Un binomio che fa tremare le scrivanie dei direttori generali e i bilanci delle aziende farmaceutiche: Payback e taglio del 5%. Mentre il 2026 entra nel vivo, il sistema sanitario nazionale (e quello siciliano in particolare) si trova a fare i conti con una manovra a tenaglia pensata per contenere la spesa pubblica, ma che rischia di generare un effetto boomerang sulla disponibilità dei farmaci salvavita.
La scure del 5%: perché i prezzi “bloccati” sono un rischio
La norma, reintrodotta per far fronte al disavanzo della spesa farmaceutica per acquisti diretti, impone una riduzione del 5% sul prezzo di rimborso dei farmaci a carico del SSN. Se sulla carta sembra un risparmio immediato per le casse della Regione Siciliana, emerge una realtà più complessa.
Il rischio concreto è il cosiddetto “delisting”: per molte molecole “mature” (ovvero fuori brevetto ma ancora essenziali, come certi antiepilettici o farmaci cardiovascolari), il margine di profitto è già ridotto ai minimi termini. Un ulteriore taglio del 5% rende la produzione non più sostenibile. Il risultato? Le aziende smettono di commercializzare il prodotto in Italia, costringendo i medici a switch terapeutici d’emergenza o, peggio, lasciando il paziente senza la terapia abituale.
L’incubo Payback: il debito che blocca gli investimenti
Il Payback farmaceutico è il meccanismo per cui le aziende devono rimborsare allo Stato il 50% dello sforamento dei tetti di spesa regionali. In Sicilia, dove la gestione della spesa farmaceutica ospedaliera è da anni sotto la lente d’ingrandimento per il superamento dei budget, il contenzioso è diventato cronico.
Le aziende fornitrici degli ospedali siciliani si trovano a dover restituire cifre milionarie. Questo “clima di incertezza normativa” ha un impatto diretto sul territorio: meno investimenti in ricerca clinica nell’Isola e una minore propensione delle multinazionali a lanciare nuovi farmaci innovativi nei centri prescrittori siciliani.
L’allarme dei farmacisti ospedalieri
“Siamo tra l’incudine e il martello“, spiegano dalle farmacie ospedaliere dei grandi hub come il Civico di Palermo o il Cannizzaro di Catania. “Da un lato dobbiamo garantire il farmaco al paziente, dall’altro dobbiamo sottostare a tetti di spesa che spesso non tengono conto dell’aumento reale della domanda di salute e dell’invecchiamento della popolazione“.
Il taglio del 5% agisce come un segnale di stop per molte forniture. Quando un farmaco salvavita a basso costo sparisce dal mercato perché “non più remunerativo”, il sistema è costretto ad acquistare alternative più recenti e molto più costose, annullando di fatto il risparmio iniziale.
Verso una riforma della governance
Il 2026 segna il punto di non ritorno. Il Ministero e le Regioni stanno discutendo un superamento del Payback in favore di modelli di “Value-based pricing” (prezzo basato sul valore clinico) e accordi di condivisione del rischio. Per la Sicilia, una riforma della governance farmaceutica non è più rinviabile: serve un sistema che premi l’appropriatezza prescrittiva senza strangolare la catena di approvvigionamento dei farmaci che tengono in vita i cittadini.
Sonia Sabatino