Sono le imprese come quella compiuta da uomini come Ruggiero Giglio, lo scorso 26 agosto, a spiegarci quanto sia importante non mollare mai.
Il suo spirito, la sua verve, il suo entusiasmo contagioso spiegano ancor prima di apprendere la sua storia, i perché di chi non molla mai, riuscendo perfino a sentirsi un privilegiato nonostante la vita l’abbia messo così severamente alla prova.
C’è chi la vita la perde e chi la vita la conquista. C’è chi la subisce e chi la trasforma in un’avventura straordinaria. Ruggiero, un uomo che ha sfiorato la morte non una ma ben due volte, appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. La sua storia non è solo un racconto di resilienza, ma un inno alla forza di volontà, un’onda di energia che travolge e ispira.
Un incidente che è una rinascita
“A 19 anni ero morto. Due volte” racconta Ruggiero, con una calma disarmante. Era il 1993 quando un incidente ferroviario gli strappò le gambe, ma non l’anima. Trasferito in un ospedale di Messina con due certificati di morte già compilati, subì una serie di arresti cardiaci, l’ultimo dei quali proprio sotto i ferri. I chirurghi si arresero, ma un giovane medico, rimasto solo con lui, si rifiutò di mollare. “Se vuoi, ce la puoi fare!”, gli sussurrò scuotendolo. E la risposta, inaspettata e potente, arrivò da un corpo che tutti credevano ormai spento: “Ce la sto mettendo tutta!”.
Il suo cuore ricominciò a battere. Non più un lutto, ma una gioia immensa.
“Ero felice, anche su un letto d’ospedale e senza le mie gambe. Ero felice perché da morto ero tornato in vita!” rivela Ruggiero, che da quel momento scelse di vivere ogni giorno come un’opportunità e non come una sofferenza.
Le sfide, le cadute e le nuove partenze
Ruggiero è un fiume in piena che racconta la sua storia alternando momenti toccanti e sana, positiva ironia. Parla delle relazioni finite, del matrimonio naufragato, e poi dell’amore che ha trovato 18 anni fa, quello che gli ha donato uno splendido bambino di quattro anni e mezzo. Proprio per lui, ha deciso di smettere di fumare, scoprendo un nuovo mondo: quello del nuoto.
“Credevo di saper nuotare, ma in realtà sapevo solo galleggiare”, dice ridendo. L’acqua, che per molti disabili rappresenta un ostacolo, per Ruggiero diventa un’alleata. Un’opportunità di riscatto che si materializza quando, dopo aver sentito parlare di un evento per atleti paralimpici, lancia l’idea che gli cambierà la vita: “Faccio la traversata dello Stretto di Messina!”.
La traversata impossibile: un trionfo di coraggio
L’idea, senza alcuna preparazione, rappresentava pura audacia, quasi un velo di sana follia. “È nella mia natura. Io dico sempre che se voglio, posso spostare le montagne“, spiega con la semplicità di chi sa che la forza non è nei muscoli, ma nel cuore.
Un infortunio alla spalla rischia di fermarlo, ma ancora una volta Ruggiero si affida a una terapia sperimentale. Poi l’incontro che gli dà la spinta definitiva: un medico sportivo che lo visita e gli dice, con un’assoluta certezza: “Tu hai il fisico da sportivo” e lui si convince: “Falla e basta!”.
A quel punto, manca solo un compagno d’avventura. Ruggiero contatta un amico, Achille Curcio, che lo segue nei tour di Jovanotti. La risposta di Achille risuona come un motto: “Ok Ruggiero, andiamo a fare la storia!”.
E così, contro ogni aspettativa, in un martedì di forti correnti che rischiavano di far annullare la traversata, Ruggiero si tuffa. Tre chilometri e mezzo di mare che per lui diventano quasi quattro, affrontati senza sosta. Il tempo? Solo un’ora e ventisette minuti.
“Ho nuotato poco ma ho nuotato bene”, commenta lui, dimostrando che non è la quantità, ma la qualità a fare la differenza. L’emozione è così forte che Achille, a bordo della barca di supporto, fa ben due dirette Facebook per mostrare a tutti che l’impossibile sta diventando realtà. Ma Ruggiero stupisce ancora: con una punta di dispiacere racconta la delusione di chi non si è neppure imbattuto in uno squalo, in un delfino o addirittura in una balena perché gli sarebbe piaciuto farci un selfie!
Un messaggio di speranza
Oggi Ruggiero non si ferma. Sta già pensando alla prossima sfida: nuotare per 10 chilometri a Milazzo, non per una gara, ma solo per il gusto di farlo. E poi sogna di lanciarsi con un parapendio.
Ma la sua missione più grande è un’altra: “Mi farebbe piacere che altre persone con disabilità si potessero ispirare alla mia storia”, confessa, sottolineando il ruolo cruciale dello sport.
“Lo sport aiuta a riempire un po’ di quel vuoto lasciato dalla disabilità”, afferma Ruggiero, “ma serve anche a tutte le persone ‘normali’ per staccare dalla routine quotidiana e scaricare le tensioni. Ti regala soddisfazioni e ti arricchisce“.
La storia di Ruggiero ci insegna che non ci sono limiti, solo punti di partenza. Che la vita può cambiare in un istante, ma che siamo noi a decidere se farla finire o farla ricominciare. E che la vera forza non è nel corpo, ma nella mente, nel coraggio di dire a sé stessi, anche quando tutto sembra perduto: “Ce la sto mettendo tutta!”.