Questa mattina a Piazza Verdi erano in tanti gli studenti che si sono ritrovati per ricordare Paolo Taormina, il giovane ucciso nella notte di sabato all’Olivella. La manifestazione ha attraversato le vie del centro per trasformare il dolore in una voce comune, forte e presente. Presenti tanti universitari e gli studenti delle scuole Medi, Nautico, Danilo Dolci, Einstein, Finocchiaro Aprile, Majorana, Duca degli Abruzzi, Almeyda, Benedetto Croce, Galilei, Piazza, Marco Polo, Meli, Cannizzaro e altre.

“Come studenti di Palermo, come giovani di questa città, – dichiara Antonino Graziano, studente universitario – abbiamo deciso di scendere in piazza per una tragedia che ha sconvolto tutti e ci ha portato ad essere presenti in tanti. La morte di un ragazzo di appena 21 anni, un nostro coetaneo, ci ha portato un forte senso di paura e smarrimento che ci porterà a reagire. In questi giorni è passata nella mente di tutti la domanda…. e se fosse toccato a me proprio nelle circostanze in cui è avvenuta a Paolo. Lui – prosegue Antonino – non cercava lo scontro non cercava la rissa. Sarebbe potuto capitare ad ognuno di noi. Siamo scesi anche in piazza per ribadire che la nostra città è di chi la ama e di chi vuole una città viva. Le proposte sono state tanti alcune di pancia, istintive. Si parla di militarizzare Palermo, si parla di fare un lavoro nelle periferie e nei quartieri. Ad oggi serve un lavoro congiunto che garantisca una sicurezza sia reale che percepita e d’altra parte che porti un risveglio socio culturale. I morti sono oggi e la sicurezza va garantita oggi. Va fatto anche un lavoro di prospettive. Abbiamo sentito spesso dire in questi giorni, è capitato un fatto sfortunato, è capitato nel momento e nel posto sbagliato. La verità è che Paolo stava lavorando ed era davanti la sua attività. I ragazzi di Monreale – prosegue Antonino – stavano festeggiando pochi mesi fa si trovavano alla festa del paese. Oggi il posto sbagliato è ovunque e qualsiasi momento sembra sbagliato. La risposta deve essere di carattere sociale e serve una programmazione strutturale”.
Secondo gli organizzatori, una città come Palermo che vuole davvero essere viva deve saper proteggere i suoi giovani, investire nei quartieri, nella scuola, nelle famiglie, nella cultura e nella sicurezza vera, quella che nasce dalla comunità e dal senso di responsabilità reciproca. Il corteo si è poi spostato a Palazzo Comitini dove una delegazione di studenti è stata accolta dall’assessore alle politiche giovanili Fabrizio Ferrandelli e dal consigliere comunale Ottavio Zacco al fine di concretizzare ciò le istituzioni possono e devono fare per evitare che si ripeta una tragedia simile. Tra i primi passi concreti condivisi, la costituzione della Consulta Giovanile Comunale, che consentirà di riunire tutti i giovani, studenti e giovani lavoratori della città e delle periferie, al fine di garantire un dialogo costante e strutturato con le istituzioni.
Fabio Gigante