Antonella Giostra tra le finaliste del “Premio GammaDonna 2025”

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Premio GammaDonnaAntonella Giostra, voce siciliana tra le finaliste del “Premio GammaDonna 2025”

Il “Premio GammaDonna 2025”, che si svolge a Torino, celebra le donne che stanno trasformando il modo di fare impresa in Italia. Da oltre vent’anni, questo riconoscimento porta alla luce storie di imprenditrici capaci di innovare, creare impatto sociale, affrontare sfide complesse con visione e concretezza.

Tra le 50 protagoniste di quest’anno ci sono anche diverse donne siciliane, impegnate in progetti che uniscono tecnologia, inclusione e sviluppo territoriale. Un segnale importante, che dimostra come l’innovazione possa nascere ovunque e spesso fiorisca proprio nei territori meno rappresentati. Tra queste donne sarà selezionata la sestina finalista che salirà sul palco il 4 novembre a “Palazzo Madama”, nell’ambito del calendario ufficiale di “Torino Capitale Europea dell’Innovazione 2024–2025”.

Alla guida dell’iniziativa c’è Valentina Parenti, fondatrice dell’associazione “GammaDonna” e direttrice del Premio, che da oltre due decenni lavora per rendere visibili nuovi modelli di leadership femminile, superando stereotipi e promuovendo chi innova con strumenti diversi da quelli tradizionali. Ma i numeri, ancora oggi, raccontano un divario. In Italia, meno del 15% delle startup innovative è guidato da donne, e solo un’impresa su cinque nasce da una fondatrice. Il “Global Gender Gap Report 2025” del “World Economic Forum” segnala l’arretramento dell’Italia nella classifica mondiale sulla parità economica di genere: il nostro Paese è sceso al 117° posto per partecipazione femminile al mondo del lavoro. Secondo dati MIMIT e Banca d’Italia, le imprese femminili ricevono meno investimenti, frenate da bias inconsci e da una minore patrimonializzazione iniziale, anche a parità di risultati. In questo contesto, le FAB50 del “Premio Gamma Donna” rappresentano un’eccezione luminosa. Donne che guidano imprese capaci di generare impatto economico, ambientale e sociale, attraverso modelli rigenerativi, inclusivi, ad alto contenuto tecnologico, ma con uno sguardo profondamente umano.

Abbiamo intervistato Antonella Giostra, una delle imprenditrici siciliane premiate. CEO della startup “Lemon Tree”, è la fondatrice del progetto digitale “CheScuola?!”, nato per orientare le famiglie nel mondo dell’educazione e dare visibilità alle realtà scolastiche che operano con qualità ma spesso restano invisibili.

«Abbiamo creato CheScuola?! per non lasciare nessuna famiglia da sola»

Intervista ad Antonella Giostra

Antonella, com’è nata l’idea di CheScuola?!

“Tutto è cominciato da una ricerca personale. Come madre, un giorno ho iniziato a cercare online un asilo. Pensavo fosse una cosa semplice, ma mi sono trovata in un labirinto: informazioni frammentate, criteri poco chiari, una comunicazione spesso vecchia o assente. Ho capito subito che non era solo un mio problema. Così è nata l’idea di CheScuola?!, un portale dove le famiglie possano trovare in modo chiaro e accessibile tutte le proposte educative presenti sul territorio”.

Il tuo percorso di studi è molto tecnico. Come ti ha aiutato in questo progetto?

“Mi sono laureata in Fisica, ho lavorato come esperta di fisica medica, ho competenze da programmatrice e insegno matematica e fisica. Questo mi ha dato strumenti pratici: capacità di analisi, progettazione, problem solving. La parte tecnica del portale l’ho seguita fin dall’inizio, ma quello che ha fatto davvero la differenza è stata l’esperienza educativa diretta, come madre, come docente e come cittadina”.

A chi si rivolge oggi CheScuola?!

