Non solo sette: i nuovi movimenti religiosi in Sicilia

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Continua la serie di approfondimenti de l’altroparlante dedicata al tema delle sette e dei nuovi movimenti religiosi

La Sicilia resta, ancora oggi, una terra fertile per la nascita e la dissoluzione di decine di realtà: santoni che promettono guarigioni miracolose, gruppi misterici che isolano e sfruttano i propri adepti, movimenti che offrono vie spirituali alternative a chi cerca risposte diverse rispetto alle religioni tradizionali. Al di là dell’insindacabile libertà di ciascuno di scegliere il proprio percorso interiore, vi sono aspetti di questi fenomeni che destano preoccupazione, specie quando sfociano in manipolazioni psicologiche o comportamenti criminali.
Dalla leggendaria Abbazia di Thelema a Cefalù alle nuove istituzioni pseudo-religiose internazionali, emergono dinamiche ricorrenti, metodi di reclutamento e obiettivi che spesso si intrecciano con logiche di potere e interesse materiale.

Ne abbiamo parlato con il professor Tullio Di Fiore, docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” e presidente del GRIS Sicilia – Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa.

Prof. Tullio Di Fiore
Prof. Tullio Di Fiore
Professore, partiamo da una domanda generale: qual è oggi la situazione in Sicilia rispetto alle nuove realtà religiose?

«Intanto, preferirei non usare il termine “setta”, perché in ambito giornalistico o inchiestistico assume spesso una connotazione negativa o allarmistica, legata a fenomeni devianti o criminali, come il satanismo. È più corretto parlare di “fenomeni religiosi contemporanei”. Nel mio corso universitario, ad esempio, li definiamo così: “fenomeni religiosi contemporanei”, includendo tutte quelle realtà che si distaccano dalle grandi tradizioni e che si sono sviluppate soprattutto nel secondo dopoguerra. Questo termine consente di studiare il fenomeno senza offendere nessuno e di mantenere una visione più ampia e scientificamente neutrale.»

La Sicilia è un crocevia di realtà diverse. Dal 2023 abbiamo attivato un centro di ascolto online che, in un anno e mezzo, ha raccolto circa tremila segnalazioni. Prima operavamo in presenza, con ricevimento e telefonate dirette, ma oggi il lavoro è quasi tutto online. La maggior parte delle chiamate riguarda fenomeni legati alla magia: fatture, maghi, stregoni, operatori che si muovono al confine tra la magia popolare e l’occultismo. Nel 90% dei casi non si tratta di un reale bisogno spirituale, ma di disagio o vulnerabilità. Solo un 10% viene indirizzato ai sacerdoti esorcisti, dopo un’analisi approfondita. Le richieste arrivano da tutta la Sicilia, ma anche da altre regioni e dall’estero.»

Ci sono gruppi o movimenti più diffusi di altri?

«Dal punto di vista religioso e misterico esistono realtà complesse e ben strutturate. In Sicilia è tornata forte la presenza dei Testimoni di Geova e si è verificata una crescita significativa delle chiese evangeliche. Esistono poi fenomeni magici o esoterici di tipo individuale, spesso legati a percorsi personali più che a gruppi organizzati.

Aleister Crowley
Aleister Crowley

Non abbiamo rilevazioni specifiche sul satanismo, anche se un punto simbolico rimane l’Abbazia di Thelema a Cefalù, fondata da Aleister Crowley: pur in rovina, è ancora meta di visitatori attratti da esperienze esoteriche. In crescita anche i gruppi d’ispirazione orientale e le pratiche pseudo-terapeutiche alternative, che diventano pericolose quando sostituiscono cure mediche tradizionali.»

Qual è il pericolo principale, se c’è, di queste “alternative”?

