Si avvicina la Legge di Bilancio 2026 e crescono le attese dei contribuenti.
Ormai certa la riduzione dell’aliquota IRPEF intermedia dal 35% al 33%.
Sembra invece definitivamente accantonata – nonostante le pressioni di Forza Italia – l’ipotesi di estendere lo scaglione intermedio portando il tetto massimo da 50.000 a 60.000 euro, poiché la copertura finanziaria non lo consentirebbe.
Tra gli interventi più rilevanti, quelli relativi al sistema della riscossione. Il Governo punta a facilitare i pagamenti dei contribuenti in difficoltà, anche attraverso rateizzazioni più flessibili, e al tempo stesso a ridurre il cosiddetto “magazzino della riscossione”, che ammonta oggi a circa 1.300 miliardi di euro.
Si tratta di somme difficilmente recuperabili, poiché la maggior parte dei debitori risulta deceduta, fallita o nullatenente, oppure si tratta di società ormai cancellate dal registro delle imprese.
Secondo le stime ufficiali, solo il 7% dei crediti iscritti a ruolo può essere effettivamente riscosso.
Nel solco della riforma fiscale in corso e in attuazione del Decreto Legislativo n. 119 del 29 luglio 2024, la Legge di Bilancio 2026 dovrebbe prevedere:
- una nuova “rottamazione quinquies” delle cartelle, ma non generalizzata. Dovrebbero restare esclusi i crediti degli enti locali, quelli di modesto importo e i contribuenti che non hanno rispettato le precedenti rateizzazioni. La misura comporterebbe la cancellazione di sanzioni e interessi, la possibilità di pagare in 108 rate mensili (9 anni) e una rata minima di 50 euro;
- un saldo e stralcio parziale per i contribuenti in difficoltà economica, limitatamente a debiti di piccolo importo;
- la cancellazione automatica delle cartelle giudicate definitivamente irrecuperabili (ad esempio, per soggetti deceduti senza eredi o imprese fallite);
- una maggiore tolleranza nei pagamenti rateali, con la decadenza dai benefici che scatterebbe non più alla prima rata non versata, ma dopo otto rate.
Potrebbero essere prorogati per tutto il 2026 i bonus fiscali per le ristrutturazioni, con le aliquote attuali del 50% per la prima casa e del 36% per la seconda.
Sembra invece tramontata l’ipotesi di tassare gli extraprofitti delle banche, giudicata rischiosa per la stabilità dei mercati finanziari.
Nessuna novità, infine, sull’attesa estensione del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro di ricavi o compensi.
La misura richiederebbe non solo coperture economiche aggiuntive, ma anche una specifica autorizzazione da parte dell’Unione Europea.
Salvatore Forastieri