Lo stadio di Palermo non è mai stato fornito di un vero settore per disabili. Dopo
tantissimi anni, oltre trentacinque, dall’ultimo restauro dell’ex “Favorita” il livello medio di cultura generale a Palermo è certamente molto più elevato. Notevolmente più elevate sono anche la percezione e la sensibilità nel considerare le necessità di chi, pur volendo e avendone tutti i diritti, per cause indipendenti dalla propria volontà è costretto tutti i giorni a dover vivere la propria città, le proprie attività e perfino le proprie passioni un gradino sotto agli altri. E allora ci si chiede lecitamente il perché, a fronte di tutto ciò, molte decisioni continuino a non voler essere prese.
Il cuore di Palermo batte forte per la sua squadra di calcio cittadina e lo fa anche dal proprio stadio: il Renzo Barbera. Ma mentre ci si proietta verso il futuro grazie a un’alleanza tra City Football Group e Comune di Palermo per ospitare gli Europei del 2032, c’è una ferita che continua a sanguinare; una storia di promesse non mantenute e di dignità negate che si trascina da troppo tempo.
È una storia di lotte, quelle portate avanti da quasi vent’anni da un guerriero silenzioso, Giovanni “Johnny” Cupidi. Un attivista instancabile, che con la forza delle sue parole e la resilienza del suo spirito ha provato a smuovere le coscienze, a far sentire la voce di chi, da decenni, è costretto a vivere la passione rosanero dietro una vetrata.
Parliamo dei tifosi disabili in sedia a rotelle, stipati in una postazione precaria sotto la tribuna centrale. Non è solo una questione di visibilità negata, di un campo che si vede solo a metà bensì di una dignità calpestata: esposti al freddo, alla pioggia e a un’indifferenza che fa più male di ogni intemperia, i tifosi in carrozzina continuano a rispondere “presente” alle gesta dei propri beniamini in silenzio, senza protestare, riuscendo a trovare il meglio anche da questa situazione assolutamente non consona alla loro passione.
Sei anni fa, la speranza si era riaccesa. Dalla società, per bocca dell’allora proprietario del Palermo F.C. Dario Mirri, arrivò la promessa di una sistemazione degna. Ma il tempo è passato, le promesse sono svanite e nulla di concreto è stato fatto.
Con un passaggio societario sulle spalle che ha irrobustito le fondamenta del Palermo calcio e svariati avvicendamenti tra le fila delle cariche più rappresentative in seno al Comune di Palermo, neppure il sopralluogo del 2023, nel corso del quale si erano individuate le modifiche necessarie da apportare allo stadio Barbera, è riuscito a scuotere l’immobilismo che avvolge questa vicenda.
Fa riflettere, e stringe il cuore, pensare che il Manchester City, club principe della stessa proprietà del Palermo, abbia uno degli stadi più all’avanguardia al mondo per l’accessibilità dei disabili mentre qui a Palermo sussista questo stato di cose. Una situazione che getta ombre su chi, nel capoluogo siciliano, non riesce a dare ai suoi tifosi forse più fragili la possibilità di vivere il sogno rosanero in una condizione di parità, anche a fronte di un investimento maggiore sul costo del biglietto.
La speranza è più un appello a non dimenticare che la vera inclusione non si fa con le parole, ma con i fatti. E che il calcio, quello che dovrebbe essere passione e appartenenza, non deve lasciare nessuno ai margini del campo, dietro ad una fredda lastra di vetro e di indifferenza.