«Il rischio più grande è che chi vi si avvicina stia attraversando una crisi personale. “Crisi”, dal greco krinein, significa discernere, ma in quei momenti di fragilità ci si può affidare a persone o gruppi sbagliati. È in queste fasi che si diventa più vulnerabili al fascino di contesti che offrono accoglienza e ascolto, creando dipendenza emotiva. Il pericolo aumenta quando questi percorsi prevedono la sostituzione delle terapie tradizionali con “cure alternative” come cristalloterapia, reiki o fiori di Bach. In questi casi le conseguenze possono essere anche molto gravi.»

C’è anche un rischio sociale, oltre che individuale?

«Sì, perché molti gruppi utilizzano tecniche di condizionamento come il “love bombing” o il “fishing”, con l’obiettivo di isolare la persona dal proprio contesto familiare o amicale. Non sempre si tratta di soggetti psicologicamente deboli: la fragilità può colpire chiunque attraversi un momento difficile, un lutto, una crisi affettiva, la perdita del lavoro. L’isolamento arriva progressivamente, attraverso un processo che inizia in modo apparentemente innocuo.»

Come avviene oggi il reclutamento? È cambiato con l’avvento di internet?

«Molto. Fino a vent’anni fa c’erano volantinaggi, incontri pubblici, distribuzioni di libri. Oggi il reclutamento avviene prevalentemente online, sui social network o nei forum, spesso in modo invisibile. Parliamo dei cosiddetti “pellegrini in poltrona”: persone che cercano risposte spirituali restando davanti a uno schermo. Ma anche nel web vengono utilizzate tecniche di condizionamento mentale, come descritto da Steven Hassan nel libro “Mentalmente liberi”. Ogni gruppo però adotta modalità diverse, in base ai propri obiettivi.»

E quali sono, di solito, questi obiettivi?

«Dipende dal tipo di gruppo. I Testimoni di Geova, ad esempio, mirano alla conversione per la salvezza delle anime, secondo la loro dottrina. Altri gruppi hanno fini economici o la necessità di reclutare persone per attività interne. Nel caso dei gruppi satanici o pseudo-esoterici, invece, gli obiettivi possono essere legati al sesso, alla droga o ad attività illegali.

Spesso, però, ciò che muove i leader non è tanto il denaro, quanto il potere sulle persone. È un potere che non ha prezzo. Il “mago” o il “santone” a volte non chiede denaro: crea invece una forma di dipendenza psicologica e la vittima finisce per offrire spontaneamente denaro o beni. In Sicilia abbiamo avuto casi di questo tipo, con indagini e sequestri di patrimoni accumulati attraverso donazioni apparentemente “volontarie”.»

E i gruppi che si muovono solo online?

«È un campo nuovo e complesso. Esistono gruppi che operano esclusivamente sul web e che, in certi casi, sfociano nel crimine. Stiamo studiando questi fenomeni, ma è indispensabile la collaborazione con le Forze dell’ordine, perché nel web – e soprattutto nel dark web – il confine tra manipolazione e reato è molto sottile.

L’arrivo dell’intelligenza artificiale complica ulteriormente le cose: non sempre chi risponde dietro uno schermo è una persona reale. Oggi esiste già una “comunicazione invisibile” nelle chiese digitali, come analizzato dal sociologo Enzo Pace

Come ci si può difendere o aiutare chi è coinvolto in questi gruppi?

«Chi si trova già dentro il gruppo, nella maggior parte dei casi, non chiede aiuto. Sono i familiari – coniugi, genitori, figli – a farlo. Ma non è semplice intervenire, perché spesso la persona coinvolta non riconosce di essere manipolata. Serve un lavoro di rete, di ascolto, di pazienza. Bisogna conquistare la fiducia e accompagnare il soggetto a comprendere che quella scelta può essere dannosa.Il mio consiglio è sempre lo stesso: di fronte a nuove proposte, occorre prudenza. In venticinque anni di attività ho visto organizzazioni che si presentavano con facciate rispettabili, sotto sigle diverse o come associazioni culturali. Non ci sono trucchi infallibili per riconoscerle: servono prudenza, conoscenza e spirito critico

Samuele Arnone

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