Era l’8 ottobre 2001 quando, all’aeroporto di Milano Linate, due aerei entrarono in collisione sulla pista avvolta dalla nebbia. Oggi quella storia è un docufilm
A ventiquattro anni dal disastro di Linate del 2001, il film documentario “La Memoria e il Debito” di Francesca La Mantia e Massimiliano Napoli, registi e sceneggiatori del docufilm, arriva a Bagheria, al Cinema Excelsior.
Un racconto che trasforma il dolore in memoria condivisa e invita a non dimenticare quella mattina nebbiosa che cambiò per sempre la storia dell’aviazione italiana.
Ci sono ricordi che non si spengono, che restano impressi come ferite collettive. Ricordare non è solo un atto di pietà, ma un gesto di coscienza. Ventiquattro anni dopo la tragedia di Linate, quella mattina dell’8 ottobre 2001 continua a parlare al Paese, chiedendo di non dimenticare e di riflettere sulle responsabilità che trasformano gli errori in tragedie.
Noi de l’altroparlante eravamo presenti, a Bagheria, durante la conferenza stampa di presentazione del docufilm per raccogliere le emozioni del pubblico e le parole dei registi, che hanno voluto trasformare il dolore in consapevolezza collettiva.
Il docufilm “La Memoria e il Debito” racconta la tragedia di Linate
Il docufilm La Memoria e il Debito – Linate, 8 ottobre 2001 intreccia testimonianze e ricordi per ricostruire la più grave tragedia dell’aviazione civile italiana.
Prodotto da Piero De Vecchi per Deneb Media, con la collaborazione di Bravagente Sound Agency, FilmService, Video Elf e Torrevado Studio, è stato realizzato grazie al contributo di centinaia di sostenitori attraverso la piattaforma Produzioni dal Basso.
Girato in 4K e della durata di 75 minuti, il film si distingue per la fotografia di Ugo Carlevaro e il montaggio di Walter Marocchi, che accompagnano la narrazione con un tono sobrio e rispettoso. Le musiche originali sono di Andrea Pestarino ed Enrico Della Sala per Bravagente Sound Agency.
Il libro “Non è colpa della nebbia”, da cui nasce il docufilm
Prima di realizzare il film, la regista Francesca La Mantia aveva pubblicato il libro “Non è colpa della nebbia – La tragedia di Linate narrata ai ragazzi” (Gribaudo Feltrinelli).
Un libro che racconta ai più giovani il disastro di Linate del 2001, spiegando con parole semplici quanto la memoria e la responsabilità siano strumenti fondamentali per capire il passato e costruire un futuro più consapevole.
Quel lavoro letterario è diventato la base narrativa del docufilm “La Memoria e il Debito”, in cui il dolore trova voce nel linguaggio del cinema e si trasforma in testimonianza collettiva.
Linate, 8 ottobre 2001: la mattina della tragedia
Erano le 8:10 dell’8 ottobre 2001 quando, all’aeroporto di Milano Linate, due aerei entrarono in collisione sulla pista avvolta dalla nebbia.
Morirono 118 persone tra passeggeri, membri d’equipaggio e lavoratori aeroportuali.
Un Cessna Citation CJ2, immatricolato D-IEVX e diretto in Lussemburgo, entrò per errore nella pista principale, dove un MD-87 della Scandinavian Airlines (SAS), registrato SE-DMA, stava decollando per Copenaghen.
L’impatto fu devastante: il Cessna esplose all’istante e il jet della SAS, danneggiato in modo irreparabile, si schiantò contro un edificio dello smistamento bagagli, provocando un incendio che divorò tutto.
Le operazioni di soccorso furono rallentate dalla fitta nebbia, e l’incendio non lasciò scampo agli occupanti di entrambi gli aerei né ai lavoratori che si trovavano nell’edificio.
Solo Pasquale Padovano, addetto al deposito bagagli, sopravvisse con ustioni gravissime sull’85% del corpo.
Nel docufilm La Memoria e il Debito, la sua testimonianza è centrale.
Il disastro avvenne meno di un mese dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e il giorno successivo all’inizio della guerra in Afghanistan, motivo per cui in un primo momento si ipotizzò un attentato terroristico.
Le indagini successive dimostrarono che si trattò invece di un incidente dovuto a gravi carenze strutturali dell’aeroporto di Linate: segnaletica vecchia e non a norma, radar di terra non operativo e sistemi di allarme disattivati.
Le inchieste rivelarono anche che appena 24 ore prima della tragedia si era sfiorato un incidente identico e che, in media, una volta alla settimana un aereo entrava per errore nella pista principale di Linate per le stesse cause.
Dopo il disastro, l’intero scalo milanese fu oggetto di una profonda ristrutturazione e messa in sicurezza.
Le indagini e le responsabilità del disastro di Linate
Le indagini giudiziarie e amministrative e il lungo processo aperto a Milano nel 2002 e concluso nel 2008 portarono alla condanna di dirigenti e funzionari di SEA, ENAV ed ENAC, riconosciuti colpevoli di omissioni nella gestione della sicurezza aeroportuale.
Le sentenze introdussero anche il concetto di “danno da coscienza premorte”, riconoscendo la consapevolezza del dolore vissuto dalle vittime negli ultimi istanti di vita.
Dall’Anteo di Milano a Bagheria: la forza del ricordo
La prima proiezione del docufilm La Memoria e il Debito – Linate, 8 ottobre 2001 si è tenuta all’Anteo di Milano, proprio il giorno dell’anniversario, davanti ai familiari delle vittime e a un pubblico commosso.
A Bagheria la stessa emozione si è rinnovata. La sala del Cinema Excelsior ha accolto il film come un vero atto di memoria civile.
In sala regnava un silenzio profondo, carico di rispetto, mentre scorrevano le immagini della tragedia e le parole dei testimoni.
Parole strazianti, come un pugno allo stomaco: “non era possibile morire in questo modo”.
Un dolore composto, che non cerca pietà ma responsabilità.
Tutto il film nasce da un gesto di consapevolezza, da quella frase che risuona come un monito: “bastava così poco perché non succedesse”.
La Memoria e il Debito è nato per restituire voce e dignità a chi non c’è più.
Così la memoria, la forza del ricordo, diventa non solo manifestazione del dolore, ma anche impegno concreto perché tragedie come quella di Linate non accadano mai più.
Qualcuno dei testimoni, durante la proiezione, ha ricordato una frase semplice e profonda: “saremo giudicati nell’amore”.
E forse è proprio questo il senso più vero del film: la memoria viva della tragedia è, in sé, un atto d’amore per chi non può più parlare.
Dorotea Rizzo