“L’accessibilità è per tutti”: Intervista a Dario Scarpati

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«Io non parlo mai di disabilità- esordisce Dario Scarpati-, ma di accessibilità. Perché riguarda tutti: non solo chi ha una disabilità certificata, ma anche chi non possiede gli strumenti per comprendere un linguaggio. Un ingegnere davanti a una mostra archeologica può sentirsi spaesato, proprio come un detenuto o un migrante appena arrivato.»

Dario Scarpati, archeologo di formazione, inizia il suo percorso nel 1990 con il servizio civile come operatore per persone con disabilità in una casa famiglia. Da lì prende vita un lavoro che unisce archeologia, musei e inclusione sociale. «Ho cominciato a sperimentare con i ragazzi attraverso l’archeologia e i musei. Il passaggio ai progetti di musealizzazione accessibile è stato naturale: i musei sono luoghi che conosco bene e che sento miei.»

Con la collega Brignone ha realizzato a Piana degli Albanesi un museo completamente accessibile e oggi lavora anche a Petralia Soprana per aprirlo a persone non vedenti, sorde e con difficoltà cognitive, a cui si dedica particolare attenzione . 

Scarpati parla di “archeologia sperimentale con, e non per, persone con disabilità”: «Non impongo attività. Parto da un’idea e la condivido. Da numismatico, ad esempio, ho chiesto ai ragazzi di scegliere una moneta: lo hanno fatto liberamente e da lì è nato il percorso. Sono i ragazzi stessi a indicarmi la strada. A volte scelgono oggetti imperfetti, come scorie di fusione o ceramiche venute male, che però li attraggono più dei reperti preziosi. Da loro ho imparato lentezza e fiducia.»

Il suo impegno non si limita ai musei. Con il progetto “Fatti un giro bellezza” ha portato reperti archeologici in contesti inconsueti come ospedali e carceri minorili, aprendo così la strada poi al teatro: «Il teatro è entrato quasi per caso nella mia vita nel 2008, anche se era una passione che coltivavo fin da ragazzo. Dal 2014 ho iniziato a lavorare stabilmente nei teatri siciliani, prima da solo e poi con “La Compagnia in Valigia”: prima al carcere Pagliarelli e poi al Malaspina, dove ancora oggi cerchiamo di portare i ragazzi in scena, come abbiamo fatto lo scorso anno…»

Quest’anno Scarpati è anche impegnato in un progetto europeo sul “Teatro dell’Oppresso”, metodo teatrale sviluppato negli anni 60 in Brasile: «Serve a mettere le persone di fronte alla realtà e a condividere le difficoltà. Museo e teatro sono in continuità: entrambi aprono spazi di libertà e di espressione.»

Dal 2007 al 2017 ha coordinato la Commissione “Accessibilità museale” di ICOM – Italia e, dallo scorso anno, fa parte del Comitato tecnico scientifico di AIEM (associazione italiana educatori museali) accanto a esperti di pedagogia e mediazione culturale. Eppure resta una nota critica: «A livello sperimentale siamo bravi- ci spiega Scarpati -, ma nel quotidiano arranchiamo. Il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche esiste, ma è debole e poco applicato. Mi piacerebbe che ci fosse un obbligo vero.»

Intanto, oltre ai progetti scientifici e sociali, Scarpati continua anche l’attività artistica teatrale: a maggio ha recitato a Monreale in “Alice nel paese delle meraviglie” con l’associazione “Convivi Autismo APS” insieme a “La compagnia in valigia”, mentre a luglio ha partecipato con “La compagnia in Valigia – nati due volte” alla commedia “Road to Broadway”. E conclude con una convinzione che è insieme un principio e una sfida: «Un museo non è un museo se non è per tutti.»

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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