Codice postale o codice fiscale? L’inaccettabile divario nei tempi di accesso ai farmaci salvavita

Mentre la ricerca scientifica corre, la burocrazia regionale cammina a passo d’uomo, creando un solco profondo tra i pazienti che risiedono nelle aree più efficienti e quelli che, per ottenere un farmaco innovativo e salvavita, devono attendere mesi, se non anni, oltre il limite stabilito

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Può sembrare impossibile ma troppo spesso il codice postale è più importante di quello fiscale. In Italia, il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione, ma la sua esecuzione pratica sembra dipendere sempre più dalla latitudine. E quindi dal codice postale. Mentre la ricerca scientifica corre, la burocrazia regionale cammina a passo d’uomo, creando un solco profondo tra i pazienti che risiedono nelle aree più efficienti e quelli che, per ottenere un farmaco innovativo e salvavita, devono attendere mesi, se non anni, oltre il limite stabilito.

L’odissea dei 424 giorni

Secondo gli ultimi dati di monitoraggio sull’accesso ai farmaci (WAIT Indicator), in Italia trascorrono in media 424 giorni tra l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’EMA e l’effettiva disponibilità per il paziente. Ma è nella scomposizione di questo dato che emerge l’anomalia italiana: una parte del ritardo è dovuta alla negoziazione nazionale AIFA, ma la vera “forca caudina” è rappresentata dai Prontuari Terapeutici Regionali (PTR).

In alcune Regioni, l’inserimento di una molecola salvavita (specialmente in oncologia o per le malattie rare) è quasi automatico; in altre, come spesso accade nel Mezzogiorno, il passaggio attraverso commissioni regionali e locali aggiunge dai 6 ai 10 mesi di attesa supplementare.

Focus Sicilia: il “tappo” dei prontuari e la scommessa del superamento dei ritardi

Se l’Italia viaggia a due velocità, la Sicilia sta provando faticosamente a innestare una marcia superiore per uscire dalla “zona grigia” dell’assistenza farmaceutica. Nell’isola, il tema assume contorni ancora più netti, segnati da una burocrazia che per anni ha rallentato l’arrivo delle molecole di ultima generazione al letto del paziente.

Il nodo del PTORS e la centralizzazione degli acquisti

Storicamente, la Sicilia ha sofferto per l’eccessiva frammentazione. Il PTORS (Prontuario Terapeutico Ospedaliero Regionale Siciliano) ha rappresentato spesso un secondo ostacolo dopo il via libera nazionale. Tuttavia, nel 2026, la Regione sta puntando sulla centralizzazione tramite la CUC (Centrale Unica di Committenza). L’obiettivo è chiaro: accorpare le gare d’acquisto per i farmaci salvavita, garantendo non solo un risparmio economico grazie ai volumi, ma soprattutto una velocità di distribuzione uniforme da Trapani a Messina.

Il paradosso delle ASP: disparità interne all’Isola

L’approfondimento di Insanitas rivela però una realtà a macchia di leopardo. Nonostante le direttive regionali, la velocità con cui un farmaco oncologico entra effettivamente nei reparti varia drasticamente tra un’ASP e l’altra. Nelle aree metropolitane di Palermo e Catania, i centri di eccellenza (come l’Ismett o il Garibaldi) riescono a garantire canali preferenziali per l’innovazione. Nelle province interne, invece, la carenza di personale amministrativo e farmacisti ospedalieri rallenta le procedure di immissione, costringendo i pazienti a trasferte forzate verso i capoluoghi.

Verso l’automatismo regionale

L’Assessorato alla Salute ha recentemente recepito le istanze delle associazioni oncologiche siciliane, promettendo un automatismo di recepimento: ogni farmaco approvato da AIFA con il requisito di “innovatività piena” dovrebbe entrare nei prontuari delle ASP siciliane entro 60 giorni, senza ulteriori passaggi valutativi.

È una sfida di civiltà“, commentano dai vertici di Piazza Ottavio Ziino. “La Sicilia non può più permettersi di essere la regione da cui si parte per curarsi, ma deve diventare la regione dove l’innovazione approda in tempo reale“. La strada è tracciata, ma il monitoraggio civico resta l’unica vera garanzia per i pazienti siciliani.

I “viaggi della speranza” del terzo millennio

Non si parte più solo per un intervento chirurgico d’eccellenza. Oggi il turismo sanitario è alimentato dalla disponibilità farmacologica. Un paziente siciliano o calabrese che necessita di un’immunoterapia di ultima generazione, non ancora recepita nel prontuario della propria regione per ragioni di budget o lentezza amministrativa, si vede costretto a rivolgersi a centri del Nord.

“È una migrazione silenziosa e dolorosa”, denunciano le associazioni dei pazienti. “È inaccettabile che un cittadino debba cambiare residenza o affrontare viaggi estenuanti per ottenere un farmaco che a 800 chilometri di distanza viene somministrato regolarmente”.

Il paradosso dei Fondi per gli Innovativi

Il paradosso è che le risorse esistono. Il Fondo per i Farmaci Innovativi (Oncologici e non) è una cassaforte centrale che dovrebbe garantire l’accesso immediato e uniforme. Tuttavia, la burocrazia locale spesso funge da tappo. Nel 2026, il dibattito si sposta sulla necessità di un automatismo nazionale: una volta che AIFA dichiara un farmaco “innovativo”, questo dovrebbe essere immediatamente disponibile in ogni corsia d’ospedale, dal Trentino alla Sicilia, bypassando le lungaggini regionali.

Verso un unico Prontuario Nazionale?

La proposta che rimbalza con forza nei corridoi di Agenas è il superamento dei prontuari regionali per i farmaci salvavita. L’obiettivo è centralizzare l’acquisto e la distribuzione delle molecole ad alto impatto clinico, garantendo che il tempo di accesso sia dettato solo dalla diagnosi medica e non dai tempi tecnici di una delibera di giunta. Fino ad allora, il diritto alla cura resterà, purtroppo, una questione di geografia.

Sonia Sabatino

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