“Principalmente alle famiglie che cercano orientamento scolastico, ma anche alle scuole. Perché molte realtà educative — anche piccole, anche in periferia — portano avanti progetti di grande valore: laboratori inclusivi, didattica all’aperto, classi multiculturali, percorsi per studenti fragili. Il problema è che non sanno come comunicarlo. Noi proviamo a costruire una rete, non una vetrina. Non vendiamo pubblicità, diamo strumenti utili a chi lavora nella scuola”.

Come funziona concretamente il portale?

“Ogni scuola o struttura educativa può avere una pagina con tutte le informazioni fondamentali: cosa offre, quali sono gli orari, come contattarla, foto, attività, approccio didattico. Il genitore può cercare in base alla zona, all’età del figlio, al tipo di metodo. Tutto è geolocalizzato, aggiornabile in autonomia e facilmente accessibile. L’idea è: meno burocrazia, più orientamento”.

Nel progetto c’è anche una forte componente culturale, non solo tecnologica.

“Sì. L’innovazione per me non è solo tecnica: è anche e soprattutto culturale. Significa ripensare come ci relazioniamo con la scuola, come mettiamo in comunicazione famiglie e istituzioni. Noi proviamo a valorizzare relazioni sane, fiducia reciproca e partecipazione. Non vogliamo che la scuola sia solo un servizio da “scegliere”. Vogliamo che sia una comunità che si racconta”.

Hai parlato di una rete di donne che ha costruito questo progetto. Puoi raccontare meglio?

“Siamo un gruppo di donne con esperienze diverse, molte delle quali hanno vissuto la maternità non come limite, ma come spinta. C’è chi viene dal mondo educativo, chi dall’informatica, chi dalla comunicazione. Abbiamo trasformato la cura — spesso invisibile — in competenza professionale. ˈLemon Treeˈ, la startup che ho fondato, si basa proprio su questo: trasformare la maternità in valore, la cura in impresa, le relazioni in innovazione sociale”.

Come vivi il fatto di essere una donna in un contesto imprenditoriale?

“Non ho vissuto episodi di discriminazione diretta, ma ho notato spesso differenze nei linguaggi. L’impresa viene ancora raccontata con toni molto competitivi, orientati solo al profitto. Le donne, in generale, portano visioni più collettive, attente all’impatto. Il Premio ˈGammaDonnaˈ per me rappresenta proprio questo: la conferma che si può fare impresa anche in altri modi, puntando su ascolto, utilità sociale e collaborazione”.

Hai avuto mentori o figure che ti hanno ispirata in questo percorso?

“Sì, i miei genitori. Non erano imprenditori, ma mi hanno trasmesso un principio fondamentale: se c’è un problema, non lamentarti — cerca una soluzione. Non li chiamerei “mentori” in senso classico, ma sono stati un riferimento quotidiano. Mi hanno insegnato concretezza, sobrietà, il valore delle piccole cose fatte bene”.

Come immagini il futuro di CheScuola?!

“Vorrei che diventasse una rete viva, nazionale, in grado di connettere scuole virtuose, anche piccole e periferiche. Vorrei che riuscissimo a raccontare anche quelle realtà che oggi restano nascoste. E mi piacerebbe coinvolgere anche i ragazzi: creare uno spazio dove possano raccontare la loro esperienza scolastica con le loro parole, i loro strumenti. Non solo durante l’open day, ma tutto l’anno. Vogliamo continuare a costruire spazi di dialogo tra famiglie, insegnanti, educatori. Se la tecnologia può aiutare in questo, bene. Ma da sola non basta”.

Il Premio “GammaDonna” non è solo un riconoscimento. È un’occasione per raccontare l’Italia che cambia, anche dal Sud. E quest’anno, con diverse imprenditrici siciliane tra le premiate, la conferma è chiara: innovare non è questione di geografia. È una questione di sguardo. E di coraggio. Il profilo delle 50 premiate è disponibile sul sito: https://www.gammadonna.it/

 

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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