Maranzano: “Giro armato perché Palermo è una città pericolosa”

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Mi ha umiliato – dice Maranzano – se l’è presa con me che non c’entravo niente e, siccome mi sono accorto che aveva mandato dei complimenti alla mia compagna sui social qualche mese fa, non ci ho visto più e l’ho colpito”. Sono queste le parole dette ai sostituti procuratori Maurizio Bonaccorso e Ornella Di Rienzo durante l’interrogatorio. Parole che, a fronte di versioni contraddittorie e dell’essersi avvalso della facoltà di non rispondere in relazione alle persone che erano con lui sabato notte, riaprono una scenario che sembrava, invece, molto chiaro nelle ore immediatamente successive all’omicidio.

Il Maranzano avrebbe riconosciuto nel Taormina il ragazzo che avrebbe “molestato”, a suo giudizio, la sua compagna sui social. Proprio lo stesso che si sarebbe permesso di “rimproverarlo” pur non avendo partecipato allo scontro davanti al locale. Lì avrebbe deciso di fargliela pagare.

Una nostra fonte ci ha confermato che, dall’analisi di quanto registrato dalle telecamere di sorveglianza, davanti a “O’ scrusciu” non si sarebbe svolta una vera e propria rissa. I video immortalano un gruppo di ragazzi che parlano davanti al locale. A un certo punto a uno di loro vengono dati un paio di schiaffi. Impauriti, e consci forse del possibile esito di quella che sembrava prodromico a una rissa, gli altri avventori si sono allontanati, spostando i tavolini. Solo in quel momento Paolo Taormina esce dal locale per riportare la calma davanti al locale. Maranzano, non coinvolto in quanto descritto, gli arriva alle spalle e lo colpisce alla nuca. Nel decreto di fermo, che richiama l’annotazione dei carabinieri della Compagnia di piazza Verdi, si legge che le immagini ricavate dalle telecamere di sorveglianza “hanno consentito di identificare l’esecutore materiale dell’omicidio di Paolo Taormina in Gaetano Maranzano”. Il quadro degli elementi “consente di ritenere con rassicurante grado di certezza che l’autore del fatto per cui si procede è da individuarsi nell’odierno indagato”, cioè Maranzano.

La Tac eseguita sul cadavere di Paolo Taormina ha confermato che il giovane è stato ucciso con un colpo di pistola. Circostanza che era stata ammessa dall’indagato, Gaetano Maranzano, fermato dai carabinieri. Nel corso della perquisizione, i carabinieri hanno sequestrato nell’abitazione dell’indagato “un giubbotto tipo piumino di colore nero marca Moncler, un paio di scarpe Alexander McQueen di colore bianco e nere, e un pantalone modello cargo in cotone di colore nero”. Maranzano ha inoltre consegnato “una pistola semiautomatica marca Sig con guanciole in legno”.

Si aprono quindi alcuni interrogativi. Chi è il giovane schiaffeggiato che potrebbe fornire elementi utili agli inquirenti? Chi sono gli amici cui fa riferimento il Maranzano durante l’interrogatorio e che ruolo anno avuto, se l’hanno avuto, in quanto accaduto? Queste risposte arriveranno solo con il prosieguo delle indagini. Si rimane in attesa degli esiti dell’autopsia.

In realtà l’elemento più inquietante di questa vicenda è che, quando i sostituti procuratori Bonaccorso e Di Rienzo hanno chiesto al Maranzano perché avesse con sé un’arma la risposta è stata “Giro armato perché Palermo è una città pericolosa”.

Roberto Greco

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