioni finanziarie per inadempienze ambientali.

I fallimenti specifici di notifica e azione

La procedura di infrazione individua violazioni specifiche, che sottolineano un grave malfunzionamento nel sistema italiano di sorveglianza e risposta rapida (EDRR). La violazione più critica riguarda la notifica. L’Italia non ha notificato tempestivamente l’individuazione precoce della Solenopsis invicta alla Commissione e agli altri Stati membri, contravvenendo all’articolo 16, paragrafo 2, lettera a), del Regolamento UE 1143/2014. Il ritardo è aggravato dal fatto che, sebbene la scoperta scientifica risalga all’inizio del 2023, la notifica alle autorità nazionali non è avvenuta in modo immediato.

Inoltre, l’Italia è stata contestata per non aver comunicato le misure di eradicazione adottate entro il termine di tre mesi dalla notifica, in violazione dell’Articolo 17 del Regolamento. Questo indica che la risposta ufficiale iniziale è stata giudicata assente o insufficiente per una specie invasiva di tale gravità.

La procedura di infrazione, pertanto, non è una mera sanzione burocratica, ma una critica diretta all’inefficacia del sistema nazionale di biosicurezza. Questa disconnessione tra la comunità scientifica, che ha identificato l’insediamento , e le autorità nazionali competenti ha sprecato la finestra temporale critica per l’eradicazione. L’inadempienza italiana non solo compromette la biodiversità locale, ma espone anche gli altri Stati membri UE al rischio di diffusione della formica, contravvenendo allo spirito di cooperazione richiesto dal Regolamento. Il ritardo ha trasformato un problema regionale, ancora gestibile, in una crisi legale europea con potenziali ripercussioni finanziarie.

Il Precedente Australiano e Statunitense: Il Modello di Guerra

L’esperienza internazionale con Solenopsis invicta fornisce un metro di paragone indispensabile per valutare la sfida che la Sicilia ha di fronte.

Negli Stati Uniti, dove la formica si è stabilita saldamente in gran parte del Sud in meno di un secolo , gli sforzi di eradicazione sono stati in gran parte infruttuosi una volta che la specie ha raggiunto una diffusione su larga scala. Gli Stati Uniti si concentrano ora su costosi e continuativi sforzi di controllo e mitigazione dell’impatto sanitario e agricolo. Questo dimostra che la formica di fuoco, una volta ben insediata, è estremamente difficile, se non impossibile, da sconfiggere.

L’Australia, che ha subito l’introduzione tramite il porto di Brisbane nel 2001 , rappresenta il modello più aggressivo di risposta. Riconoscendo l’enorme impatto potenziale, che secondo un rapporto governativo, potrebbe superare l’effetto combinato di tutti gli altri animali selvatici invasivi come rospi delle canne, gatti selvatici e dromedari, il governo ha lanciato un piano di biosicurezza senza precedenti. L’obiettivo è l’eradicazione totale, con un investimento massiccio. L’esecutivo australiano ha destinato circa 266 milioni di euro (411 milioni di dollari australiani) per il piano decennale, giustificato dal fatto che l’inazione avrebbe un costo economico che supererebbe il miliardo di euro.

Questi precedenti globali rafforzano l’urgenza dell’intervento siciliano: la Formica di Fuoco non è mai stata sconfitta una volta che ha costruito grandi imperi. La differenza tra un investimento straordinario per l’eradicazione e un costo operativo permanente per il contenimento è enorme.

La sfida tecnica dell’eradicazione in Sicilia

Il Piano di Eradicazione siciliano deve confrontarsi con la realtà del campo e le lezioni apprese a livello globale. Tecnicamente, l’eradicazione si basa sull’implementazione strategica di esche insetticide che devono essere irresistibili per le formiche e agire lentamente per consentire il trasporto del veleno all’interno del nido, infettando la regina e la prole. La Professoressa Zappalà e il team di ricercatori sono in prima linea in questa lotta.

Tuttavia, il successo di questa strategia è direttamente proporzionale alla delimitazione dell’area infestata. Se i focolai si sono già diffusi significativamente, come suggerito da segnalazioni che indicano un’espansione verso aree come i Monti di Palermo e il fiume Simeto , l’eradicazione totale diventa un obiettivo quasi irrealistico. In tal caso, gli sforzi dovranno necessariamente passare a un costoso e perpetuo regime di contenimento e gestione, come accade negli Stati Uniti.

