Dopo la ferita di Ramstein nel 1988, in cui due velivoli della Frecce Tricolori precipitarono in fiamme sulla pista causando 67 vittime e 346 feriti tra gli spettatori, la vicinanza della gente alla Pattuglia Acrobatica Nazionale prese corpo nella costituzione dei “Club Frecce Tricolori” per promuovere e diffondere la passione per le Frecce e per sostenere l’Aeronautica Militare. In tutto il mondo i club sono 133 e il primo costituitosi in Sicilia è stato quello di Palermo, nel 1992.
L’altroparlante ha intervistato il presidente del 19° Club Frecce Tricolori – Palermo, l’arch. Michele Carrara, dirigente in pensione dell’Assessorato Regionale alle Infrastrutture e Trasporti e grande appassionato di volo. Come aviation reporter ha pubblicato diversi articoli su riviste specializzate nazionali e internazionali. Partecipa a manifestazioni aeronautiche ed esercitazioni in ambito NATO: Istres in Francia; Fairford in Inghilterra; Radom in Polonia e Anatolia Eagle 2025 in Turchia. Per conto della casa editrice Efestos, insieme a un’associazione di modellismo, ha scritto due libri su due esercitazioni aeree alle quali ha partecipato: Ramstein Flag 2024 e Iniochos 2025.
Qualche giorno fa l’Aeronautica Militare Italiana ha festeggiato presso la storica base di Rivolto, in Friuli Venezia Giulia, il 65° anniversario di costituzione della PAN, la Pattuglia Acrobatica Nazionale, meglio conosciuta come Frecce Tricolori. Cosa ha significato per voi appassionati di volo essere presenti a questa manifestazione?
“Sì, siamo partiti da Palermo con alcuni soci del Club. È stato un evento che ha visto la partecipazione di migliaia di appassionati, addetti ai lavori e pattuglie acrobatiche internazionali, che hanno trasformato la base di Rivolto in un punto di incontro per celebrare la storia, la tradizione e la passione per l’aviazione”.
Ci può spiegare cosa successe quel giorno a Ramstein?
“Le Frecce Tricolori il 28 agosto 1988, durante l’Airshow Flugtag nella base NATO di Ramstein in Germania, in occasione della conclusione della figura del “Cardioide”, dopo la salita verticale a diamante si divisero in due formazioni, una da cinque e una da quattro, con il solista in coda alla formazione. Mentre le due formazioni si divisero effettuando due looping e formando una grande mela, il solista continuò la sua salita in verticale. Ma qualcosa andò storto: il solista uscì dalla manovra prima del previsto e arrivò troppo veloce e troppo vicino alle due formazioni che effettuarono l’incrocio sopra la pista, determinando il disastro con lo scontro fra i tre MB-339. Ai comandi il ten. col. Ivo Nutarelli (Pony 10 della formazione), il ten. col. Mario Naldini (Pony 1, capo pattuglia) e il cap. Giorgio Alessio (Pony 2). Mentre i velivoli numero 1 e 2 piombarono in fiamme sulla pista, il numero 10 precipitò sul pubblico procurando 67 vittime e 346 feriti. Da quell’incidente furono riviste le misure di sicurezza, allontanando il pubblico dall’area delle esibizioni acrobatiche”.
Quale fu lo stato d’animo dei piloti e dello Stato Maggiore dell’Aeronautica nei giorni e nei mesi a seguire?
“Fu il più grave incidente della storia delle esibizioni acrobatiche. Potete immaginare come ci si potesse sentire in quei frangenti; fu un colpo al cuore per le Frecce Tricolori, la migliore tra le pattuglie acrobatiche del mondo, il fiore all’occhiello dell’Italia. Innanzitutto ai Club andò il merito di aver contribuito a ridare fiducia ai piloti delle Frecce – precisa il presidente Carrara – che in quella sciagura avevano subito gli attacchi strumentali di alcuni politici e giornalisti che volevano la chiusura definitiva del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico. Dalle polemiche lo Stato Maggiore si difese rivendicando le “tradizioni del cielo” e la necessità, ai fini dell’addestramento e degli impieghi militari, di esplorare il limite dell’uomo e delle macchine”.
Che attività svolgono i Club Frecce Tricolori?
“I Club sono riconosciuti dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica – continua Carrara – pertanto viene data la possibilità di visitare le basi aeree e i gruppi volo delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. In questo modo abbiamo la possibilità di stare a fianco dei piloti e dei loro velivoli. In questi anni, oltre ad organizzare uscite collettive, eventi e cene sociali volte a riaccendere la passione dei nuovi e vecchi soci, abbiamo girato in lungo e in largo molte basi aeree nel territorio italiano e all’estero, in particolare a Fairford in Inghilterra al Royal International Air Tattoo e all’Axalp, la famosa esercitazione di tiro dell’Aeronautica militare svizzera”.
Al club sono iscritti tutti gli appassionati di volo e non, dai 14 anni in su.
“Esatto. Per alcuni l’attività del club è stata da stimolo per conseguire la laurea in Ingegneria Aeronautica”.
Presidente Carrara, in Italia sono nati tantissimi Club. Ne esistono anche all’estero?
“Assolutamente sì, alcuni si trovano in Austria, Germania, Canada, Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Principato di Monaco e in Australia. Proprio in Australia, in occasione di un mio recente viaggio e venendo a conoscenza della costituzione dell’88° Club Frecce Tricolori di Melbourne, dove risiede una grande comunità di italiani, ho stretto un gemellaggio alla presenza del presidente, John Acciarito, e del tesoriere, Giovanni Eusabella, emigrati da tanti anni e originari di Troina. L’occasione – conclude il presidente – è stata anche la commemorazione della trasvolata, da parte di Francesco De Pinedo, nel 1925, dall’Italia a Melbourne e precisamente a Saint Kilda, con ritorno attraverso il Giappone a bordo di un idrovolante Savoia–Marchetti S-16 ter, sorvolando le coste di tre continenti per un totale di 55 mila chilometri in 370 ore”.
Possiamo dire che il principio dei Club è di conservare vivo lo spirito e le tradizioni dell’Aeronautica Militare, esaltando nella gente l’affetto e l’ammirazione per le Frecce Tricolori, indicate come la miglior Pattuglia Acrobatica Nazionale.