Dalla diagnosi di una malattia rara alla conversione a Lourdes, dai successi nello sport all’amore per Giuseppe Caruso.
Giusi Barraco ha 45 anni, ha una malattia rara, è in sedia a rotelle, ma ha reagito con fede. Ha vinto in più discipline vari premi, ora è anche sposata con Giuseppe Caruso (61 anni), con cui vive a Petrosino (TP).
Cara Giusi tu sei in sedia a rotelle, ci spieghi come mai?
«A tre anni è iniziato il mio calvario, avevo vari malesseri: vomito, diarrea, cadevo spesso, non riuscivo più a tenere gli oggetti tra le mie mani. Uno tsunami nella mia vita e nessuno capiva di cosa si trattasse. Mi hanno portato a fare un intervento a Mazara del Vallo per allungarmi le gambe, ma questo intervento lo hanno sbagliato, io già camminavo male, dopo l’intervento ebbi un forte peggioramento e camminavo ancora peggio. Verso gli undici anni all’ospedale Rizzoli di Bologna mi hanno fatto due interventi, uno alla gamba destra e uno alla gamba sinistra e hanno diagnosticato che avevo una malattia, ma non avevano la certezza. Dopo ho fatto tanti altri esami a Genova, a Bologna con un dottore francese specializzato nelle mani. A 13 anni ero arrabbiata con il Signore perché lo pregavo e non accadeva nulla… Ho preso tutte le immaginette dei santi, della Madonna, di Cristo e le ho buttate per aria, dicendo Dio non esiste! Che gli ho fatto di male? Perché proprio a me?»
«Non uscivo più di casa, mi vergognavo, mi commiseravano: poverina tanto bella, combinata così. Mi sentivo diversa! Mio padre per farmi uscire di casa mi prese un motorino, uscivo con una mia amica, ma non scendevo mai dallo scooter (camminavo tutta storta) e mi nascondevo le mani, in poche parole non accettavo la mia situazione. A 17 anni una volontaria dell’Unitalsi Luigia mi propose di andare a Lourdes ma dissi no, prendendo tutte le scuse. Alla fine insistendo riuscì a strapparmi il sì… Davanti alla Madonna io che ero fredda, non pregavo più, incomincio a piangere e sentii una voce dentro di me che mi diceva: “Guardati intorno c’è chi sta peggio di te e tu stai buttando la tua vita”. In seguito accettai gli inviti di questi ragazzi a cantare e a stare con loro… Sono diventata una nuova Giusi, a Lourdes c’è stata la mia conversione. A 30 anni a Messina mi hanno diagnosticato la malattia rara Charcot Marie Tooth in forma molto grave…»
Tutto questo non ti ha fermata, sei diventata campionessa in più discipline. Che ruolo ha Gesù Cristo nella tua vita?
«Sempre a 30 anni comincio a fare nuoto, avevo mille paure, ma l’allenatore ha creduto in me e così è iniziato il mio percorso sportivo. Facevo dorso e a ogni bracciata dicevo Gesù e Maria lo faccio per voi, pregavo in acqua in continuazione. Nella prima gara regionale credevo di essere arrivata ultima, invece sono arrivata seconda! A 33 anni sono diventata campionessa italiana, per 5 anni ho fatto un percorso agonistico nel nuoto e poi ho smesso; avevo un sogno, di ballare in carrozzina, ma mi prendevano per pazza. A 38 anni andai alla scuola di ballo Dancing for a Dream di Mario e Sara di Castelvetrano che mi ha aperto le porte per ballare in carrozzina… Nel 2022 è arrivato il ballerino Giovanni e ho partecipato alle prime gare regionali, poi le nazionali e poi mi sono qualificata per i campionati internazionali di Oristano classificandomi al secondo posto; ora attendo di partecipare ai prossimi mondiali in Slovacchia a novembre. Con la danza mi sento libera, è la mia vita, dimentico tutti i dolori, le paure, sento solo gioia. Prima di entrare in gara prego e chiedo lo Spirito Santo, mi definisco “La Farfalla di Gesù”.»
Ho visto un rapporto speciale con tuo marito, mi spieghi?
«Ci siamo conosciuti con mio marito, Giuseppe Caruso, ad un pranzo dell’Unitalsi l’11 dicembre del 2017, a cui nessuno dei due doveva andare. Al pranzo eravamo seduti a due tavoli non molto lontani, mi ha cominciato a guardare in maniera insistente… Poi ci siamo incontrati e lui mi confessò che appena mi aveva visto gli era apparso il sole! Ma io ero diffidente “cosa vuoi da me?”, gli chiesi in maniera brusca. Lui mi rispose “voglio solo conoscerti, iniziamo un’amicizia”. Dopo qualche mese abbiamo cominciato a vederci e sentirci, questo rapporto si nutriva e piano piano, dentro di me, cresceva l’amore per lui. Insomma…alla fine ci siamo sposati (13 maggio 2018 al Comune di Marsala) e lui è la mia vita! A volte gli dico “Hai preso il pacco completo, quando sto male e non si dorme la notte perché piango per i dolori”. Lui mi risponde: “Non mi interessa, ti ho presa con tutti i problemi, con tutto quello che c’è intorno, ti amo!”»
Riccardo Rossi