La vigilanza sui pathway resta la strategia preventiva più efficace. L’Articolo 13 del Regolamento UE 1143/2014 richiede lo sviluppo di Piani d’Azione sui percorsi di diffusione involontaria. Questo impone alla Sicilia una revisione radicale delle procedure di controllo e quarantena per il suolo, le piante e le merci in ingresso, in particolare nei porti principali ossia Augusta, Catania e Palermo. Non affrontare la vulnerabilità logistica significa ammettere la probabilità di reintroduzioni future.

La Sicilia come test per la biosicurezza europea

L’insediamento confermato di Solenopsis invicta in Sicilia, con l’identificazione di almeno 88 nidi vicino Siracusa , non è solo un disastro ecologico imminente, ma la manifestazione di un fallimento sistemico nella biosicurezza italiana. La crisi deriva da un duplice errore: il fallimento nel monitoraggio e nella prevenzione nei punti d’ingresso, porti e logistica, e, soprattutto, una reazione istituzionale tardiva, sanzionata formalmente dalla Commissione Europea con l’avvio della procedura di infrazione INFR(2024)2226.

Sebbene la Regione Siciliana abbia ora mobilitato risorse e competenze scientifiche attraverso il Piano di Eradicazione 2024 , la battaglia si è trasformata, con ogni probabilità, da un intervento chirurgico di eliminazione a una prolungata e costosa guerra di contenimento. L’invasione della formica “invincibile” funge da campanello d’allarme cruciale per l’intera Europa. La Sicilia è il banco di prova per determinare se l’Unione Europea, e l’Italia in particolare, possiedono la capacità di difendere la propria biodiversità e salute pubblica dagli effetti collaterali non intenzionali della globalizzazione e dei cambiamenti climatici.

Raccomandazioni per il rafforzamento del piano

Sulla base delle analisi e delle criticità emerse, si delineano le seguenti raccomandazioni proattive per rafforzare la risposta alla crisi:

1. Rafforzamento Immediato della Biosicurezza Portuale e Logistica: È imperativo concentrare investimenti e personale nella sorveglianza e nella quarantena delle merci a rischio. Questo include l’ispezione rigorosa e la disinfestazione preventiva di terriccio, piante ornamentali, legname e container in transito o in ingresso nei principali porti siciliani. L’adempimento all’Articolo 13 del Regolamento UE 1143/2014, attraverso l’adozione di Piani d’Azione specifici sui pathway di diffusione involontaria, deve essere prioritario per prevenire reintroduzioni o la diffusione verso l’Italia continentale e l’Europa.

2. Integrazione Protocolli e Risposta Rapida (EDRR): Si rende necessario l’istituzione di protocolli vincolanti che impongano la notifica immediata e automatica alle autorità nazionali e a Bruxelles di qualsiasi rilevamento di specie IAS di interesse unionale da parte delle reti scientifiche e universitarie. Questo supererebbe la lentezza burocratica che ha causato la procedura di infrazione. Il sistema di Early Detection and Rapid Response deve essere rapido e prevedere l’attivazione automatica di misure di eradicazione entro le 12 settimane previste dall’Articolo 17, non sei anni dopo la probabile introduzione.

3. Sostegno Economico Strutturale e Richiesta di Fondi UE: Considerando l’elevatissimo costo a lungo termine del contenimento e il potenziale danno economico di oltre un miliardo di euro stimato dai precedenti internazionali, il Piano di Eradicazione siciliano deve essere sostenuto da un finanziamento strutturale garantito per i prossimi 10 anni. L’Italia dovrebbe richiedere fondi specifici all’Unione Europea, attraverso i meccanismi previsti dal Regolamento IAS, per finanziare l’intera operazione, riconoscendo che il contenimento in Sicilia è un servizio di biosicurezza erogato a beneficio di tutto il continente.

Il destino della biodiversità e dell’agricoltura mediterranea pende sull’esito della battaglia siciliana. La formica “invincibile” può essere fermata, ma solo se le risorse e la volontà politica vengono allineate alla gravità della minaccia.

Roberto Greco

Ultimi Articoli